martedì 30 novembre 2010

Bomba al cimitero

Non ho capito bene perchè ma mio babbo è andato al cimitero. Io mi sono accodato. Erano secoli che non si andava, nemmeno nelle feste comandate. Il ritornare sul luogo mi ha fatto realizzare quanto sia barbara come usanza. Portare fiori su un cadavere in putrefazione è lontano mille miglia dalla mia idea di ricordo e rispetto. Sul luogo si è fatto vivo persino mio zio, cassaintegrato che non rinuncia a spendere cifre stellari per comprare dei fiori da mettere su una tomba, fiori che nessuno apprezzerà, che nessuno guarderà e per cui nessuno dirà grazie. Quando morirò mi farò cremare. Anzi, per stare dalla parte del sicuro mi farò detonare. Provate a portarmi dei fiori adesso che sono sparso in pezzi tutt'attorno.

domenica 28 novembre 2010

L'omosessualità non può esistere

Lemma: Il sesso esiste senza l'amore.
Dimostrazione: Basta scrivere una qualsiasi parola su Google Immagini e controllare i risultati. Mediamente ogni pagina contiene un paio di immagini di porno più o meno pesante. Non c'è bisogno che lo spieghi io.

Lemma: L'amore esiste senza il sesso.
Dimostrazione: L'amore non corrisposto è l'esempio principale che può dimostrare la tesi. Inoltre esistono relazioni a distanza, uomini sposati senza pene, eccetera.

Teorema: L'omosessualità non esiste.
Dimostrazione: Innanzitutto si deve capire cosa si intende con omosessualità. Se si intende come l'amore di persone dello stesso genere, allora l'omosessualità esiste solo in modo apparente. Infatti l'amore viene dall'incontro di due anime che si riconoscono come affini e decidono che stanno troppo bene insieme per rimanere solo amici che si vedono una volta ogni tanto. Il sentimento forte dell'amore nasce quindi dalla conoscenza, è legato all'anima ed alla personalità. Il genere è una caretteristica fisica non legata alla personalità quindi non può influire. Se si intende come voglia di sesso fra persone dello stesso genere, allora l'omosessualità è un'assurdità. L'instinto animale porta al sesso per la generazione di discendenti ma nell'oggi questo non è assolutamente più vero. Oggi il sesso è moneta di scambio per modivi economici, carrieristici, goderecci, la gravidanza è l'effetto collaterare. In generale il sesso è solo strofinio di organi genitali per provare del piacere. Chiudiamo gli occhi. Lo strofinio avviene, non importa contro cosa. Uomini, donne, cuscini, gatti termosifoni. Così in ogni coppia a prescindere dal fatto che sia uomo e donna, uomo e uomo, donna e donna. C'è lo strofinio, non ci sono i figli. Non ci sono differenze di alcun tipo quindi l'omosessualità non esiste neanche nella componente sessuale. Se si considera l'omosessualità come un insieme di sesso ed amore, si veda quanto detto in precedenza e si faccia la somma. La tesi è dimostrata.

Corollario: L'eterosessualità non esiste.

lunedì 22 novembre 2010

Il tagliaerba

Nel posto nuovo dove mi sono trasferito ci sono una quindicina di casette. Ogni casetta ha un giardino quindi ci sono una quindicina di giardini. Nei giardini cresce l'erba (non nel mio, in questo caso l'erba di ogni mio vicino è più verde della mia visto che il mio giardino è privo di erba ovvero è terra). Quando l'erba cresce e si allunga troppo, ogni famiglia tira fuori il tagliaerba, uno strumento che taglia l'erba. Quindi ci sono una quindicina di tagliaerba. Possiamo dire che l'erba viene tagliata ogni due settimane. O almeno mediamente; nel mio giardino l'erba sarebbe tagliata molto più di rado. Sempre supponendo che ci sia erba nel mio giardino, cosa che non è. Comunque, quindici tagliaerba il cui utilizzo effettivo è, esageriamo, quattro ore al mese che si traduce in un centinaio di ore all'anno. In un anno ci sono 8760 ore (otto, sette, sei, non è curioso?). Significa che un tagliaerba rimane acceso per circa l'1,1415% del tempo (-,1415 come π, non è curioso?). Non so quanto sia il prezzo medio per portarsi a casa un tagliaerba e la pigrizia mi impone di non documentarmi. Quindi per me un tagliaerba costa X. Ovvero ogni famiglia ha speso X per portarsi a casa il tagliaerba. La fabbrica di tagliaerba si è incassata 15X ed è felice. Questo perchè l'economia è basata sul consumo estremo e sulla proprietà assoluta. Se il mio quartiere fosse intelligente, ma purtroppo è composto da umani, avrebbe fatto un ragionamento di questo tipo. Ogni famiglia paga un quindicesimo di X e si compra un solo tagliaerba che viene usato a turno. Questo investimento avrebbe un'efficienza molto migliore in quanto il tagliaerba rimarrebbe acceso per il 17,1232% del tempo (uno, due, tre, non è curioso?). Il degrado meccanico dovuto dal tempo inciderebbe in maniera minore sull'usura del tagliaerba. L'erba sarebbe ugualmente tagliata. Ogni famiglia avrebbe quattordici quindicesimi di X da spendere per altre cose. La fabbrica di tagliaerba avrebbe inquinato un quindicesimo, avrebbe raggiunto la sua quota produttiva in un quindicesimo del tempo e gli operai potevano occupare i quattordici quindicesimi del loro tempo per produrre altre cose, magari attrezzi da giardino o nanetti di gesso. Bam. Il sistema economico messo in ginocchio dal ragionamento logico. Provate a definire l'economia una scienza, adesso. Vediamo cosa mi ci posso pulire, con la vostra laurea in economia. Magari il tagliaerba.

mercoledì 3 novembre 2010

Opposizione passiva

Ora ho capito. Lo ammetto, pure io mi ero lasciato ingannare, ma ora si è fatto tutto chiaro. Più volte ci avevo pensato ma non credevo che la cosa potesse essere effettivamente attuabile e tantomento attuata e già in atto. Opposizione passiva, ecco come si chiama. Il Partito Democratico non sta vegetando, non è un etereo fantasma sullo sfondo del panorama politico e non è un covo di cadaveri. No, al contrario, è una tigre nella boscaglia, è l'aquila che controlla dall'altro, è una coppia d'occhi rossi nella notte. Osserva da lontano ma agisce, si avvicina, striscia e serpeggia. Mascherando il suo odore è la tigre che avanza. Senza un fruscio è l'aquila che perde quota. Aspetta il passo falso dell'avversario e ad ogni errore fa un piccolo, microscopico passo verso di lui, lento ed inesorabile. L'avversario ignaro crede di avere la situazione in pugno e non si rende conto che ogni suo passo è un nuovo metro percorso in direzione di una trappola letale. Inimicarsi l'intera popolazione omosessuale italiana è un errore grossolano, il predatore lo sfrutta ed avanta in silenzio. Aspetta che la preda si atterri da sola visto che di errori ne fa, e tanti, e quando sarà il momento ottimale la tigre balzerà e l'aquila pioverà giu dal cielo, il colpo di grazia inevitabile e mortale. La strategia perfetta per battere un avversario temibile come Berlusconi, l'opposizione l'ha capito e la sta attuando con determinazione. Così finalmente avverrà il cambiamento e l'opposizione giocherà il suo scacco matto contro Berlusconi come politico e come uomo. Tra circa ottocento anni.

martedì 19 ottobre 2010

Vendetta del popolo

Ci ho provato, davvero. Ci ho provato a non scriverne. Ma loro insistono, continuano, alimentano la mia voglia di dire qualcosa. La conclusione è palese da queste righe: hanno vinto sul mio autocontrollo. Sarah Scazzi. Mannaggia a lei. Tutta la gente che non la conosce ora la ama. Tutti ne parlano, ogni trasmissione televisiva, ogni giornale, ogni sito internet di informazione, ogni social network. C'è in ballo una riforma universitaria oscena, ma non è importante. Il governo è al limite del crollo, ma non è importante. La disoccupazione è ai massimi, ma non è importante. Esiste solo Sarah. Se non la facevano sparire quaranta giorni prima di tirarla fuori dal cilindro, questa Sarah non se la sarebbe cagata nessuno. E invece eccola qui, i telegiornali aumentano l'hype al massimo e quando avviene il prodigio (trovano il cadavere) è tutto uno scoppiare di lacrime, frasi dolci su Facebook, tributi in suo onore su YouTube. Sai che onore alla memoria, un video caricato su YouTube da uno sconosciuto. Grazie tante. E poi le minacce di morte allo zio, datelo al popolo, uccidetelo, impiccatelo, sì, perchè deve morire, perchè non rispetta la vita. Uccidiamo chi non rispetta la vita. Uccidiamo. Chi non rispetta la vita. Ci sono problemi nelle implicazioni logiche. Senza considerare che ora lo zio è subito lo zio orco per ogni telegiornale o utente di Facebook, prima della confessione, prima delle prove, prima del processo. Queste persone, le stesse che proclamano l'innocenza fino al terzo grado di giudizio, le stesse che difendono Berlusconi anche dopo gravi sentenze definitive, in questo caso no, no, ha ucciso una ragazzina che neanche si conosce e mai si sarebbe conosciuta e così deve essere impiccato. Ucciso. Torturato. Straziato. Ed ora anche la cugina, prima vittima, poi la polizia la interroga ed ora è già un'assassina da seppellire accanto al padre. Opinioni che cambiano in un lampo su un crimine che ha rovinato una persona. Giudizi che non cambiano mai su persone che rovinano un'intera nazione. Entrambi giudizi dello stesso gruppo di persone. Ancora problemi di logica. Assenza anche del più minimo dubbio. Perchè chi dice "sono innocente" deve essere giudicato tale, ma chi dice "sono colpevole" dev'essere subito ammazzato e torturato. Perchè la giustizia è solo per i colpevoli che si dicono innocenti, che non confessano, che non cedono. La Franzoni. La Knox. Eppure il dubbio dovrebbe venire, dalle azioni dello zio. Perchè, o c'è qualcosa sotto, o è veramente l'assassino più stupido che abbia mai calcato questo pianeta. Il dubbio deve sorgere. Così come il dubbio deve sorgere sul fatto compiuto. Si chiama stupro, dopo la morte? Un cadavere non può dire no o sì, è un oggetto. Come un divano. Possiamo parlare di stupro di un divano se mi ci siedo senza che lui sia d'accordo? Quindi si tratta solo di vilipedio di cadavere, alla fine. Assassinio e vilipendio. Come le decine di ragazzetti neopatentati ubriachi che tirano sotto la gente e la lasciano a morire spalmati sull'asfalto. Ragazzi che sono sicuramente un sottoinsieme dei ragazzi che ora fanno tutti i vendicativi su Facebook. Gli stessi. Alla fine tutto si riduce ad azioni e conseguenze logiche, logica che in una situazione del genere, e in tante altre simili, non esiste in nessun modo. Non c'è illogicità, questo no, ma le regole delle logica mutano. Non si sa come, non si sa perchè. Si può concludere con un ultimo appunto sulla logicità della legge: si una pena più severa per stupro ed omicidio o per omicidio e vilipendio di cadavere? Il risultato finale è il medesimo, ma la seconda scelta è molto più facile da mettere in pratica senza contare che, dal punto pratico, è molto meno doloroso per la vittima, quindi la punizione dovrebbe essere più blanda. La vità pratica non segue le regole dell'algebra commutativa. E la legge?

lunedì 18 ottobre 2010

mercoledì 6 ottobre 2010

Grazzie Gogle


Grazie per l'ossimoro definitivo.

