domenica 3 febbraio 2008

Peccato, ho beccato i tuoi peccati.

Sembra che il Papa non possa fare a meno di lanciare qua e la una cagata, ogni tanto. Almeno quello di prima non ce la faceva a parlare e le diceva a bassa voce, così non si sentivano. Questo invece ha pure l'accento tedesco che mette in risalto ogni parola di suoi discorsi. Qualche tempo fa se ne è uscito con una cosa del tipo che "la scienza non è criterio del bene". L'ho trovato sull'Ansa, tanto per dire. Ora, siccome spero di essere un futuro scienziato, o almeno laureato in laurea scientifica, mi sento chiamato in causa. Visto che il Papa stuzzica la scienza, ora la scienza (rappresentata da me) stuzzicherà il Papa. Quando il Santo Padre leggerà questo post, se vorrà potrà tranquillamente lasciarmi un commento.

Parliamo dei sette peccati capitali. Ricordiamoli un momento, visto che ogni volta che li dobbiamo elencare alla fine ne manca sempre uno: Gola, Ira, Accidia, Lussuria, Superbia, Avarizia ed Invidia. Vediamo come si comporta il Papa in relazione a questi.

Gola:

Allora, leggendo libri di storia e vedendo immagini in giro ho sempre avuto la stessa immagine del Papa, ovvero un vecchio bonaccione vestito in modo bizzarro che ama salutare. E con una bella pancia. Certamente una pancia così non si mette su da sola, lo so per esperienza. E, una volta per tutta, no, le ossa grosse non esistono. Quindi, a mio avviso, il Papa ci da giù coi manicaretti. O, vista la sua origine, con wurstel e crauti.


Avarizia:

L'abito non fa il monaco ma il Papa forse si. Va in giro con un vestito (nel vestito sono compresi anelli e ammennicoli vari, fanno parte della divisa) che da solo basterebbe a sanare il buco dell'economia italiana. Senza parlare poi delle proprietà della Chiesa che anche solo una piccola parte, se ben investita, potrebbe risollevare le sorti del continente africano. Ma no, meglio tenersi gli anelli, cosa ce ne facciamo di quelli. Sono dei negri, per giunta.

Giù le mani, scroccone!

Invidia:

Giovanni Paolo II fu un Papa particolarmente amato anche grazie alla pena suscitata nel prossimo, visto come si era ridotto negli ultimi anni. Questo dev'essere uno scoglio da superare non da poco per Ratzinger, è come andare interrogato dopo il secchione di turno o cercare di fare sesso con la propria ragazza dopo aver visto un film porno. E' inutile, per quanto ci si possa sforzare non regge il confronto. Probabilmente a Benedetto XVI rode di brutto ma riesce a non darlo a vedere. Non più di tanto. Ma la sua invidia era addirittura precedente, già da tanto si preparava a sostituire il caro Giovanni Paolo II. Della serie "quando sarò Papa io, te la faro vedere". Grazie al cazzo. L'altro è morto.


Superbia:

La superbia è il peccato di coloro che si credono superiori agli altri in tutto per tutto e che fanno pesare la propria posizione ai sottoposti. Dunque, prendiamo in considerazione il Papa. E' il capo della Chiesa. Si considera infallibile. Le uniche volte che passa in mezzo alla folla lo fa su un piedistallo mobile, dentro una gabbia di vetro. Può sembrare una similitudine alle spogliarelliste negli strip club ma effettivamente la papamobile non è altro che quello. Ah, non dimentichiamo che sta su un palcoscenico altissimo tutto agghindato davanti ad una folla immensa. E pretende che tutti seguano ciò che dice. Il verdetto è: colpevole.