lunedì 20 settembre 2010

Nuovi testimonial

Sono fermamente convinto che i pubblicitari della Tim non riuscirebbero a vendere dell'acqua agli africani senza mostrare un paio di tette. Senza poi considerare che quelle che offrono sono quelle di Belen. Non so cosa credere. Belen, eletta attualmente ad apice della bellezza, della simpatia e della bravuta televisiva si trova priva invece proprio di queste tre caratteristiche. Basta guardarla bene in faccia per trovare oggettive prove della teoria darwiniana. Basta sentirla parlare per capire che è scema. Eppure viene considerata bella perchè mostra il culo in un tubo catodico così come accade per decine di altre donne del mondo televisivo (Ferilli, Arcuri, Bellucci) tutte scimmionesche al limite dei baffi, eppure misteriosamente desiderabili. Oddio, misteriosamente, neanche tanto. Alla fine si sa che questo fattore di bellezza scende dalla convenzione donna dello spettacolo = bella. Come le carinissime coccinelle che portano fortuna, non le schiacciamo e le facciamo camminare sul dito. Beh, la coccinella è uno scarafaggio, cambia solo il colore. Eppure quei puntini la rendono allegra nascondendo il fatto che si tratta di un insetto da schiacciare sotto il tacco della scarpa. Razzismo invertebrato. Praticamente la bellezza, dunque, viene in gran parte dalla fama. E così, sapendo che "altezza è mezza bellezza", il resto è fama. Ecco quindi quale sarà probabilmente la nuova stella che poserà in bikini nella pubblicità della Tim.

domenica 12 settembre 2010

Un pensiero solo

La solitudine scelta è tanto piacevole quant'è terrificante la solitudine imposta. Il difficile è scindere le due cose.

venerdì 10 settembre 2010

Casual mente

Non so bene come funzioni la fisica quantistica, non ho mai avuto occasione (voglia) di approfondire. Quindi la scarto a priori dal mio discorso. Ciao. Ora: generando numeri casuali con un computer si vede benissimo che il caso non esiste. Certo, i numeri del computer sono generati tramite algoritmi deterministici quindi non sono realmente numeri casuali. Conoscendo i dati iniziali della macchina, potremmo prevedere il numero. Quindi ho cercato un esempio di casualità migliore. La classica moneta, il classico dado. Niente. Conoscendo tutti i dati (forza del lancio, rotazione, traiettoria, distanza dal tavolo, lunghezza della barba di Dio) è possibile prevedere esattamente l'uscita del risultato. Difficile ma possibile. Niente da fare, il caso non riesce a manifestarsi, ogni esempio che mi sovviene alla mente non è altro che una complicazione che richiede interminabili parametri (numero di giocatori, numero delle scarpe di Abramo, numero di partners di Paris Hilton) ma non arriva mai ad essere realmente casuale. Dunque la casualità è in realtà una parola atta a mascherare la pigrizia o l'ignoranza.

Qualcuno: Che giorno è oggi?
Injo: È casuale.
Qualcuno: Potresti guardare sul calendario?
Injo: Impossibile prevederlo.

Ma allora anche l'essere umano potrebbe essere come una macchina, un computer estremamente complesso e con un'estrema necessita di connettersi ad altri computer tramite connettori esterni ed apposite porte. Il nostro cervello potrebbe essere semplicemente una massa di istruzioni logiche che rispondono rigidamente ad un input esterno in modo predeterminato. Addio libero arbitrio, addio miracolo della vita. Il mondo sottopone a stimoli i nostri corpi, i nostri corpi comunicano con il cervello che reagisce in un modo difficile da prevedere ma comunque prevedibile una volta in possesso dei dati giusti e crea nuovi stimoli creando un loop infinito. Tutto quello che facciamo, abbiamo fatto e faremo è predeterminato dalla struttura logica del nostro cervello, struttura generata da fenomeni biologici avvenuti durante la nostra crescita e quindi determinati dalle rigide leggi della chimica e della fisica. Quindi cadono nel cesso tutte le teorie religiose. E con loro tutte le idee meravigliosamente ipocrite che un robot non potrebbe mai dipingere La Gioconda o comporre una sinfonia di Beethoven. Illusione. Sotto i giusti stimoli in input potrebbe fare questo ed altro. Costruire le invenzioni di Giovanni Muciaccia ed esempio. Giudicare razionalmente l'operato di Berlusconi ad esempio. Vorrei fare qualcosa di improvviso per stroncare questa teoria, ma qualsiasi cosa mi venga in mente è, appunto, generata dalla mia mente, quindi incluso nell'idea generale del discorso. E, grazie all'impossibilità di tornare indietro nel tempo, non è possibile vedere se lo stesso input può produrre diversi effetti nelle medesime condizioni. Una pessima notizia per chi crede di poter scrivere da sè il proprio destino, nonostante questa frase sembra presa da qualche manga. Siamo tutti particelle che fanno ciò per cui sono state programmate, magari siamo sottoprogrammi di un grande computer. Il computer di Dio. Che a quanto pare non ha neanche un misero antivirus. Ma c'è una notizia positiva: arrivare a superare il test di Turing sarà ora molto più facile.

mercoledì 8 settembre 2010

Super partes ad personam e latinismi vari

Berlusconi ha dichiarato che Fini è inaccettabile nel suo ruolo in quanto non è più super partes. Perchè non vuole più stare con lui. Invece finchè era nel suo stesso partito lo era. Ovviamente.

sabato 4 settembre 2010

Il mio "dimmi quando quando quando"

injo@email.nh: Salve, volevo sapere se era disponibile per un appuntamento.
prof@email.nh: Sì.

giovedì 2 settembre 2010

Paras-siti

Blogger mi chiede se voglio aggiungere i pulsanti per condividere rapidamente i miei contenuti. No, porco cane. Non voglio condividere niente. Centinaia di blog e microblog che sopravvivono solo di roba srubacchiata qua e là, roba condivisa, roba citata e riportata da altri siti che srubacchiano, condividono, citano e riportano da altri siti che e così via. Il punto non è tanto il furto delle idee, di quelle chissenefrega, le mie valgono poco o niente e se qualcuno riesce a farle fruttare buon per lui, no, il punto è che è pieno di idioti che aprono blog e microblog e cazzate varie solo perchè fa tanto 2.0 ma non avendo alcunchè da scrivere o, più in generale, essendo incapaci di pensare, vivono della roba altrui. Parassiti 2.0. Volete un mondo basato sull'economia e poi volete la condivisione. Attaccatevi al cazzo. Per così dire. Fatevelo a mano. Per così dire.

mercoledì 1 settembre 2010

Quindi basta polemiche

Invitare Gheddafi ed aspettarsi che non dica viva l'Islam e abbasso le donne sarebbe come invitare Obama ed aspettarsi che non sia negro.

martedì 31 agosto 2010

Il mio agosto (un anno dopo)

È passata una mesata senza che io pubblicassi nulla. A dire il vero non ho neanche mai pensato a nulla da pubblicare, poco male. Anche volendo, non avrei potuto. Con fatto riferimento ai vari post sulla qualità dei servizi 3. Cos'è cambiato questa volta. Tutto, o forse niente. Non guardo più i telegiornali. Aprono sempre con le notizie di cronaca, questo incidente, questo che è stato ammazzato e la legge elettorale, il processo breve, Berlusconi contro tutti, il libro di Amanda Knox, la cocaina di Paris Hilton. In mezzo a quintali di letame ho provato a scavare, ma non ne è uscito nulla, mi sono solo sporcato di merda. Tanto vale smettere. Ho letto qualche libro, vita umana in via d'estinzione, stregoneria ed il magico mondo di Ende. Ho imparato le leggi che governano la trasmissione del calore ma patisco il caldo come un cane. Uno di quelli dimenticati sul sedile posteriore della macchina che quando torni sanno di Simmental e non si muovono più. Ho imparato le leggi che governano il moto dei fludi e infatti sudo tantissimo. Ho imparato le leggi che governano le vibrazioni delle corde, ma ancora non so suonare la chitarra, neanche quel pezzo che è semplice ma porcogiuda come si fa fanculo alle mie dita che non fanno quello che gli dico di fare. Ho studiato i numeri e li ho imparati. Non sembra un gran traguardo. Ho giocato a Supermario e per la prima volta ho avuto la voglia di finirlo. O magari era solo l'avventura ad essere particolarmente corta, si sa, questi nuovi giochi sono sempre un po' troppo corti. Oppure era solo più semplice del solito. Faccio schifo a giocare a Supermario. Mi viene l'ansia ogni volta che in un gioco c'è un timer. O nella vita. Ho fatto giardinaggio. Ho rubato degli scogli ma sono riuscito a non andare al mare alzando il mio record a quattro estati consecutive. Gli scogli li ho rubati dalla foce del fiume. Scogli piccoli, non sono Hulk. In compenso mi sono dilaniato i piedi giocando a piedi nudi a calcio sul porfido. Ho mangiato qualche chilo di yogurt accompagnato a qualche chilo di biscotti di quelli che quando li vedi pensi che solo un vecchio potrebbe mangiarli. E invece eccomi. Ma forse questo non viola la regola più di tanto. Quattro settimane di studio intervallate da sudore, poco sonno e caccia alle zanzare. Ho imparato a cacciare le zanzare. Il segreto sta nel non colpirle mentre sono sul muro perchè esplodono come una bomba alla vernice e non va più via, oltre a rimanere l'impronta della scarpa. Basta aspettare il volo e poi, bam, come una racchetta con una palla da tennis. Muoiono sul colpo. Cadono sul pavimento. Si possono spazzare via senza problemi. Tu prendi il mio sangue, io prendo la tua vita. Il karma dell'estate.

martedì 3 agosto 2010

Il mio fremito di farfalla

Prima che nel parco di fronte a casa mia mettessero le altalene, prima che mettessero i cestini e le panchine, prima che mettessero la staccionata e prima che mettessero le porte da calcetto, ovvero quando il parco in questione era solo un appezzamento di terra brulla, in un plumbeo dì di settembre tiravo pallonate da solo contro il muro di un cabinotto del gas. Non sono mai stato un granchè a giocare con la palla ma neanche il muro era un granchè. Fatto sta che all'improvviso mi si avvicina un altro bambino. Dato che al tempo non provavo ancora l'attuale repulsione per il genere umano si risolse tutto con un "giochiamo assieme?" "sì" e via dicendo. Insieme abbiamo poi conosciuto un bel po' di gente che abitava nei paraggi creando una di quelle comunità bambinesche tutte al maschile del tipo I ragazzi della Via Paal o Stand by me. Quelle cose del tipo "entriamo in questa casa abbandonata pericolante da circa vent'anni?" "sì", cose che a ripensarci oggi mi vengono i brividi. E così, da un incontro casuale è nata l'amicizia che ha cambiato la mia vita fino ai quattordici anni circa. Poi io ho scelto una scuola lontanissima da casa verso nord, lui una lontanissima verso sud, ci siamo persi di vista, il gruppo s'è smembrato, il parco s'è trasformato in un giardinetto con l'obbligo di buttare le cartacce nel cestino, sono sorti condomini in ogni metro libero, io ho cambiato casa, ho messo su un bel po' di chili sul davanti e le cose sono sfumate, vabbè. Ma è tremendo pensare come quel semplice ed innocente incontro randomizzato abbia modificato praticamente ogni singolo giorno del successivo lustro e oltre. Era questo il bello di quell'età: anche se ero timidissimo ci voleva poco per tirar su un'amicizia o anche solo un passatempo per tirar due calci a un pallone. Invece adesso è tutto più complesso perchè l'ingenutà originale è andata perduta e dietro a questo o quell'atteggiamento noto questo o quel pensiero, questo o quel comportamento, sono diventato discriminatorio nei confronti di certi modi di pensare ed odio a fondo certe cose, tanto da pensare veramente talvolta di passare alla violenza. La violenza indotta da scene viste in televisione, dall'arroganza della gente che si trova in giro per le strade, dall'arrivismo e dalla maleducazione. E allora mi vien da pensare: quella volta m'è andata bene. Ma se la prossima farfalla provocasse un uragano?

venerdì 30 luglio 2010

Memoria piena

Ultimamente non è che io riesca a trovare grandi momenti di libertà. Le cose mi stanno cambiando attorno. Un tempo pensare di fare a meno del computer o di internet mi sembrava impossibile, ora per una strana combinazione di eventi spesso mi pare superfluo. Mi guardo attorno e ci sono solo romanzi, la mia chitarra impolverata, libri aperti con ogni oggetto possibile a fungere da segnalibro (tra l'altro ho avuto modo di constatare che se la preparazione di un esame opzionale richiede l'interpolazione di dati da cinque libri diversi, allora c'è qualcosa di profondamente errato nel piano di studi scelto), il computer sommerso sotto i libri insieme al cellulare che ogni tanto cerca di chiamarmi avvisandomi che la batteria è scarica, invano, introvabile. Ma ogni tanto dico basta, basta numeri di Betti e basta complessi simpliciali. Mi piacerebbe semplicemente passare qualche ora al computer come ai bei vecchi tempi, mettermi su un videogioco ed avvicinarmi di qualche passo alla mia ultima ora senza pensare a null'altro che non sia quale spada sia meglio, questa o quest'altra che è un po' più debole ma fa anche i danni da fuoco. O magari scegliere se sfondare lo sterno del PNG con un fucile o una granata. Qualcosa di semplice. Per questo talvolta mi trovo a guardare siti che, per così dire, offrono videogiochi. Ma tutto è cambiato da quando il videogioco era la mia attività principale (immediatamente prima di respirare e mangiare). Ora le uscite videoludiche sono tutte prese dai film o copie di giochi ormai antiquati. I soliti giochi dove si spara con la solita visuale in prima persona e le solite trentacinque armi tutte uguali perchè il realismo è tutto e le armi in realtà non è che sputano plasma o rilasciano mine inseguitrici ma poi puoi beccarti una granata in bocca senza morire perchè, alla fine, non può essere così realistico perchè è un videogioco. Poi ci sono le copie di Gta. I remake. I videogiochi orrendi presi dai film o dai cartoni animati senza un perchè. I seguiti di giochi che, a loro tempo, furono geniali ed innovativi ma che hanno paura di rinnovarsi e continuano a mantenere un gameplay obsoleto se non arcaico. I videogiochi che puntano tutto sulla grafica ultramoderna senza badare a spese in termini di requisiti (non ho ancora capito che abilità ci vuole nel costruire una grafica iperrealistica utilizzando sedici fantastiliardi di poligoni ed otto gigabyte di texture per modellare un singolo personaggio se poi ci vuole l'ultimo dei computer solo per aprire il menù principale) ma che non hanno un minimo di interesse in termini di giocabilità. Non c'è più nè la voglia nè la necessità di creare qualcosa di originale perchè ormai è diventato un campo di puro consumismo. Compri il cd (anzi, generalmente lo scarichi), lo infili nella consolle del cazzo di turno e il gioco parte, fico, strabello, wowissimo e tutto il resto. Non è più il tempo dei personaggi costruiti in 16x16 pixel con tecniche che tendo ad associare a pura magia, tanto sono fantastici i risultati. Il videogioco non è più una cosa impegnativa, non è più quella cosa che spingeva un bambino di otto anni ad imparare che prima di poter giocare doveva infilare quel quadrato nero nella fessura e digitare A:\setup.exe. In quei tempi che a dieci anni sapevi muoverti coi comandi Dos come fossero le pagine di un libro, dove trascorrevi le interminabili ore scolastiche aspettando di tornare a casa e, bam, digitavi C:\preist2\run.exe e ti trovavi davanti ad un cavernicolo disegnato con quattro pixel che ti faceva divertire per tutto il giorno. Ora il videogioco non insegna più nulla. I bambini o ragazzini attuali non sanno installare un gioco: basta inserire il cd. Non sanno crackare un gioco: c'è la modifica. Ma soprattutto non sanno incazzarsi davanti ad un Pc: non conoscono il Ctrl+Alt+Canc. E questo li porterà a grandi frustazioni. Quindi io mi installo i vecchi giochi di anni ed anni fa e ci gioco finchè funzionano ancora. E devo fare in fretta dato che ogni giorno che passa è un passo verso l'obsolescenza. Un passo atto a tagliare per sempre i grandi titoli dal presente: la compatibiltà dei nuovi sistemi operativi coi vecchi giochi si sta azzerando.

giovedì 15 luglio 2010

Hot sob

Sono così impegnato e così scoglionato dal caldo che non mi viene neanche da pensare cose sufficientemente sarcastiche da scrivere. Non mi piace.

giovedì 24 giugno 2010

Non sono triste

Non me ne frega una mazza nè della Lega nè tantomeno dello spirito patriottico. Io tifo Trinidad & Tobago. Ammesso che esista ancora. Su Fifa '98 c'era e la mia cultura finisce lì.

lunedì 14 giugno 2010

Differenziale

Se uno va al mare e non paga, il bagnino giustamente lo butta fuori. Ma se è un down a non pagare e ad esser buttato fuori, allora l'Italia è in rivolta e i telegiornali ne parlano in ogni edizione del giorno. Mi piace quest'uguaglianza basata sulle differenze. Da domani ruberò nei negozi; se sarò arrestato invocherò motivi discriminatori verso la classe sociale dei me.

lunedì 7 giugno 2010

#10 - Storia del mondo

All'inizio c'era un grumo di roccia ed altre cose che galleggiava nel vuoto. Vennero momenti di caldo e momenti di freddo finchè non nacquero delle bollicine che si moltiplicavano dividendosi. Alcune di queste bollicine iniziarono a cooperare diventando colonie più grandi, altre rimasero bollicine. Queste erano più contente così. Le colonie di bollicine presero strade diverse, alcune diventarono cose piene di piume, altre cose piene di fango, altre giganti rettili che dominavano la superficie. Poi venne un altro grumo di roccia dal cielo, cadde e tutti i giganti rettili che dominavano la superficie morirono. Tra tutti i sopravvissuti, uno sembrava particolarmente propenso ad analizzare tutto ciò che lo circondava. Diventò abbastanza furbo da lanciare sassi contro altri abitanti della superficie più grossi per poi mangiarli. Successivamente soprì che anche tirare sassi contro altri uguali a lui poteva essere vantaggioso e lo fece con piacere. Questo è un tema rimasto in primo piano in tutto lo sviluppo della storia. Lentamente questa creatura che chiameremo uomo per comodità, ma in realtà c'erano anche le donne, iniziò a costruire cubi di terra o di pietra per abitarci dentro. Anche questo rimase un tema piuttosto in voga e la superficie se ne ricoprì. Alcuni cercarono di fare i fantasiosi costruendone a forma di triangolo ma erano talmente scomode che finiro per scaricarci dentro i morti. Comunque le generazioni a venire continuarono ad ammirare con stupore il loro fallimento come fosse una genialata. In contemporanea ci fu un altro popolo che scoprì la scienza, la filosofia, la società civile e la religione. Dopo breve tempo un altro popolo si stabilì lì vicino, in una terra a forma di scarpa e rubò al primo popolo la scienza, la filosofia, la società civile e la religione, poi ammazzarono tutti e conquistarono un bel po' della superficie combattendo contro torri incendiarie a raggi di sole, cavalcatori d'elefanti e guerrieri in gonnellino. Alla fine il loro impero venne distrutto da guerrieri che lanciavano sassi. Seguirono un bel po' di anni di buio ma il tema di tirarsi le cose rimase piuttosto in voga. I sassi vennero sostituiti da pezzi di legno affusolati con la punta di metallo, almeno finchè un viaggiatore non andò ad est e non scoprì una polvere straordinaria che permetteva di lanciare cose addosso ad altre persone ad una velocità incredibile. Con questa nuova invenzione una altro viaggiatore scoprì un nuovo continente e lo conquistò uccidendo tutti quelli che era possibile uccidere. La gente migrava dalle vecchie terre alle nuove e in breve tempo il popolo sul nuovo continente divenne il più potente del mondo. Dopo aver tolto di mezzo un inquetante signore coi baffetti, tra i due continenti iniziò una corsa a chi costruiva il meccanismo migliore per tirare oggetti lontano e farli esplodere più forte. Vinsero quelli del continente nuovo che ne tirarono uno sulla Luna, che è un grumo di roccia che gira intorno alla Terra, che è il grumo di roccia di cui ho parlato finora, ma non solo, lo tirarono con delle persone dentro e lo fecero anche tornare indietro. Seguirono nuovamente numerosi anni di buio.

mercoledì 2 giugno 2010

Per fortuna Berlusconi non ha ideali

Adesso basta con questa storia del regime. C'è la canzoncina di Marco Rossano che passa sulle radio ed è di un populismo assoluto, come fosse colpa sua che il popolo italiano è imbambolato dai reality show, come fosse colpa sua che l'uomo medio passa la giornata col solo obiettivo di colmare un buco presente nella donna media, come se fosse colpa sua che alcol e droghe sono i principali passatempi della gioventù italica. In televisione è sempre pieno di gente che difende posizioni contrarie alle sue (anche se non sono personaggi di primo rilievo). Su internet le critiche si sprecano. Giornali e manifestazioni contro di lui esistono, anche se non hanno poi tutto 'sto peso. Ma esistono, quindi non si può dire che lui, Silvio Berlusconi, per fare nome e cognome, sia un dittatore. Magari un personaggio privo di scrupoli e dai dubbi valori morali, questo è oggettivo, ma non un dittatore. Anzi, dobbiamo solo ringraziare l'ipotetico Dio che Berlusconi sia un arido mercante spinto solo dalla sete di soldi, di potere e di tutto ciò che ne deriva. Un uomo spinto dai soli valori materiali non farà mai nulla di folle perchè è fondamentalmente codardo che necessita di tali suppellettili per affermare la propria supremazia sugli altri. Ma pensate se Berlusconi fosse spinto da un ideale profondo e volesse applicarlo ad ogni costo. Allora sì che potrebbe diventare un dittatore nel vero senso della parola dato che nessuno, tra opposizione o alleati, sarebbe in grado di fermarlo. L'opposizione è come al solito troppo debole ed incapace di scegliere le proprie priorità. Tra gli alleati chi lo fermerebbe? Bondi? Bonaiuti? Gasparri? Feltri? Rotondi? Eccetera. Il popolo che lo vota continuerebbe a votarlo perchè vede in lui una figura perfetta costruita con plastica, cerone e telecamere che non ha nulla a che vedere col suo vero lui. Si andrebbe oltre il Dittatore, oltre il Re ed oltre l'Imperatore. Si arriverebbe al Faraone, Faraone Silvio I da Arcore, semidio sceso dall'alto, potente, onniscente, disinteressato e volto al bene comune. Sarebbe il disastro. Quindi ben venga il Berlusconi bieco ed oscuro, quello spinto dalla forza dell'oro. Perchè, per quanto possa far danni pesanti come sta effettivamente facendo, alla fine non avrà mai le palle per fare il passo decisivo per assumere il controllo e cancellarci la possibilità di dire la nostra. Non avrà mai l'impulso di prendere il comando con la forza per realizzare ciò in cui crede fermamente e totalmente. Per il semplice fatto che non crede in niente.