Lussuria:

L'essere umano è un animale. L'animale come essere vivente ha alcune caratteristiche imprescindibili: nasce e muore sicuramente. Ha bisogno di nutrirsi ed espellere scorie. Ed ha necessità di riprodursi. Ora, volete farmi credere che questo caro vecchietto non ha mai preso in mano il suo gingillo per tutta la sua (lunga) vita? A reprimere certi istinti accadono cose spiacevoli, basta solo pensare a quanti preti sono stati beccati con le mani nei pantaloni dei ragazzini. Quindi il Papa deve avere qualche tipo di sfogo. Magari a settant'anni suonati no, ma prima sicuramente si. E' scientificamente provato che ammazzarsi di pippe non rende ciechi. Ma nulla è stato detto circa l'apparizione di occhiaie. Le immagini si commentano da sole.


Bene, cinque su sette. Non è una buona cosa. In fondo lui dovrebbe essere l'emissario di Dio, colui che fa da tramite tra il vecchio supremo lassù e la gente comune. Vediamo cos'ha da dire a sua discolpa.

Injo: Eminenza!
Papa: Salve a te, Injo.
Injo: Ho condotto una ricerca ed ho scoperto che lei è colpevole di ben cinque peccati capitali. Le va di parlarne?
Papa: Veramente stavo facendo la pennichella...
Injo: A quest'ora?
Papa: Si.
Injo: Aggiungiamo l'accidia allora. Siamo a sei su sette.
Papa: E con questo?
Injo: Non vuole parlarne?
Papa: Non mi interessano le tue sciocche baggianate ragazzo.
Injo: Ma come, sei peccati capitali su sette! Dovrebbe dare qualche spiegazione al popolo che la ascolta ogni domenica.
Papa (gridando): Io non devo alcuna spiegazione a nessuno, ragazzo!
Injo: Si è per caso adirato?
Papa: Certo, mi fai perdere le staffe!
Injo: Ira. E siamo a sette.
Papa: Ho vinto qualcosa?
Injo: La redenzione.

sabato 2 febbraio 2008

Non c'è titolo

Il titolo di un post è un po' come il nome di una persona. Non può esserci una persona senza nome come non può esserci un post senza titolo. Pensate ad una persona senza nome: come si fa a parlare di lei o anche solo a parlare con lei?

Amico di: Ehy!
Passante: Dici a me?
Amico di: No.
Passante: Dici a me allora?
Amico di: No, dico a.
Passante: A chi?
Amico di: A!
Passante: Mi prendi in giro?
Amico di: No, dico sul serio. Ora ve lo chiamo. !

Cioè, non si può proprio fare. Anche il povero Manzoni dovette usare un nome per identificare un personaggio senza nome (Innominato è un brutto nome ma pur sempre un nome). Una persona senza nome è come se non avesse genitori per dargli un cognome, come se non avesse una madre a dargli il nome. Una persona senza passato e senza futuro. Una persona fittizia, una persona vuota ed inutile. Sarebbe impossibile parlargli. Anche se fosse un genio, un grande filantropo, non gli si potrebbero dedicare vie e monumenti. Non potrebbe avere neanche un parcheggio privato effettivamente. Non potrebbe firmare assegni o contratti. Così un post senza titolo, come un uomo senza nome, è privo totalmente di significato. Il titolo è la vera essenza del post stesso. E' il titolo che salta all'occhio della gente, che viene letto per primo e che invoglia alla lettura, se il titolo non è presente il post non ha ragione di esistere. Anche se il post non dice niente di che, con un bel titolo risulterà ugualmente interessante. Proprio per questo non posso lasciare vuoto il campo Titolo del form di compilazione di questo post, altrimenti il post non avrebbe ragione d'essere. Anche se, nell'insieme, è più vuoto del vuoto.

Passante: Non avevi proprio niente da scrivere?
Injo: No.

venerdì 1 febbraio 2008

Logica divina

Consideriamo un essere inesistente e dimostriamone l'esistenza. Chiamiamolo Dio per comodità. Ora, questo Dio è il capo e l'origine di tutto. Godel nella sua dimostrazione di Dio considera Dio come colui avente tutte le proprietà positive. Ok. E la puzza dove la mettiamo? I foruncoli? La Lega Nord? Com'è facile intuire, gli assiomi di Godel sono sbagliati. Se Dio fosse esclusivamente positivo il mondo da lui creato non potrebbe avere proprietà negative. Quindi, se consideriamo Dio come l'intersezione di tutte le cose positive ed il Creato come un sottoinsieme di Dio (o un gruppo ciclico generato da Dio se fa più comodo) arriviamo ad una contraddizione. Bang.