lunedì 31 maggio 2010

#9 - Cose di famiglia

Larry Grabstorm non se la passava per niente bene ma sapeva come tirarsene fuori. Scrisse tutto in una lettera, la sigilò in una busta e la consegnò a suo figlio, Larry Jr. Grabstorm. “Questo è il segreto della nostra famiglia”, disse. “Dovrà essere tramandata di generazione in generazione e potrà essere aperta solo quando un Grabstorm sarà un vero uomo di successo.” Il giorno dopo Larry morì. Larry Jr. conservò la lettera e la consegnò a suo figlio Nick poco prima di morire di cancro ai polmoni per aver fumato tutta la vita come una ciminiera. Nick non pensò mai d'aprirla in quanto era un umile operaio così pensò di passarla a suo figlio Jack. Nick morì dissanguato nella fabbrica dove lavorava. Jack Grabstorm riuscì comunque a studiare con i risparmi del padre, si sposò e dal matrimonio nacque Troy Grabstorm. Jack era un economista e si considerava un uomo di grande successo. Per fortuna venne investito da un camion e non ebbe il tempo di aprire la busta che passò a Troy con l'eredità. Troy Grabstorm si sposò con una ragazza orientale di nome Yuki ed insieme allevarono Tobias. Fecero studiare il figlio e questo giovanissimo divenne uno scienziato di fama internazionale che grazie ai suoi brevetti guadagnò un sacco di soldi. Troy non potè godere di quei soldi a causa di un infarto sopraggiunto mentre correva in autostrada sulla sua Ford, ma fece comunque in tempo a consegnare la busta a Tobias prima di uscire di scena lasciandogli detto che avrebbe dovuto aprirla, visto il suo successo. Tobias lo fece e lesse tutto. Era uno scienzato ed il segreto di famiglia non poteva non sembrargli una panzana. Fatto sta che provò comunque, così, per curiosità e, guarda un po', funzionò. Il segreto era che i Grabstorm potevano viaggiare nel tempo. Così Tobias tornò indietro come indicato nella lettera fino al giorno in cui Larry la scrisse. Larry vide il suo discendente, lo uccise, gli rubò i soldi e pagò i suoi debiti di gioco evitando di finire ammazzato il giorno seguente. Cambiò inoltre il corso della storia e tutti i suoi antenati su menzionati non nacquero e non vissero mai insieme ad altre migliaia di persone.

lunedì 24 maggio 2010

#8 - Il viaggiatore delle stelle

Xaw era un viaggiatore delle stelle, ovvero se ne andava a zonzo nello spazio con la sua astronave monoposto ovoidale. Apparteneva ad una razza estremamente sapiente che abitava su un pianeta collocato da qualche parte molto lontano. Xaw era un bravo viaggiatore, faceva molte scoperte ed era alto più o meno così. Un giorno capitò su un pianeta che puzzava di marcio. Puzzava di marcio perchè tutti erano morti e dopo qualche giorno di studi scoprì l'oggetto che era la causa di quell'estinzione. Lo raccolse subito per portarlo con sè nel suo viaggio tra le stelle in modo da avvertire tutte le razze evolute dell'universo della sua pericolosità. Qualche tempo più tardi atterrò sulla Terra, precisamente nell'aia di McCowder, un allevatore di pollame. Questo uscì, vide Xaw nella sua aia e lo uccise spaccandogli il cranio con una spranga di ferro. La razza di Xaw era molto simile ai coyoti terrestri. McCowder raccolse il misterioso oggetto venuto dallo spazio e lo vendette agli scienziati del mondo in cambio di un sacco si soldi. McCowder visse come un imperatore per i successivi sei mesi, ovvero finchè l'umanità non si estinse.

giovedì 20 maggio 2010

Il gioco dei grandi

In questi giorni ci sono state le elezioni universitarie per le varie rappresentanze studentesche nei vari organi e via dicendo. Ho ricevuto anche della simpatica campagna elettorale individuale personalizzata, ne avevo anche scritto un post ma poi non avendomi convinto granchè è finito in mezzo alle bozze non pubblicate. Ho addirittura votato, a differenza della volta scorsa, nonostante le osservazioni che seguiranno. Questa volta mi sono informato ababstanza cercando di capire come funzionano questi movimenti universitari e la cosa m'ha lasciato abbastanza l'amaro in bocca. Innanzitutto per il fatto che a nessuno frega niente dei vari progetti passati e presenti dei movimenti, le votazioni avvengono praticamente tutte per "sono coinquilino di questo" e "conosco quest'altro". Analogamente anche le nuove adesioni nascono in questo modo. Generalmente i nuovi adepti entrano nel movimento al quale appartiene il suo amico o il suo coinquilino. Un'altra configurazione che ho notato spesso è questa:

Movimento X fa la sua presentazione cercando nuova gente.
Tizio A: Chissenefrega.
Tizio B: Ah ah ha! Perchè non ti candidi?
Tizio A: Non ci penso neanche.
Tizio C: Dai, sì. Ah ah ah!
Tizio B: Ah ah ah!
Tizio D: Guarda, se lo fai ti voto! Ah ah ah!
Tizio A si candida. Tizio A si sente importante.

La chiamata della "popolarità" è forte e taluni non riescono a resistervi. L'idea di esser visti bene dai compagni è per loro fondamentale. Pensavo fosse una cazzata da telefilm americano per teenagers, invece esiste davvero. La popolarità, intendo. Un'altra cosa che mi ha lasciato piuttosto strano è stata scoprire che dietro alla maggior parte di questi movimenti, in modo tacito e non dichiarato, troneggia l'ombra cupa dei partiti, quelli veri. Così c'è il movimento legato al PD, al PdL, a CL. I movimenti indipendenti sono interessanti, hanno buone idee ma finiscono spesso per cadere nell'estremismo più puro. Per carità, mi piace l'estremismo più puro, ma non credo sia il massimo per "governare". Tornando alla questione dei partiti, comunque, mi chiedo da cosa possa venire l'affiliazione a questi partiti. Ad esempio, io credo che Gesù sia il nostro dono più prezioso e mi unisco al movimento affiliato a Comunione e Liberazione. Ora, cosa fa CL di diverso dagli altri per l'università? E il PdL? E il PD? Tutti dovrebbero convergere sulle stesse idee dato che l'ambiente universitario ha argomentazioni molto limitate, non come la politica dei grandi dove puoi fondare un partito per abbassare le tasse o salvare l'ambiente o uccidere i negri. Ed effettivamente i volantini sono tutti molto simili: sì all'eccellenza, sì al miglioramente, sì all'abbassamento delle rette e via dicendo. Eppure, nonostante queste incredibili punti di contatto (tra parentesi, durante la campagna elettorale personalizzata che ho ricevuto sono stato sul punto di chiedere "Va bene, vi voto se mi dite cosa avete di diverso da questi o quest'altri" ma poi mi sono trattenuto. Non voglio abbattere le nuove reclute, poverine. E poi alla fine non me ne fregava neanche niente, detto sinceramente, dato che, come sto dicendo da qualche riga, avevo già avuto modo di leggere i programmi e farmi un'idea. Era più una provocazione per vedere se se ne rendevano conto anche loro), nonostante questi punti di contatto, dicevo, nei giornti antecendenti le elezioni si sono moltiplicati poster e volantini dove il movimento Y insultava il movimento Z, il movimento Z diffamava il movimento X, il movimento X inveiva contro il movimento K e via dicendo, in circolo. Tutti uguali eppure sempre in grado di litigare perchè è diverso il movimento d'appartenenza. E il movimento d'appartenenza è diverso solo per le differenti compagnie ed amicizie sviluppatesi precedentemente. Uniti per caso. Nemici per caso. Allora, dopotutto, meglio votare a caso.

martedì 18 maggio 2010

Dalle stelle alle balle

Un tempo l'astrologia era considerata una vera e propria scienza. Non pochi scienzati, per poter finanziare le loro ricerche, quelle vere, si facevano pagare per stilare oroscopi a questo o quel signorotto senza ovviamente crederci. Gli scienziati, quelli veri, in genere non ci credevano ma c'erano comunque convegni, studi, libri interi sulle questioni astrologiche e la superstizione era tale da indurre chiunque a credere a queste baggianate. Poi la popolazione umana si è leggermente evoluta (almeno una parte) e si è resa conto che credere che oggi mi succeda qualcosa perchè un dato corpo celeste era in una data posizione casuale nello spazio (dato che le costellazioni hanno senso solo se viste dalla Terra) era un'idea totalmente idiota. Molti si vergognarono perchè, effettivamente, ce ne si poteva accorgere anche prima che la cosa era una cazzata, bastava fermarsi un attimo, sedersi, scrivere tutto su carta e poi leggere. In questo modo ci si sarebbe resi conto immediatamente dell'insensatezza dell'astrologia. Scrivere e rileggere è il metodo migliore per capire se una cosa sta in piedi o meno. Quindi l'astrologia è stata giustamente declassata da scienza fino a raggiungere l'ultima pagina dei quotidiani e le televisioni locali con l'899. Ora pensate alla prima parte di questa questione: non notate una squisita analogia con l'economia? Io lo spero tanto, soprattutto per quanto riguarda l'epilogo.

lunedì 17 maggio 2010

#7 - Fuori dal comune

François viveva nella campagna francese ed era annoiato dalla sua vita. Non succedeva mai niente che interrompesse le sue quotidiane routine. François era un impiegato come tanti altri che guadagnava uno stipendio medio-basso, viveva in affitto e guidava un qualche tipo di utilitaria piuttosto comune del colore più diffuso. Questa piattezza totale lo deprimeva abbastanza. Poi un giorno François si svegliò con la netta sensazione che finalmente tutto sarebbe cambiato. Si vestì coi vestiti del giorno precedente comprato in un centro commerciale ed andò al lavoro pronto a cogliere al volo qualsiasi possibilità o emozione che la giornata gli avrebbe riservato. Lavorò le sue otto ore intervallate da un panino con formaggio e lattuga in pausa pranzo. La sera rincasò e si addormentò guardando un programma poco entusiasmante alla televisione. François morì su quello stesso divano quindici anonimi anni più tardi senza troppo clamore.

venerdì 14 maggio 2010

Sono malato di vita

Il mio medico dice che se non insorgono complicazioni mi restano da vivere dai venti ai cinquant'anni.

giovedì 13 maggio 2010

Le donne sono stupide

Vi sono evidenti problemi di comunicazione. La cosa è preoccupante in un'epoca dove la comunicazione è praticamente la sola cosa che manda avanti la baracca.

"Le donne sono stupide."

Questa è una frase. Una frase vera, in particolare. Ora immagino già la reazione della maggior parte delle persone alla lettura di tale pensiero: occhi sgranati, sguardi attoniti, bocche a forma di O. Perchè esser dalla parte delle donne è di moda e tutto il resto. Fino a qualche decennio fa era socialmente accettato (e condiviso) prenderle a cinghiate, ora invece le si deve difendere a spada tratta qualunque costo. Mode che vengono, tempi che passano. Immagino la Mussolini inveire contro gli uomini, la Santanchè ricordarmi le nostre radici cristiane, la Carlucci insultare i miei parenti, la D'Urso parlarmi delle implicazioni di tale affermazione sulla psiche dei nostri figli con quella sua faccia alla plastica. Involontariamente, ecco quattro esempli lampanti che comprovano la tesi: le donne sono stupide. Se diciamo che le eccezioni sono esistenti ma statisticamente irrilevanti, abbiamo che l'affermazione può benissimo esser considerata vera. Le donne sono stupide. Questo è maschilismo, decisamente, ecco il pensiero della lettrice donna che, sentitasi tirata in causa, vede annebbiarsi le sue idee perdendo l'obiettività e la razionalità. La frase "le donne sono stupide" viene inevitabilmente elaborata ed interpretata come "le donne sono stupide e gli uomini sono invece intelligenti". Sbagliato, mondo cane. Io ho detto che le donne sono stupide. Punto. Non mettetemi in bocca frasi che non ho detto (anche perchè tecnicamente sto scrivendo). Il fatto che io dica che le donne sono stupide non implica in nessun modo che io affermi l'intelligenza dell'uomo maschio. Non c'è una dualità: negando A non affermo B. Anche perchè non sto negando niente. Imparate a recepire il messaggio che vi viene sottoposto, gentaccia, non quello che immaginate di aver letto. Il mio messaggio è chiaro: "le donne sono stupide". Non c'è possibilità di fraintendimenti od errori da parte mia, la frase e ben chiara, quindi l'errore è tutto vostro, in fase di lettura. Dal punto di vista logico e sintattico non c'è alcun errore. Eppure se io pronunciassi la frase nessuno penserebbe al fatto che tale affermazione può essere parte di molti modi più ampi di vedere le cose.