Ora consideriamo invece che Dio è tutto ciò che conosciamo quindi anche le cose negative. Facciamo l'intersezione e qui finalmente troviamo Dio e il Creato suo sottoinsieme è quello in cui viviamo. Ok. Ora Dio non è in contraddizione logica ma non è detto che vi sia una tale intersezione. O magari l'intersezione è puramente casuale e ci è capitato il mondo li. Ora proviamo ad interpellare Dio e la sua onnipotenza.

Injo: Dio!
Dio: Si?
Injo: Voglio dimostrare la tua esistenza.
Dio: Ottimo.
Injo: Senti, tu hai creato il Creato giusto?
Dio: Completamente.
Injo: Ora, saresti in grado di creare un sasso enorme?
Dio: Ovvio.
Dio crea un grosso sasso.
Injo: Ora sollevalo.
Dio solleva il sasso.
Injo: Bene, hai molto potere. Ma siamo sicuri che questa sia onnipotenza?
Dio: Certamente!
Injo: Ok. Allora crea un sasso pesante, così pesante che neanche tu potrai alzarlo.
Dio: ...
Injo: Non puoi farlo?
Dio: Certo che posso.
Injo: Allora non sei onnipotente. Non puoi alzare il sasso.
Dio: Ma forse, pensandoci bene...
Injo: Se non puoi creare tale sasso, non sei ugualmente onnipotente.
Dio: ...
Injo: L'onnipotenza è contradditoria.

Bene, Dio non onnipotente. D'altronde però l'onnipotenza non fa parte del nostro mondo, non ne abbiamo esempi tangibili quindi il risultato ha utilità relativa.

Injo: Dio!
Dio: Eh.
Injo: Voglio dimostrare la tua esistenza.
Dio: Mh.
Injo: Senti, tu sei in grado di sapere tutto?
Dio: Certo, l'onniscenza è un altro dei miei poteri.
Injo: E come mai non sapevi che l'onnipotenza è utopica?
Dio: ...

Anche l'onniscenza l'abbiamo tolta di mezzo ma anche questa non esiste nel nostro mondo. Dobbiamo ora dimostrare che non esiste una caratteristica mancante a Dio ma presente nel nostro mondo. In questo mondo dimostreremo che Dio è nell'intersezione di tutte le cose del nostro mondo.

Injo: Dio!
Dio: Ancora tu.
Injo: Voglio dimostrare la tua esistenza.
Dio: Uff.
Injo: Voglio sapere se tu hai tutte le proprietà del Creato.
Dio: Puoi contarci.
Injo: Sei malvagio?
Dio (colpendo Injo con uno schiaffo): Si.
Injo: Sei buono?
Dio (regalando ad Injo un leccalecca): Si.
Injo: E com'è possibile, non sono opposti?
Dio: Io sono tutte le cose.
Injo: No, fermo. Quello lo dobbiamo dimostrare. Non posso prendere come assioma il risultato che voglio dimostrare, mica sono Godel.
Dio: Lui l'avevo convinto subito infatti.
Injo: Allora, come fai ad essere buono e malvagio? E vecchio e giovane? E maschio e femmina?
Dio: Ragazzo, non ho tempo da perdere con queste sciocchezze!
Injo: Accidenti!
Dio: Cosa?
Injo: Non hai tempo da perdere. Quindi non sei l'intersezione di tutte le cose.

Come vedete, Dio non è l'intersezione di tutte le cose del mondo. Quindi, prendendo per assioma che tutte le cose del mondo esistono (possiamo toccarle) significa che Dio ha solo alcune di queste cose. Quindi Dio è sottoinsieme del mondo.