"Le donne sono stupide. E gli uomini sono astuti."
"Le donne sono stupide. E gli uomini sono pelosi."
"Le donne sono stupide. E le fragole sono mature."
"Le donne sono stupide. E che Dio le benedica."

Tantomeno sarebbero tutti tanto impegnati con le accuse di misoginia e maschilismo che nessuno penserebbe che il modo di vedere le cose potrebbe essere il più semplice e realista, nonchè il modo di vedere le cose più brutalmente ed innegabilmente vero.

"Le donne sono stupide. E gli uomini anche."

mercoledì 12 maggio 2010

Automatismi

Viviamo con certe realtà sotto gli occhi che talvolta non ci rendiamo neanche conto di quanto queste sia tremendamente mal pensate. Il trasporto umano è uno di questi. Un essere umano per spostarsi da un punto A ad un punto B utilizza generalmente un'automobile. L'essere umano mediamente ha un peso che varia tra i 70kg ed i 100kg, alto meno di due metri. L'automobile che usa per muoversi è invece una tonnellata (ed oltre) di metallo distribuito su una forma di quattro metri di lunghezza per due di larghezza ed uno e mezzo o poco più d'altezza. Così duecento anni fa è stata inventata, così è oggi (più tondeggiante e con il connettore per l'iPod, ma il resto è uguale). L'automobile si muove bruciando una sostanza altamente infiammabile immagazzinata al suo interno, in una quantità che si aggira generalmente sui quaranta litri. In particolare il motore funziona provocando al suo interno una serie di esplosioni a pochi centimetri dalle ginocchia del conducente. La velocità di crociera è fissata a 50km/h, velocità che consente ad un eventuale autista disattento di spalmarsi su un muro come farebbe cadendo dal terzo piano, ma generalmente la velocità accettata è anche più alta fino a raggiungere i 130km/h nelle autostrade. Per fermarsi, ci sono delle parti che meccanicamente vanno a strisciare rendendo difficoltoso il girare delle ruote. Per muoversi l'automobile ha bisogno di un terreno composto da ghiaia, bitume, catrame ed altra roba che deve essere spiaccicato sul terreno per migliaia di chilometri. Per fare le strade si devono bucare le montagne, costruire passaggi sui corsi d'acqua, spianare i terreni, bonificare, assestare, dipingere le righe, posizionare la segnaletica, ripetere il procedimento ogni tot anni. L'automobile costa un casino di soldi. L'automobile inquina. L'automobile è rumorosa. L'automobile provoca stress. Ma l'automobile fa girare l'economia basata su pezzi di carta colorati con numeri ed una firma fotocopiata illeggibile. Allora ben venga l'auto. Produciamone a iosa ogni anno e fondiamoci sopra la vita di migliaia di persone. L'importante è produrre. Produrre. Produrre.

martedì 11 maggio 2010

Il mio caso predeterminato

Sono in una città di 140km² con circa 400 mila abitanti. Posso incontrare sempre chiunque, chissenefrega, se ne è degno saluto, altrimenti ignoro bellamente. Ma se nel momento T devo assolutamente non incontrare la persona X andando dal punto A al punto B (percorso per altro in cui in tre anni non ho mai incontrato la persona X) allora, vaffanculo, la incontro immediatamente nonostante le precauzioni prese (sono un maestro dello stealth). A tutto ciò c'è una sola spiegazione: sono dentro il Truman Show.

lunedì 10 maggio 2010

#6 - Dolce danza

Gregory Clooney non era parente del celebre attore di Hollywood ma era comunque soddisfatto della sua vita. Era un biologo e gli piaceva fare lo scienziato perchè poteva imparare nuove cose che nessuno sapeva e quindi giocare a sentirsi più intelligente della gente che lo circondava. La sua specializzazione erano le api. Studiava le api, viveva con le api e, molto probabilmente con una vita così monotematica, sognava le api. Si divertiva a staccare pezzi delle api, metterle in posti strani e cose del genere per vedere le reazioni. Un giorno diede da mangiare ad una delle api qualcosa che non doveva essere in suo possesso e che sicuramente non doveva esser dato in pasto ad un'ape. Fatto stà che l'ape divenne piuttosto aggressiva, punse Gregory e poi scappò dalla finestra volando a zig zag. Da quel momento Gregory divenne in parte ape e poteva comunicare solo danzando come, per l'appunto, fanno le api. Successivamente scoprì che l'ape fuggita era diventata una vera minaccia perchè aveva un irrefrenabile istinto d'uccidere uomini, Gregory corse tra la gente per avvertirli del pericolo imminente. Iniziò a danzare e tutti lo imitarono rallegrandosi. Fu una delle giornate più felici della città dove viveva, qualunque questa fosse. Mentre ballavano arrivò l'ape ed uccise gran parte dei ballerini a suon di punture e ridusse in schiavitù gli altri. Iniziò sulla Terra un nuovo regno di terrore che durò qualche tempo finchè non accadde dell'altro.

venerdì 7 maggio 2010

mercoledì 5 maggio 2010

Quando l'evoluzionismo barcolla

Io credo abbastanza nella teoria evolutiva. O diciamo che per lo meno ci spero. Ma per quanto io possa crederci, ogni tanto trovo fatti che destabilizzano le mie convinzioni. L'esempio in questione viene da un fatto che mi capita d'osservare spesso. La mia stanza sta in un sottotetto, quindi ho un lucernario. D'estate lo apro per evitare di soffocare con un cane in un'utilitaria parcheggiata al sole e almeno una volta al giorno succede questo: un'ape vola lungo il tetto, incontra il lucernario (che una volta aperto assume una posizione praticamente verticale, complice la pendenza del tetto) e vedendone la struttura esterna in legno pensa intelligentemente di poter passare nel buco in mezzo. Il caso vuole che il buco sia in realtà di vetro (come la maggior parte delle finestre) quindi si sente uno schiocco, l'ape cozza contro il vetro e cade a picco dentro la mia stanza. Una volta caduta l'ape cerca di volare nuovamente verso la fonte di luce più vicina che però (dato che l'ape in questa fase è sul mio pavimento) è rappresentata ora da una sezione in vetromattone della parete. L'ape passa il resto della giornata a cozzare ripetutamente contro il vetromattone cercando di passarci attraverso finchè non la trovo morta sul pavimento. In alternativa la ammazzo io direttamente. Bene. Ma dal mio lucernario non entrano solo api, entrano anche le mosche. Solo che le mosche si rendono conto del vetro ed entrano ronzando pigramente dal buco, si fanno un giretto ed escono. Oppure trovano il vetromattone, si rendono conto dell'impossibilità di passarci attraverso e quindi svolazzano via tornandosene da dove sono venute. Quindi la mosca è più intelligente dell'ape, impara dai propri errori e non si intestardisce fino a morire sul pavimento. Ora la domanda è questa: perchè l'ape mangia il miele mentre la mosca mangia la merda?

lunedì 3 maggio 2010

#5 - Servimene un altro

Theo e Karath erano due fratelli nati e vissuti sempre sulla costa occidentale della Grecia. Theo desiderava esplorare quel mare immenso e viaggiare per terre lontane ma pensava fosse pericoloso e da irresponsabili, quindi era finito a fare l'imbianchino insieme a suo fratello. Un certo giorno di primavera i due stavano dipingendo il muro esterno di un palazzo. Il sole scintillava in cielo, fin troppo dato che Karath, accecato da quella luce, perse l'equilibrio e cadde dal ponteggio per quattro piani finchè la sua energia potenziale non raggiunse il minimo sul cemento sottostante. Inutile dire che era morto. Theo capì che si può morire anche facendo l'imbianchino, quindi, si disse, se proprio si deve morire meglio farlo facendo qualcosa di bello. Così Theo vendette tutto ciò che aveva e si comprò una barca a vela. Iniziò a viaggiare per i mari e giunse su diverse isole e penisole, tutte già abitate e colonizzate, quindi conobbe gente nuova ma che gli sembrava tutta uguale. Deluso tornò in Grecia, vendette la barca e passò i successivi dodici anni in un bar dal nome pieno di p e di k a bere finchè non lo trasportarono all'obitorio all'interno di un sacco nero.

venerdì 30 aprile 2010

Sei cose che si deve smetter di fare raggiunti i quaranta

1. Metter l'orecchino. Da ragazzino faceva stato sociale, faceva contro, faceva adulto. Raggiunti i quaranta fa solo disadattato che vive nelle ombre del suo stesso passato. Se poi è una figura professionale a metter l'orecchino, questa perde istantaneamente tutta la sua professionalità. Se poi ai quarant'anni e all'orecchino si aggiungono i modi arroganti, il soggetto in questione dev'essere soppresso.
2. Andare in discoteca. Penso che sia tra le cose più patetiche possibili vedere un quarantenne che non è in grado di accettare l'invecchiamento e si riduce ad andare in discoteca in mezzo a ragazzini che hanno la metà dei suoi anni. Vedere Simona Ventura che fa la zoccoletta al Billionaire e Briatore che il Billionaire lo possiede. Oppure vedere Jerry Calà che fa le serate. Basta. Siete vecchi. È il momento di piantarla. La discoteca è già una scemenza per i quattordicenni, se uno a quarant'anni non se n'è ancora reso conto vuol dire che è un danno sociale ambulante. Deve essere eliminato.
3. Parlare esplicitamente di sesso. Se uno a quarant'anni continua a parlare di fighe e di quella che glielo metterei nel culo usando il linguaggio più esplicitito, schifoso ed imbarazzante possibile è da sopprimere senza fare domande. Veramente sarebbe da sopprimere anche se un certo atteggiamento sopravvive dopo i quindici anni, ma oggi mi sento buono.
4. Mettere la suoneria divertente al cellulare. Di quelle che ti chiamano per nome con le vocine sintetizzate o che intonano una canzone. Di quelle che quando suonano mi sento in imbarazzo per essere anche sono nella stessa stanza. Se uno a quarant'anni spende soldi per scaricare Io sono Virgola, devono essergli espropriati tutti i suoi beni per esser ridistribuiti alla popolazione. Poi dev'essere soppresso.
5. Fumare in pubblico. A parte che uno che a quarant'anni non ha ancora capito che respirare fumi di combustione non è proprio il massimo della salute vuol dire che già è sbagliato di principio. Lo so che negli anni '50 i dottori di paese le consigliavano ai bambini contro la raucedine, ma questi erano gli stessi che estraevano i denti con l'ausilio della vodka. Ma se oltre tutto uno fuma in pubblico appestando tutti quelli che lo circondano con quel fetore tipico, questo dev'essere punito crudelmente. Se volete ammazzarvi fumando, bevetevi un bicchiere di candeggina, o ancor meglio della candeggina in brick. Così non sento l'odore. Dato che della vostra vita non me ne frega niente. Se poi uno fuma in mezzo alla gente in treno con la faccia da furbetto perchè lo sa che non si può fumare in treno ma "io mica mi faccio beccare dal controllore", allora sì, questo dev'essere ucciso.
6. Votare Lega Nord, Forza Nuova o qualsivoglia movimento parapolitico parafascista paraxenofobo. Ma quale democrazia, niente cazzi. Dovete essere uccisi.