Ovvero ce lo siamo inventato noi.

mercoledì 30 gennaio 2008

All your base are belong to U.S.

Come sarebbe il mondo se la Germania nazista avesse vinto la guerra? Come adesso ma con meno ebrei. Se andiamo a spulciare i film che parlano di futuro di mezzo secolo fa vediamo che sono principalmente di due tipi, quelli che parlano dello spazio e quelli che ipotizzano un futuro controllato da un despota. Distopia, si chiama. Beh, il nostro stato despota sono gli Stati Uniti. La forza industriale più grande del mondo che si rifiuta di firmare il Protocollo di Kyoto. Lo stato che se ne fotte di cosa dice l'ONU e va a dare la caccia alle armi di distruzioni di massa di Saddam. Le armi non le hanno trovate ma era un peccato aver fatto un viaggio a vuoto quindi ne hanno approfittato per esportare un po' di democrazia. Hanno inventato un dispenser automatico che regala dolci pillole di democrazia ad una cadenza di 700 pillole al minuto per una gittata di 200 metri. MP5, lo chiamano. Essere il presidente degli USA quindi è la carica più influente per quanto riguarda l'equilibrio mondiale, politico ed economico. Ora pensate se Hillary Clinton riesce a farsi eleggere, il primo presidente americano donna. Un individuo che ogni 28 giorni viene invaso da una tempesta ormonale da far sragionare. Finchè capita alle mie insegnanti le mando a fanculo tra i denti ma se capita al presidente degli USA ci scappa la terza guerra mondiale. Ora basta altrimenti mi danno del sessista. Torniamo a parlare dello stato despota che se ne frega di tutti e di tutto e fa quello che gli pare.

USA: Ora invadiamo l'Egitto, vogliamo le piramidi.
ONU: No, fermi, non potete!
USA: Provate a fermarci. Magari c'è un po' di democrazia anche per voi, dopo.

L'unico modo è evitare che ci sia una nazione nettamente prevalente sulle altre. Se togliessimo di mezzo gli USA credo che la situazione sia più equilibrata. Escludiamo il Vaticano, parliamo di situazione politica ed economica non di favole. Ora, quale carta possiamo giocarci contro di loro? Beh, gli USA sono un'isola. Un'isola enorme ma comunque un'isola. E il petrolio ce l'abbiamo noi. E' inutile che strizzate quella spugnetta di Alaska, il grosso sta qua dai sultani. Via con un bell'embargo allora. E che vengano pure a bombardare, dopo due o tre viaggi transoceanici voglio vedere con quale carburante faranno volare i loro aerei. Le soluzioni che si presentano sono quindi le seguenti:

Soluzione "Ehy, parliamone!": Gli USA riconoscono che hanno sbagliato e trattano.

Soluzione "Non mi arrenderò mai!": Gli USA si chiudono nel loro piccolo mondo. La nazione è allo sfascio, il popolo chiede la resa. Il presidente dichiara "mai, dovranno passare sul mio cadavere". Il popolo massacra il presidente e chiede la resa tramite un video su YouTube.

Soluzione "Vi trascinerò in fondo con me!": Gli USA sparano testate nucleari su tutto il globo. Scattano le controffensive contro di loro. Muoiono tutti. Fine della razza umana.

Soluzione "Chi è l'isola, adesso?": Gli USA sviluppano sistemi ad energie alternative. Sfruttano le nuove tecnologie per costruire un potente esercito e conquistano il mondo. Il problema dell'ecologia è risolto e non necessitiamo più del Protocollo di Kyoto.

Soluzione "Ci arrendiamo. Davvero.": Gli USA si arrendono e in segno di resa donano al mondo un grande cavallo di legno.

Come vedete dalle prospettive, il gioco vale la candela.

Scienziato: Il continente americano non è un'isola! Si dice isola un territorio nel quale il clima è influenzato dal mare per tutta la sua estensione, cosa che non accade in America!
Injo: Mica vuoi una raffica di democrazia pure tu?

martedì 29 gennaio 2008

Lui, lui e l'altro

Provate a connettervi ad IRC ed andate a chattare in #sesso con un nickname vagamente femminile. Immediatamente riceverete decide e decine di messaggi privati da vari di utenti di quel canale. Mi viene da chiedermi per quale motivo così tanta gente si mette di fronte ad una chat in attesa dell'ingresso di un nickname per poi tempestarla di domande (ciao, di dove sei, sei carina, ti piace farti umiliare pubblicamente). Ragazzetti, si pensa. Invece no, si trova gente che raggiunge la cinquantina per nulla preoccupati di parlare di certe cose con ragazzette. Ragazze che, per inciso, non esistono. Sfatiamo questo mito delle sgualdrinelle online. Se una ragazza vuole fare la sgualdrinella, esce e si fa fare l'ispezione vaginale dal primo ragazzo che passa. La donna ha questo a suo favore, l'uomo sa che ogni lasciata è persa e non dice mai di no. Ne deriva quindi che nelle chat di sesso ci siano solo uomini. Il che è incredibile, vista la quantità di gente che vi affluisce sempre e comunque. Gente che vuole metter le mani nei pantaloni anche solo guardando una foto femminile. O magari che cercano di convicere a guardarli in webcam mentre fanno i loro porci comodi. Ma come si può essere così squallidi? Cioè, in giovinezza lo posso comprendere ma a quarant'anni come si fa? Sembra che il cybersex sia il trend del nuovo millennio. Magari questo può entrare in sintonia con la decodifica del genoma umano.

NickFemminile: Facciamo cybersex?
NickMaschile: Ok, ti passo il mio genoma su txt.
NickFemminile: Bene, dopo lo sintetizzo e mi fecondo con una siringa.

Il che riporta al problema d'origine: non esistono donne, in certe comunità. Il che potrebbe portare a situazioni spiacevoli che potrebbero intaccare amicizie e rapporti.

Nick1: Facciamo cybersex?
Nick2: Ti passo il mio genoma su txt.
Nick1: Ma come, sono io a dovertelo passare!
Nick2: Allora non se ne fa niente, odio gli omosessuali.
Nick1: Va beh, allora sono donna. Passamelo tu.
Nick2: Ok, allora te lo passo.

Ma perchè tutto questo. Il sesso dovrebbe essere una cosa bella e piacevole. Non dico che deve andare a braccetto con amore e sentimenti perchè direi una vaccata, ormai non ci credono più neanche le donne. Non posso esprimermi più di tanto perchè il mio essere misantropo mi spinge a credere che infilare un pezzo di carne dentro un buco umidiccio dal quale esce saltuariamente urina e che mai sarà totalmente ripulito da essa sia una cosa sporca e barbara. Però credo che debba essere una cosa piacevole, in linea di massima. Allora perchè non uscire e attaccar bottone alla prima umanoide femmina sul ciglio della strada invece di chiudersi in una stanza in una gelida serata d'inverno a scambiarsi effusioni tra le proprie mani? Non comprendo. La masturbazione è cosa buona, è stato provato che non rende ciechi a meno che l'organo in questione non si estenda fino ai bulbi oculari, è stato provato che fa bene al ciclo di produzione degli spermatozoi e per quanto riguarda la questione etica si sa, il papa dice che non si può fare ma se Dio volesse l'astensione ci avrebbe creati col pene dove non si può arrivare con mano. Che so, al centro della schiena. E se proprio dovete credere alla parola degli uomini scritta sulla Bibbia, potete sempre andare dal prete a confessarvi dopo e tutti i vostri peccati saranno perdonati.