mercoledì 28 aprile 2010

Riconoscere uno Stato

Una persona nasce, ad esempio, in Italia. Senza complicarci le cose, i genitori sono italiani. Diretta conseguenza è che il nuovo nato diventa italiano anch'esso così, automaticamente. Questa cittadinanza ereditaria (o imposta?) la trovo limitante per quanto riguarda la mia libertà. Non mi riconosco in un popolo che, potendo scegliere tra grossomodo 20 milioni di connazionali, crede che la sua miglior rappresentanza sia Berlusconi. Ma non mi riconosco neanche in governi esteri, tutti danarocentrici. Non voglio nessuna cittadinanza, ma come fare. Un tempo c'erano gli eremiti che si ritiravano nei boschi o sulle montagne. Oggi i governi controllano tutto il terreno calpestabile disponibile e impongono le loro leggi su di me se sto sul suddetto, anche senza avermi chiesto cosa ne penso, di queste leggi. I governi sono sempre stati intelligenti, hanno capito immediatamente che, dato che l'unico modo per vivere su questo pianeta e stare attaccato alla sua superficie, si sono resi padroni di pezzi di superficie. E, per andare sul sicuro, hanno esteso il loro dominio sulla colonna d'aria sovrastante, sulla terra sottostante e sul mare tutt'attorno. Se io volessi vivere fuori da questo sistema politico, come potrei fare? Occupare qualche piattaforma petrolifera in disuso nelle acque interazionali dichiarandola nazione indipendente legalmente funziona, finchè non ti silurano (non sto scherzando). No, non credo ci sia modo per inaugurare una nuova nazione, un nuovo modo di vivere e di pensare il mondo, un barlume di cambiamento. L'unico metodo è vegetare ai margini della società e scrivere le proprie riflessioni su un blog senza vasto pubblico.

martedì 27 aprile 2010

Il mio estremismo inevitabile

Mi rendo perfettamente conto che certe idee o posizioni espresse in questa sede spesso possono essere giudicate estreme, incostituzionali o assolutamente assurde. La spiegazione è facile e deriva da diversi motivi. Innanzitutto, spesso si tratta di provocazioni, giochi sull'uso sconsiderato delle derivazioni logiche e cose di questo tipo. La seconda motivazione è la stanchezza. Quando vedo Barbara d'Urso che piagnucola in diretta perchè c'è stata questa o quell'ingiustizia a simbolo di tutto il buonismo sterile del mondo, allora qui mi incazzo e mi viene da assumere posizioni totalmente razionali sulla vita degli esseri umani e abbastanza comunemente vorrei picchiare la conduttrice con un grosso sasso. Se si piange tanto perchè due ragazze sono morte travolte da una frana mentre prendevano il sole sotto una caverna di roccia pericolante mi rendo conto che per familiari e conoscenti può esser stata una tragedia ma questo non può e non deve essere una notizia di rilevanza nazionale perchè dopotutto non ci si può far niente, nonostante tutte le storie che ne vengono fuori (sempre dopo) circa la sicurezza di quella parete rocciosa, chi ne rivendica la segnalazione della sua pericolosità e cose del genere. Nel 2009 il tasso di mortalità è stato del 10.72‰ che fanno grossomodo 1500 persone al giorno; vogliamo farne una tragedia per ognuno? La morte è un processo naturale e dobbiamo farcene una ragione. È la clausola scritta in piccolo sul nostro contratto di vita. Tornando all'argomento principale, c'è una terza motivazione: compensazione.

Mi son fatto prestare l'Arca da Noè per illustrare più facilmente l'idea. Il quadrato blu è il mare, la riga azzurrina è la traccia lasciata dalla colomba che va sulla terraferma (o qualsiasi uccello sia, non conosco bene la Bibbia). L'Arca deve seguire la traiettoria ma non ha le vele nè il motore ed è molto pesante (è piena d'animali). Trasportata dalla corrente marina, l'Arca devia dalla sua traiettoria. Allora Noè, abile marinaio, deve correggere la rotta puntando verso il puntino rosso per poter ritornare a seguire il gabbiano e giungere alla terraferma. Ma se la corrente marina fosse molto più deviata rispetto alla rotta da seguire, Noè dovrebbe puntare estremamente lontano per compensare questa spinta e tornare a seguire la rondine come mostra la figura seguente.

Questa è una metafora o qualcosa del genere. L'Arca è la situazione attuale. La corrente marina è la degenerazione di tutti i mali del mondo (la guerra, la corruzione, la musica house, eccetera). La rotta da seguire tracciata dal pellicano è la condizione di normalità senza eccessi dove anche uno come me vivrebbe bene. Io sono Noè. E il puntino rosso è la mia presa di posizione.

lunedì 26 aprile 2010

#4 - Cuore ad orologeria

Sally McGregor era un ingegnere meccanico ed aveva una trentina d'anni, era piuttosto carina per gli standard delle donne meccanico e guadagnava piuttosto bene ma non riusciva ugualmente a trovare un uomo che se la volesse sposare. Quindi non le restava che passare tutte le giornate chiusa nella sua officina o laboratorio a creare e sperimentare nuove macchine e nuovi marchingegni. Un giorno creò una scatola parlante in grado di rispondere coerentemente con dei beep alle domande che le venivano poste. Solo allora Sally si accorse di quanto era patetica, gettò la scatola nel cestino e decise di non entrare mai più in quel laboratorio. Sally non si era accorto che la macchina era in grado di apprendere, e la macchina apprese. Imparò a parlare ascoltando, a leggere guardando, a pensare in qualche modo non proprio chiaro. Imparò anche a ripararsi e, dato che l'unico modello era il poster di Ricky Martin, la macchina si costruì le gambe e le braccia e una faccia da Ricky Martin. La pelle in silicone era veramente verosimile e un giorno decise di uscire dal laboratorio. Quando Sally vide quell'uomo dall'aspetto gommoso simile al suo cantante preferito di quando aveva dodici anni provò subito ad approcciare. La macchina era piuttosto inesperta e questo inteneriva Sally che se ne innamorò presto e altrettanto presto confessò il suo amore. La macchina imparò a provare emozioni, ma l'amore non lo conosceva. Decise di informarsi sull'amore dal mezzo d'infomazione principale, la televisione, e scoprì l'amore. La macchina si costruì un pene in silicone di discrete dimensioni. La mattina successiva Sally fu trovata morta soffocata in un mare di schiuma espandente cementificante.

venerdì 23 aprile 2010

Ti risolvo qualche grana, Mariastella

Ci sono un sacco di laureati e c'è poco lavoro. Ecco un metodo per risolvere il problema: togliere l'obbligo scolastico. Il problema si risolverebbe autonomamente. Ci sarebbero molti meno laureati (e diplomati), il lavoro specializzato per questi sarebbe meno rado e ci sarebbe un sacco di manodopera per "tutti quei lavori che nessuno vuole più fare". Inoltre la gente ci penserebbe due volte prima di iscriversi al liceo scientifico "perchè lascia aperte davvero tante strade". O prima di iscriversi ad economia "che tanto dopo papà mi fa lavorare nella sua ditta". Una bella scrematura radicale. Certo, l'ignorantizzazione (non credo che esista, come parola) sarebbe rapidissima, ma chi è causa del suo male pianga se stesso. L'istruzione dovrebbe essere totalmente pubblica e totalmente facoltativa in modo da dare a chi vuole la possibilità e a chi non vuole, vabbè, ciao, sarà per la prossima. L'unico rischio di un popolo ignorante sarebbe che non sarebbe più in grado di ragionare razionalmente e finirebbe per eleggere al governo uno come Berlusconi. Quindi.

lunedì 19 aprile 2010

#3 - Le strade di Dio

Brock Rockford era un dipendente governativo da centomila dollari l'anno con una modella di intimo per moglie, una villetta di proprietà ed uan Porsche color argento. Un giorno ebbe il sospetto che la moglie se la facesse con tutta la squadra locale di football, probabilmente in contemporanea. I suoi sospetti si rafforzarono quando trovò Tom Leone se cavalcava la moglie sull'erba dello stadio. Senza arrabbiarsi troppo Brock pestò Tom così forte da spedirlo all'ospedale. Caso vuole che Tom fosse il figlio di tale Salvatore Leone, capofamiglia di una certa casata mafiosa della zona. Caso vuole che la villetta di proprietà di Brock Rockford prese fuoco quella stessa settimana. Successe per cause naturali, a questa conclusione giunsero le investigazioni del commissario Sam Leone. Per dare un taglio col passato Brock decide di trasferirsi e farsi una nuova vita. Entrò in banca e scoprì che la moglie aveva ritirato tutto il contante possibile, ovvero tutto. Mentre incassava il colpo, all'esterno un negro di origini nigeriane gli stava rubando la macchina. Quella serà Brock Rockford si trovò a contemplare il cielo dalla finestra opaca di un motel da quattro soldi infestato di muffa e strani insetti che non aveva mai visto. “Dio, dammi un segno per il quale dovrei continuare a vivere”, disse, e tutto tacque. Forse Dio aveva da fare, fatto sta che Brock si portò la pistola alla tempia e premette il grilletto. Tutto tacque; la pistola era inceppata. “Un segno di Dio”, si disse Brock, ed allontanò da se la pistola lanciandola sul comò pronto a rincominciare una nuova vita. Nell'urto col comò partì un colpo dalla pistola che colpì Brock nell'occhio destro ed uscì dal retro del cranio schizzando cervello su tutta la parete. Evidentemente Dio aveva davvero da fare. Fatto sta che Brock morì con la certezza che Dio volesse salvarlo e l'impresario delle pompe funebri bestemmio avidamente per rimuovere quel sorriso da idiota compiaciuto pietrificatosi sul suo volto col rigor mortis.

venerdì 16 aprile 2010

Dilemma zombie

È un peccato che uno dei protagonisti dell'universo horror/fantasy sia condannato all'estinzione e a sua volta condanni all'estinzione tutta l'umanità. Vediamo un po'. Uno zombie non mangia un altro zombie. Eh, mica sono dei mostri cannibali. Però lo zombie mangia gli umani. Non è colpa sua, gli piace semplicemente quel sapore. Ma quando uno zombie morde un umano, questo diventa uno zombie a sua volta. Quindi gli zombie, poverini, non possono mai finire un pasto in pace senza violare la convenzione di non mangiare qualche suo simile (e ciò spiega anche il perchè della loro fame così vorace). Ne viene che questa popolazione zombie deve continuamente mordere nuove persone generando nuovi zombie che morderanno nuove persone. La popolazione degli zombie crescerà esponenzialmente. Bene, la riflessione è finita qui, si può tranquillamente smettere di leggere senza perdersi niente di che. Ma siccome io sono io devo andare avanti. Dunque, la diffusione degli infetti I sui sani S è regolata da questo sistema.

dove N è la popolazione totale, r il tasso di propagazione, μ il tasso di mortalità umano, ν il tasso di mortalità degli zombie. Allora, supponendo che il tasso di mortalità degli zombie sia molto basso (sono già morti, che diamine) i punti di equilibrio del sistema sono i seguenti.

Il primo indica l'assenza di zombie. Vabbè, se non ci sono zombie, niente accade. Ma basta mettersi vicini a tale situazione (anche con un solo zombie) per vedere che questo è un punto instabile, ovvero che la situazione evolve inesorabilmente verso il secondo punto, ovvero un'enormità di zombie e pochissimi umani sani. Arrivati al limite di zero umani sani, gli zombie non hanno più da mangiare. La situazione è regolata dunque dalla seguente equazione.

Il suo unico punto di equilibrio al quale si tende sempre è la situazione in cui non ci sono più zombie. Quindi, umani finiti, zombie finiti, il mondo è disabitato. Fine della civiltà.

A meno che gli zombie non riescano a riprodursi. O magari a diventare vegetariani.

giovedì 15 aprile 2010

Questa libertà

Mi chiedo cosa sia effettivamente la tanto decantata libertà di cui si parla tanto nelle politiche di ambo le parti. Cioè, analizziamo la vita media di una persona. Questa nasce e finisce nella scuola dell'obbligo. Vabbè. Passa i diciott'anni e si finisce a lavorare (oppure studia un po' e finisce a lavorare oppure va a rubare). Ora, la giornata contiene ventiquattro ore. Otto ore si dorme. Otto ore si lavora. Rimangono otto ore per mangiare, andare e tornare dal lavoro, fare la fila in banca e tutte le altre mansioni. Mi chiedo cosa sia davvero la libertà di cui si sta parlando. Avere la possibilità di decidere di passare un paio di mesi seduto a studiare qualcosa (qualsiasi cosa, anche economia) per semplice piacere, questa sarebbe libertà. Avere la possibilità di decidere di viaggiare, di costruire, di inventare, di scrivere, di parlare, questa sarebbe libertà. Avere la possibilità di dare tutto ciò che possiamo dare in modo da poter in cambio ricevere tutto ciò di cui abbiamo bisogno e tutto ciò che vogliamo usare, esaminare, studiare, questa sarebbe libertà. Avere una unità di misura del valore della vita diversa da una lettera tranciata da sbarrette ($, €, £, ¥), questa sarebbe libertà. Con la libertà che ci offrono adesso ci consentono solo di scegliere di quale morte morire.

mercoledì 14 aprile 2010

Creature contro il Creatore

Sono stati ottenuti embrioni umani con il Dna di tre persone, due madri e un padre, per evitare la trasmissione di malattie ereditarie. Il risultato, pubblicato su Nature, è stato ottenuto in Gran Bretagna, nell'università di Newcastle.
Ansa.it
Stavolta Dio si incazza davvero.

martedì 13 aprile 2010

lunedì 12 aprile 2010

#2 - Troppo sintetico

Derek Fishwater era un ragioniere di Toronto. Viveva in una bella casetta fuori città con la moglie Michelle che lui chiamava nell'intimità 'la mia morbida scoiattolina'. Non la chiamava quasi mai 'la mia morbida scoiattolina' dato che ormai i loro momento di intimità andavano assottigliandosi come lo stato d'ozono sopra le loro teste. L'assottigliamento dello strato di ozono fu una delle principali cause del melanoma che portò Derek alla morte, parecchi anni più tardi, ma al momento Derek era vivo, la salute era ok quindi l'ozono non recita un ruolo rilevante nella storia. Un giorno tra la posta trovò un volantino plastificato dai colori sgargianti che consigliava l'acquisto di una prolunga in gomma per il pene allo scopo di “offrire alla vostra partner l'emozione di qualche centimetro in più”. L'opuscolo pubblicizzava anche vagine di gomma per i momenti solitari, film con ragazzine orientali vestite da scolarette ed altri articoli di questo tipo. Derek decise di orinare la prolunga in gomma per il pene e, per ammortizzare le spese di spedizione, ordinò anche la vagina di gomma, il film delle giapponesine e qualche altro articolo. Una volta arrivati Derek sperò subito di riaccendere la passione nel suo matrimonio facendo una sorpresa alla moglie. Questa, vista la prolunga di gomma, colpì Derek allo stomaco con una ginocchiata e tornò da sua madre. La prolunga in gomma per il pene era color blu cielo. Depresso per la spesa inutile, Derek usò la vagina di gomma per i momenti solitari. Il pene di gomma scivolava dentro la vagina di gomma e tutto sembrava funzionare correttamente, ma la cosa non era particolarmente piacevole. Derek morì di melanoma.

sabato 10 aprile 2010

Cos'è l'intelligenza

L'intelligenza è una qualità così rara ed agognata che la gente comunque ormai fantastica su di essa con le argomentazioni più disparate ed incredibili. Innanzitutto l'intelligente è uno che gioca a scacchi, risolve all'istante i problemi di matematica, finisce i Sudoku in tempo record e sa fare il cubo di Rubik, tutto questo all'età di undici anni. Ecco, sfatiamo il mito. L'intelligenza non so se è una cosa innata, questo lo lascio decidere a qualche personaggio con una laurea di poco conto tipo la psicologia (se gli rubo anche questa possibilità, cosa rimane loro da fare, poverini?) ma sicuramente è una cosa che viene alimentata. Se Einstein fosse nato nel Congo, difficilmente avrebbe pensato alla teoria della relatività. Se prendiamo tutti i neonati del mondo e li mettiamo davanti ad una scacchiera, più della metà di questi soffocherebbero cercando di mangiare un pedone e i rimanenti soffocherebbero cercando di mangiare l'alfiere. Anche per quanto riguarda la matematica è così. Avevo già parlato da qualche parte di quanto fosse triste che uno scrittore, per far sembrare intelligente il suo personaggio, dovesse fargli trovare una soluzione originale dell'Ultimo Teorema di Fermat, uno dei problemi più incasinati della storia risolto pochi anni fa (mi pare fosse in un libro tipo Uomini che odiano le donne o qualcosa del genere). Il problema è che quest'immagine utopica dell'intelligente richiede l'onniscenza perchè neanche i matematici, quello che lo fanno da tutta la vita, sanno tutto della matematica. È tecnicamente impossibile data la vastità del campo. Così chi vince a scacchi non ha un supercervello, è solo uno che si allena continuamente, gioca milioni di partite ed alla fine riesce a prevedere le mosse dell'avversario e ad evolvere la sua strategia mossa dopo mossa. Chi sa fare il cubo di Rubik è solo uno che sa applicare quel dato algoritmo dopo un'attenta analisi della configurazione iniziale, e magari lo sa fare piuttosto velocemente. E chi fa matematica è uno che studia come chiunque altro e se qualcuno sa risolvere ogni problema di matematica, beh, è uno che mente probabilmente. Ripeto, se Galois fosse nato in Congo, difficilemente avrebbe trovato tempo per la sua teoria delle equazioni. Io studio matematica ed è pieno di idioti nelle aule, magari con un'incidenza diversa da, che ne so, un corso di economia o di scienze politiche, ma ci sono comunque. Per inciso, ecco le reazioni più comuni della gente nel venire a sapere che studio matematica.

1. Eh sì, sei sempre stato bravo.
2. Odio la matematica.
3. Ma dopo che lavoro fai?
4. Ti piace insegnare?
5. Perchè?

E allora cos'è l'intelligenza? È avere pensiero ampio e saper valutare le possibilità, è non ammirare qualcuno perchè è stato rinchiuso in una casa orwelliana, è non lasciarsi abbindolare a chi fa pressione sui più bassi istinti per diventare il tuo rappresentante, è sapersi fare delle domande e sapersi dare delle risposte, è capire che ciò che è non è ciò che deve essere, è riuscire a violare gli schemi della convenzione. Ma principalmente è essere curiosi e mettere in dubbio qualsiasi cosa.

giovedì 8 aprile 2010

Inaspettatamente aspettato

Mentre la mia mente vagava nel vuoto, ho afferrato un pensiero interessante. Mi sono reso conto di quanto sia aspettato l'inatteso e contrariamente di quanto sia inaspettato il prevedibile. Tutto il mio pensiero si snoda intorno ad una lettura di un bel po' di tempo fa (Guerre del Mondo Emerso di Licia Troisi nello specifico, che non so neanche di preciso la motivazione per la quale lo acquistai dato che odio profondamente i romanzi per ragazzi in ambientazioni fantasy partorite dalle menti di giovani scrittori cresciuti a pane e Dungeons & Dragons ed incapaci di fare il benchè minimo sforzo d'immaginazione per riuscire a capire che un mondo di fantasia non deve vivere obbligatoriamente sotto il rigido vincolo della divisione netta tra maghi, guerrieri e ladri). Sto libro è una specie di trilogia, anche se l'ho comprato in un volume unico, e nel primo libro, praticamente all'inizio, c'è il classico scambio tra il ragazzo e la ragazza. Il solito, dai: siamo cresciuti insieme, ti amo, non me ne ero mai accorto, scappa via perchè ti devo ammazzare, no non voglio ti amo, scappa ti ho detto, ok. Classica introduzione dei libri per ragazzi scritti da donne, insomma. In conclusione il ragazzo scappa e fine. Già attendo il ritorno del personaggio, dato che è stato ben costruito nel suo passato e nelle sue relazioni con altri personaggi, aspetto il colpo di scena prevedibile ma d'obbligo, che so, la ragazza protagonista in pericolo ed ecco che lui, da-dam, torna col cavallo bianco e i capelli al vento e la salva. Invece niente. Il personaggio scappa veramente e no nsi fa più vedere ne sentire per tutto il resto del libro. Il suo "amore più grande della sua stessa vita" se l'è lasciato alle spalle sapendolo in balia di una potente organizzazione criminale senza troppi problemi. Ciò mi ha spiazziato. Mi aspettavo il colpo di scena prevedibile in libri di questo genere e invece sono stato colto di sorpresa da ciò che dovrebbe essere normale e coerente in una storia. O che, almeno nella vita reale, lo sarebbe. Sono entrato in paranoia. Meglio la delusione di attendere l'inatteso e non vederlo arrivare o la delusione di non attendere l'atteso e vederlo arrivare?

mercoledì 7 aprile 2010

Icaro cade se c'è troppo sole, noi invece...

Primo volo storico per aereo solare
Un'ora e mezza nei cieli per viaggio sperimentale
Ansa.it
Ma voi vi fidereste di un aereo ad energia solare? Io non credo. Passa una nuvoletta e ti trovi spalmato diecimila chilometri più in basso.

martedì 6 aprile 2010

Grammatica di un certo peso

Il nostro maggior partito di governo si chiama Popolo della Libertà. Glissiamo sul populismo che richiama il nome ed osserviamo come dev'essersi fatto un errore di tipo sintattico nel creare il nome ed il logo. Infatti si chiama della libertà, non delle libertà. La cosa è ben differente; la prima fomula implicherebbe che un voto per questo partito sarebbe un voto per la libertà mentre un voto per gli altri sarebbe un voto contro la libertà. Tale fatto è alquanto ironico, alla luce dei fatti. La seconda espressione è invece ben differente. Vuol dire che è quel partito, se vince, si prenderà delle libertà, non è dato sapere quali. Magari si prende la libertà di andare a zoccole o di farsi qualche legge su misura o di rubare un po'. Allora, Silvio, tu che sei onesto e io credo nella tua onestà, perchè non correggi il logo? Quando leggerai questo intervento sentiti pur libero di lasciarmi un commento. Ciao.

lunedì 5 aprile 2010

#1 - Un buon motivo

Jack Jackson viveva nell'Illinois meridionale, aveva una moglie, un figlio, una Cadillac verde smerando ed una mentalità piuttosto all'antica. La sua devozione al vessillo a stelle e striscie era totale. “L'america è invincibile”, diceva. Poi ci fu la guerra nel Vietnam ed un gruppo di indigeni armati di canne di bambù sconfisse la macchina militare statunitense. “Beh”, si disse Jack Jackson, “almeno posso antora contare sulla moralità del nostro governo”. Poi ci fu Nixon, il Watergate ed altri noiosi contrattempi. “Almeno posso ancora contare sulla mia donna che sta in cucina a preparami il pranzo quando ho fame”. In realtà sua moglie partecipò attivamente nel lancio di reggiseni durante le rivolte femministre sparse per lo stato. “Beh”, si disse Jack, “per lo meno gli abominevoli froci sono ancora ripudiati come il cancro di questa società”. Ma gli abominevoli froci vennero ben presto tutelati dalla discriminazione proveniente dal fatto di essere abominevoli froci dalle leggi federali. Jack Jackson non era contento di questi cambiamenti e non voleva più scendere a compromessi. Quindi, per stare sul sicuro, si disse: “almeno non abbiamo un negro come presidente.” Lo trovarono morto suicida con i gas di scarico della sua Cadillac verde smeraldo in una notte di novembre.

domenica 4 aprile 2010

10 romanzi brevi

La lettura è ormai un passatempo riservato a pochi. La lettura fatta per puro piacere, non quella fatta per far vedere che si sta leggendo un certo libro, per entrare in una certa cricca di persone che hanno letto un certo libro o per poter sbandierare al mondo quello che si è letto in un dato libro. Il problema è che alla gente non piace passare un paio di settimane per leggere una storia quando un film in un'ora e mezza te ne serve una con in più gli effetti speciali e qualche scena di sesso. D'altra parte ci sono i libri realmente inutili, quelli che li leggi e poi ti accorgi che se l'autore si fosse limitato a riassumere in mezza paginetta di Word il succo della storia, sarebbe stato tutto molto più semplice ed efficace perchè sviluppare quel succo in un tomo da quattrocento pagine ha avuto il solo risultato di far odiare l'idea stessa a causa della sua lentezza di sviluppo. Per ovviare a questi due problemi ho scritto dieci romanzi brevi, ma brevi per davvero, che entrano nella mezza paginetta di Word di prima. Così chi ha fretta legge la storia in pochi istanti e se ne compiace, d'altro canto evito di cadere in prolisse deviazioni letterarie. È un'idea piuttosto interessante ed è tutta mia. Lunga vita a me, urrà urrà.