Ragazzo: Padre, mi sono masturbato!
Prete: E' una cosa che offende gesù, non si fa.
Ragazzo: Lo so, mi perdoni.
Prete: Va bene. I tuoi peccati sono assolti.
Ragazzo: Ci scambiamo un segno di pace, padre?
Prete: Magari un'altra volta.

lunedì 28 gennaio 2008

Lettera a Jane

Egregia signora Jane,
com'è il tempo nella giunga in questa stagione? Bando ai convenevoli volevo informarla che adoro i suoi biscotti, giri da parte mia anche i complimenti a Tarzan ed al leone. Ho trovato però un difetto di fabbricazione in uno dei suddetti, una Gocciola senza gocciole. Comprende da solo che una cosa del genere non può essere, non può esistere per definizione, sarebbe come i Pandistelle senza le stelle o la Salsa Tartara senza il tartaro. Allego a questa missiva il vostro prodotto fallato e il mio indirizzo, potete provvedere alla sostuzione?

Cordiali saluti.

Injo

PS: Tenga d'occhio suo marito, credo che se la faccia con la Drow delle Gocciole Extra Dark.


domenica 27 gennaio 2008

Paranoid Mark

Sono stato gabbato. Avevo visto delle scene con frasi scritte in inglese, avevo sentito a grandi linee la storia e mi ero convinto che Paranoid Park fosse un film. Me tapino. Solo guardandolo, dopo appena dieci minuti ho appreso l'amara verità: è un film francese, ovvero come trasformare un corto sotto i quindici minuti in un lungometraggio da un'ora e mezza a colpi di rallenty, scene ripetute, primi piani ossessivi, intermezzi con immagini di skater scaricati da YouTube.

Trama:

Skater sedicenne affetto da tutti gli stereotipi del mondo (capelli arruffati, taciturno, genitori in via di divorzio, fratello piccolo di cui prendersi cura, amico del cuore skater, ragazza strafiga) va una sera a Paranoid Park, uno skatepark in un brutto quartiere. Conosce un tizio senzatetto e si divertono a saltare su un treno merci in corsa. Strano tipo di divertimento. Fatto sta che una guardia ferroviaria cerca di fermarli, il ragazzetto lo spintona e questo viene tranciato a metà da un treno. Quindi il ragazzo si sconvolge, scappa gettando la tavola da skate nel fiume, la polizia la trova ed interroga tutti gli skater della scuola. Alex (dovrebbe essere il nome del protagonista) lascia la ragazza figa e superficiale ed inizia ad uscire con un'altra cessa e profonda che non si sa da dove è uscita fuori. Questa gli consiglia di sfogare i suoi problemi e le sue angosce scrivendole su un quaderno. Lui lo fa. Poi brucia il quaderno.

Realizzazione:

Ovviamente sarebbe troppo facile se la trama fosse liscia e lineare, non dimentichiamoci che stiamo parlando di un film filofrancese. Il film parte pressochè da metà trama e va all'indietro per proiettarsi verso il finale e tornare indietro rimostrando le stesse scene. Quindi si passa all'inizio. Poi ancora alla parte centrale. Poi alla finale. Poi ancora al centro e finalmente il supplizio ha fine. Fantastiche le scene a scuola dove viene mostrato al rallentatore la passeggiata lungo tutto il corridoio per ogni minimo spostamento di Alex. Fa venir voglia di tornare a scuola pur di metter fine a questa sofferenza. Memorabili anche i minuti di primo piano mentre Alex sta immobile sotto la doccia. Per non parlare degli oltre cinque minuti di primo piano finali dove Alex guarda il suo quaderno che brucia. Per non parlare della fantastica idea di ripetere due volte le stesse scene per aumentare il minutaggio complessivo, geniale. Mi chiedo perchè non facciano tutti così.

Giudizio finale:

Paranoid Park è un film filofrancese. Tra tutti i film filofrancesi (o francesi del tutto) che mi sono sorbito, mai per mio volere, sia chiaro, è tra i peggiori, superato solo da Them, una sorta di thriller di un ora e passa in cui una giovane insegnante scappa all'interno della sua villa imperiale (non oso pensare quanto possa guadagnare una insegnate d'oltralpe) e la telecamera la segue finchè non scappa nei sotterranei e viene uccisa. Così, senza motivo. Finita la visione del film, la mia faccia era scura e deformata. Gli occhi volevano chiudersi, il sonno suscitato dalla visione era immenso, la tristezza senza confine.

Attore: E, ancora una volta, ero solo.
Injo: Accidenti.
Attore: Ero triste.
Injo: Mi dispiace.
Attore: Ero al buio.
Injo: ...
Attore: E, ancora una volta, ero solo.
Injo: Merda, un altro film francese.

sabato 26 gennaio 2008

Lettera a Mr.McDonald

Egregio Ronald McDonald,
le invio questa presente per complimentarmi della sua estrema simpatia, del suo facepaint, dei suoi capelli rossi e delle divertentissime scarpe. Spinto dal suo efficacissimo jingle mi sono spinto in una catena dei suoi negozi a consumare un Cheeseburger. C'era tanta fila ma che potevo fare di fronte ad una cosa così succulenta?

Non potevo farci niente. Ho così atteso impaziente, pregustandomi il formaggio, la carne scelta e le verdurine assortite. Quando finalmente è venuto il mio turno ho ordinato e ho pagato. Costava abbastanza, ma ero contento di aver speso i miei soldi nei suoi negozi. Sono corso quindi al mio tavolo, con la bava alla bocca ho aperto la confezione e questo è ciò che mi sono trovato davanti.

Non capivo perchè, deve esserci stato un errore! Allora sono corso dal commesso a farmelo cambiare ma lui sosteneva che quello era proprio un Cheeseburger. Ho pianto. Singhiozzando sono tornato al tavolo ed ho osservato il mio acquisto. Non c'era traccia del Cheese e forse neanche del Burger. Perchè è accaduto questo? Mi piacerebbe che quando vengo ad accorciare le distanze con al soglia dell'obesità in uno dei vostri negozi almeno ciò che mangio sia bello da vedere. Altrimenti passo a farmi direttamente un'endovena di colesterolo.

Spero che questa lettera possa essere utile a migliorare i vostri prodotti in futuro.

Sinceramente.

Injo

venerdì 25 gennaio 2008

Un mondo di briciole

Ho seriamente preso in considerazione l'idea di abbandonare gli studi per diventare uno scrittore di successo. Non uno di quelli che fanno quattro romanzi e poi si dimenticano, sia chiaro, uno di quelli che entrerà nella storia tipo Poe, Lovecraft o King e che al tempo stesso cacano libri a ciclo continuo tipo Bruno Vespa. Il paradosso sta nel fatto che ho imboccato una strada unicamente scientifica e mai potrò diventare scrittore di romanzi, lunghi o brevi che siano. Avevo pensato di poter diventare un novello Italo Svevo ma in fondo non mi piace la sua testa a forma di lampadina. Quindi ora è da trovare solo la nuova frontiera dell'interdisciplinarità. Un bel romanzo di matematica. O un'equazione thriller, tipo quelle che mi piazzano davanti agli esami. Ho riflettuto sulla questione e sono giunto ad un unica soluzione: non si può fare. Resomi conto di ciò mi sono abbandonato all'apatia sul divano per tutto il pomeriggio, ingozzandomi di biscotti alle gocce di cioccolato e gocce di cioccolato senza biscotti, pensando ai racconti che mi piacerebbe scrivere. Qualcuno l'ho già scritto, altri ronzano nella mente in attesa di una giornata in cui invece di preparare un esame mi metto a digitare al computer. Sono idee geniali, sicuro. Le scriverò tutte poi lascerò indicato nel mio testamento di pubblicarli in edizione limitata e consegnarli alle biblioteche di tutto il circondario. Vivrò una seconda vita attraverso i miei lettori, nella loro fantasia, nei loro occhi pieni di luce e nei loro cuori esaltati dalle mie storie.
Già.
Si.
Al diavolo. Mi butto sul letto e mangio biscotti. Mi addormento e rovescio tutto. Dormirò in un mondo di briciole, scomodo e pungente. Dopo qualche ora mosche e formiche banchetteranno fino al sorgere del sole quando mi sveglierò per vivere una nuova giornata.