I romanzi saranno pubblicati ogni lunedì e saranno, ma tu guarda, dieci. In realtà sarebbero nove più un ultimo speciale ispirato o tratto da una storia più o meno vera. Gli altri spazieranno dallo storico, al thriller, al fantascientifico. Nonostante il tono generalmente idiota e scanzonato, ogni romanzo riassume in sè una profonda morale, personaggi complessi, intense storie d'amore, effetti speciali, scene di sesso e qualsiasi altra cosa si voglia trovare. Leggeteli, capiteli, viveteli. E consigliateli ai vostri amici!

PS: Sono gratis.

sabato 3 aprile 2010

Voto di protesta

Silvio Berlusconi è un genio purtroppo. Probabilmente è un genio del male, ma è pur sempre un genio. Anche Fabrizio Corona è un genio. E anche quelli del Grande Fratello. Sono geni perchè riescono a sfruttare le debolezze della gente, gente stupida che non ha abbastanza cervello da rendersi conto nelle mani di chi si sta mettendo. Non è Corona ad essere un idiota, idiota è che lo paga a cinque zeri per metterselo nel locale per una sera, chi paga a tre zeri per entrare a vederlo e suo babbo che gli da quei soldi (dato che uno che paga a tre zeri per vedere Corona difficilmente è uno che i soldi se li guadagna). Il ragionamento si estende a tutti i precedentemente menzionati ed anche ad altri.

Silvio: Volete le tasse?
Popolo: No!
Silvio: Volete i comunisti?
Popolo: No!

Grazie a questa sua genialità, Silvio Berlusconi ha vinto in parecchie regioni. Probabilmente è un caso che abbia vinto nella sue regione d'origine, nella più leghista e nelle più mafiose, ma probabilmente ha contribuito anche la sua campagna elettorale con sorriso carismatico a 64 denti (il sistema a 32 denti ormai non bastava più). Ha un dono innato nell'ammaliare le folle anche grazie all'assenza di scrupoli e di dignità umana che mette in tale attività. Raggiunge livelli di bassezza tale che è tecnicamente impossibile non dargli retta.

Silvio: Volete un pugno sui denti?
Popolo: No!
Silvio: Volete il cancro?
Popolo: No!

E infatti ha promesso che debellerà il cancro nei prossimi tre anni. A prescindere da quanto possa dipendere questo da elezioni politiche (e quindi a maggior ragione da elezioni regionali) quelli nati a fine giugno/inizio luglio si sono profondamente risentiti ed hanno optato per il voto di protesta per il partito più scemo presente sulla scheda elettorale. Caso vuole che il partito più scemo fosse proprio il PdL, quindi Silvio ha vinto.

giovedì 1 aprile 2010

Paradossi

Questo è un pesce d'aprile.

martedì 30 marzo 2010

Il mio inatteso incontro

S.: Uh, ciaooo!
Injo: Ciao.
S.: Quanto tempo, saranno dieci anni! Cosa fai ora?
Injo: Studio. A Bologna.
S.: Ah, ecco perchè non ti incontro mai in giro!
Injo: Sì, dev'essere per questo.

lunedì 22 marzo 2010

Quello che ho e quello che non sono

Ho un tot di cose da dire e da scrivere e le ho da un po' di tempo, ma non ne ho lo stimolo reale. Avere il blocco dello scrittore senza essere uno scrittore non è bello. È come avere il gomito del tennista senza essere un tennista o essere una testa di cazzo senza essere un cazzo.

lunedì 15 marzo 2010

Ricercatori di cose che esistono già

Ci sono una miriade di laureati in economia, scienze politiche, diritto vario e 'ste cose così. Di altri campi ce ne sono molti di meno, come nelle discipline scientifiche. Questo viene dall'ovvio fatto che le prime offrono un lavoro sicuro nella fabbrichetta, aziendina, consiglietto comunale di papino o cose del genere mentre le seconde no. Pazienza. La cosa che non capisco è che, nonostante questa mole di persone dalle lauree piane, tali facoltà hanno sempre professori che vengono da Firenze, da Milano, da Torino. Dal sud mai, sarebbe scadere di valore. Le facoltà scientifiche, invece, hanno sempre professori in loco. È una cosa che mi ha sempre incuriosito. Anche per il fatto che, oh, la legge è sempre quella, per insegnare un corso di diritto non ci vuole questa gran maestria, basta leggere i codici e fine quindi neanche a dire che si chiamano specialisti da fuori. Specialisti più giustificabili nella zona scientifica o ingegneristica, in realtà. I mille misteri di ciò che è futile.

sabato 13 marzo 2010

Rubare legalmente si può

Sto seguendo un corso di introduzione alla modellizzazione matematica dei mercati finanziari. Sto anche giocherellando (senza troppo coinvolgimento, veramente) ad una sorta di fanta-borsa. Sto facendo abbastanza soldi, tra parentesi. Guardandomi dunque qua e là in quest'ambito, ho avuto modo di farmi un'idea un poco più precisa, cosa che ha peggiorato la mia opinione in proposito più di quanto non lo fosse già. Lo speculatore finanziario è ormai un lavoro per molti, un lavoro legale che però mi riesce difficile da scindere dal significato negativo della parola "speculare" (non in riferimento agli specchi, l'altro significato). Probabilmente questo perchè effettivamente non c'è una vera distinzione tra le due cose. Uno speculatore (o un trader, chiamatelo come volete) è un ladro ed un approfittatore. È una persona che da il proprio appoggio alle aziende e poi ne porta via i soldi quando queste glieli rivalutano. Crea soldi dal nulla, soldi non legati ad alcun valore reale, soldi utopici con i quali generalmente pagano ville, diciottenni ed automobili meno utopiche. Senza contare le regole di tale mondo: tutti si sforzano di capire il momento giusto per operare leggendo i grafici, vedendo i movimenti. "Vedi, qui è sceso fino a questo punto quindi ora se sale oltre questa soglia il suo valore si alzerà enormemente!". Cazzate. Il valore dei titoli viaggia in modo totalmente aleatorio. Basta una news per distruggere tutte le previsioni. Basta che uno decida che si è seccato di quel titolo e lo venda che tutti subito dietro a vendere. Non è il mercato che muove gli speculatori, sono gli speculatori che fanno oscillare il mercato. La cosa splendida è che queste regole assurde di lettura dei grafici fanno totalmente gola a chi ci è dentro. Poi magari se, dopo che ti hanno spiegato una teoria, ad esempio quella del testa-spalle, tu gli chiedi perchè succede questo, loro si fanno scuri in volto. Regole sciocche, non scritte e senza alcun legame con la realtà ma che diventano reali perchè tutti le seguono e quindi tutti contribuiscono a far si che le regole siano sempre più verosimili. Ma ancora una volta c'è l'errore: non sono gli speculatori a seguire le regole della lettura dei grafici, sono loro a provocarle. Sono in grado in questo modo di fare i soldi o di rovinare la gente o le aziende senza fare altro che una telefonata. Giocano coi soldi degli altri e si arricchiscono alle loro spalle sfruttando come topi le garanzie del sistema, sfruttandole a loro favore, reinterpretandone lo scopo. Poi se uno fa dell'aggiotaggio tutti si arrabbiano e lo condannano perchè lui sta rubando. Eh, no. Non ci possono essere diversi livelli di furto, o si ruba tutti o non si ruba nessuno. E se lui è stato più furbo di voi a rubare, perchè dovete castigarlo? Rubate, cari, rubate finchè dura questo sistema economico di rappresentanza del valore invece che di valore reale perchè dopo saranno cazzi acidi. Voglio vedere chi se la prende la vostra laurea in Economia e Commercio quando l'umanità rinsavirà capendo che i soldi devono essere legati al valore e non essere un numero su un estratto conto.

venerdì 12 marzo 2010

La (solita) Sol Fa

Ho visto una di quelle trasmissioni idiote da pomeriggio di weekend. Si dicuteva del Festival di Sanremo (andranno avanti per inerzia per mesi e mesi) e del possibile (certo) plagio della canzone di Pupo, pari pari ad Over The Rainbow. Così Katia Ricciarelli, che in teoria dovrebbe essere una cantante e quindi dovrebbe capirci qualcosa di musica, se ne esce con la fantastica "ma sì, dai, le note sono sette!". Ora, capisco essere stupidi, non è colpa di nessuno se si stupidi, stupidi purtroppo ci si nasce ma ci si diventa anche e comunque quando sei stupido stupido rimani e non ci fai niente, non voglio dire questo, ma per fare un'affermazione del genere oltre a stupido, cosa che ci può stare ho già detto, uno deve anche essere ignorante, cosa ben più grave in quanto l'ignoranza si può cancellare semplicemente attivando la mente e guardandosi attorno quindi se uno è d'una ignoranza nera come lo spazio significa che è felice del suo non sapere. Bene. Le note sono sette. Questo mette in risalto un certo numero di caratteristiche della musica italiana. Innanzitutto sono tutte canzonette dal testo scialbo, ma questo non fa parte della discussione. Il problema è che sono tutte canzonette arraggiate in quattro e quattr'otto suonando i soliti giri di chitarra, i soliti accordi, i soliti arpeggi. I più brillanti trasformano tutto al pianoforte, ma la sostanza è quella. E quindi ok, le note sono sette, gli accordi sono un po' di più ma è ovvio che prima o poi si ripetono, soprattutto considerato che 'ste canzonette sono tutte suonate con lo stesso ritmo. Ecco, la Ricciarelli sguazza nella sua ignoranza credendo che le canzonette italiano siano tutto il panorama musicale. Si sbaglia. Potrei citare decine e decine di generi che anche ascoltandoli per anni non sentirebbero il bisogno di ripetere se stessi. Questo viene a causa di una cosa chiamata abilità compositiva, cosa che gli italiani non hanno e che la Ricciarelli addirittura ignora. Quindi è ignorante. Ma perchè accade ciò? Semplice. Esistono un certo numero di variabili. Le note sono sette (veramente le note sono dodici contanto tutti i semitoni di un'ottava, quindi il ragionamento è già sbagliato in partenza) ma le combinazioni tra queste, anche limitandosi solo a quelle che suonano bene insieme, sono enormemente di più. Senza contare i possibili ritmi. I tempi. Le pause. Le diverse ottave. Le melodie. Gli strumenti. Lo stile. Le sfumatore. Decine e decine di variabili che sono in grado di generare possibilità pressochè infinite, anzi, sicuramente infinite. Ma se siete tra gli sfortunati che considerano La Canzone del Sole un pezzo di vera musica e che quella sia abilità nel comporre musica, beh, allora sì, le note sono sette e buonanotte.