giovedì 24 gennaio 2008

Il tempo

Stanotte ho avuto l'illuminazione. Mentre il mio corpo assorbiva i farmaci giacevo nel buio, in silenzio, in attesa che il sonno sopraggiungesse e mettesse fine ad un'altra giornata. Mentre ero li, al buio, ho avuto tempo di pensare a quel che sto facendo. Mi ammazzo e mi stresso per continuare i miei studi dell'università quando probabilmente a nulla tutto ciò servirà. Cioè. Una laurea in matematica dove mai potrà portarmi? A fare il fannullone stipendiato in una scuola? Sai che soddisfazione. Assorbirà cinque anni della mia vita per poter poi prendere un pezzo di carta e trovarmi nuovamente di fronte ad una incognita. Ho cercato delle soluzioni al problema ma di certo non sono di facile realizzazione.

Soluzione 1: All'indietro

Se almeno l'università non assorbisse la mia vita, la cosa sarebbe accettabile. Mi assorbe l'attenzione ed il pensiero anche quando non studio (ovvero la maggior parte del tempo). Se fosse come alle superiori dove bastava ascoltare in classe per poter galleggiare su una media decente tutto andrebbe meglio. Se fosse come alle superiori dove per recuperare un voto bastava tornare in modo volontario qualche giorno più tardi. Quindi voglio tornare indietro.

Professore: Ma tu non ti eri diplomato l'anno scorso?
Injo: Si, ma sono tornato.
Professore: Ma come!
Injo: Ero nostalgico del dolce far niente che mi avete profuso.

Soluzione 2: In avanti

Oppure vorrei che il supplizio fosse già concluso. Vorrei aver terminato tutto, rubare qualche soldo dalla borsetta di mia mamma e farmi un anno sabbatico, scappare in norvegia, stare per ore sulla roccia scoscesa a guardare le onde infrangersi sui fiordi, a sentire in vento del nord nei miei capelli, a godermi la pioggia. Morirei di polmonite, ma morirei felice. Poverino, si era appena laureato, direbbero familiari ed amici. Anzi, solo i familiari.

Injo: Sono venuto a prenotarmi per l'appello della tesi di laurea.
Professore: Ma lei è del primo anno!
Injo: Odio i preliminari.

Soluzione 3: Il tempo

Ho notato anche che è il tempo a non bastare mai. Mi sveglio alle 8, accendo il pc, mangio un muffin al sapor di cartone e già sono le 9. Mi metto ad imbalsamarmi al pc e sono le 10. Mi alzo per andare in bagno e sono le 11, è quasi ora di mangiare, è mezzogiorno. Mangio, è l'una. Alle tre ancora non ho concluso niente. Studio un po', sono le 17, arriva mio fratello che vuole giocare, sono le 18. Mi butto un po' alla tv, è quasi ora di cenare, arrivano le 20, la famiglia si riunisce, si mangia, 21. Mi alzo da tavola e, burp, mi butto sul divano, in un momento sono le 23. Non c'è niente di bello in tv, la notte, torno al pc, è scoccata la mezzanotte. Mi guardo intorno, noto di aver buttato una giornata. Vado a dormire e mi dico, domani farò di più. Devo studiare questo, leggere quel libro, vedere quel film. E nulla mai si conclude. Manca il tempo.

Injo: Voglio potermi muovere alla velocità della luce.
Dio: Per qual motivo?
Injo: Perchè così il tempo si dilaterà e potrò fare tutto quel che devo fare!
Dio: Non eri tu che all'esame di Fisica sostenevi che il tempo si contraeva?
Injo: (imprecazione)
Dio: Mi hai chiamato?
Injo: No niente.