martedì 6 ottobre 2009

Nato morto

Ad ogni trasmissione lo annunciano con tono solenne, in ogni telegiornale è la notizia di chiusura e prima e dopo ogni programma televisivo viene ricordato. No, tranquilli, nessuna edizione straordinaria per chissà quale catastrofe: è solo il passaggio al digitale terrestre. Tutta Mediaset è costantemente attiva per ricordarci di comprare il digitale terrestre perchè tra poco l'analogico non funzionerà più mentre la Rai lo dice solo una volta ogni tanto, quando si ricorda. Cioè: Mediaset (privata) ricorda a tutti gli italiani la cosa, Rai (pubblica) se ne frega. Ammesso questo scambio di ruoli ed ammesso che qualcuno sia veramente terrorizzato dall'eventualità di perdere i programmi Rai o Mediaset perchè sprovvisto del digitale terrestre, andiamo ad analizzare la "nuova" tecnologia introdotta. Il digitale permette di vedere programmi senza il consueto effetto neve o effetto sfarfallio tipico delle trasmissioni analogiche fino ad oggi utilizzate. Migliore qualità dunque, ma a quale prezzo? Semplice: mentre con l'analogico è facile raggiungere un compromesso (non si vede benissimo, ma si vede e mi basta) col digitale questo non si può fare: se si vede, è perfetto, impeccabile, privo di sbavature, ma se il segnale non arriva bene semplicemente non si vede. Magie del digitale. Andiamo oltre: con l'avvento del digitale sono apparsi nuovi canali a iosa. Ad esempio, Mediaset ora ha anche Iris (un canale che trasmette film vecchi, ma non come Rete4, molto molto più vecchi) e Boing (cartoni animati). A me pareva che Berlusconi (o relativi famigliari) non potesse neanche possedere Rete4 sia perchè non poteva avere più di due reti, sia perchè occupava le frequenze di Europa7. Ora ne ha cinque. Vabbè. Andando oltre vi è il problema dell'interattività tanto declamata. Per ora l'unica interattività che ho trovato è sui canali Mediaset; ogni tanto appare una miniatura del logo della rete in alto a sinistra in rosso. Se premi il pulsante rosso potrai godere - udite udite - di uno spot pubblicitario! Miracolo tecnologico! Ma le novità non finiscono qui. Un tempo, quand'ero piccino, c'era Tele+ (mi pare si chiamasse così, non l'ho mai avuto). Al tempo hanno inventato i canali sdoppiati per adattarsi alle esigenze del pubblico, ovvero c'era la stessa rete mandata in onda due volte ma una delle due era shiftata di un'ora. Una cosa ingegnosa in effetti. Vent'anni fa. Eppure oggi ancora ripropongono lo stesso sistema per simulare la flessibilità. Con quello che si è speso per cablare l'Italia intera in digitale, smantellare le vecchie infrastrutture dell'analogico e comprare i decoder, si sarebbe potuto cablare l'intero territorio con una dorsale in fibra per l'internet ad altissima velocità. Non può Canale5 e Canale5+1 ma semplicemente "io arrivo a casa all'ora che mi pare e per guardare quello che voglio guardare lo scelgo da una lista di disponibilità e premo semplicemente Play". Ma sarebbe tutto troppo semplice, meglio adottare una tecnologia morta in partenza e farla passare come innovativa. Interessante soprattutto l'idea di renderla obbligatoria, come se quando hanno inventato la radio FM avessero messo fuori uso la radio AM o quando hanno inventato l'automobile avessero messo fuorilegge la bicicletta. Cose assurde. L'unico motivo valido per attuare lo switch off sarebbe quello di vendere decoder per digitale terrestre. E allora, provate a indovinare di chi è la società che produce i decoder?

lunedì 5 ottobre 2009

domenica 4 ottobre 2009

Il mio rabbioso amore

Sono ossessionato dalla rabbia. Non necessariamente dalla mia rabbia, dalla rabbia in generale. Ne provo un'attrazione totale, a livello quasi erotico e, in un periodo in cui la cosa più erotica a cui ho avuto il tempo di pensare è risolvere un'equazione differenziale disomogenea di - oh, sì - quinto grado, la cosa assume connotati ancor più travolgenti ed incontrollabili. Non riesco a cambiare canale quando qualcuno litiga in televisione, anche se la cosa dura poco perchè là i litigi hanno sempre i toni pacati e sembrano troppo artefatti. Preferisco quando vedo persone che discutono, urlano e si menano, le osservo rapite, mi piace vedere le reazioni e studiare i meccanismi di offesa/difesa verbali e fisici che è in grado di costruire la mente umana quando è al suo stato più naturale e primitivo, quando è dentro una disputa con la rabbia pura nelle vene e l'odio che cresce pericolosamente come una bolla nera al centro del torace, da togliere il fiato. È una cosa che non so spiegare e non riesco a capire, so solo che c'è. Per questo un po' mi dispiace che la connessione della 3 sia tornata a funzionare: ora non ho più la scusa per litigare ed alzare la voce con quelli del call center. Litigare al telefono è il massimo in questo senso, puoi litigare e dire cose ad ogni livello senza rischiare di prendere un pugno sul muso. È la prospettiva di prendere un pugno a frenarmi dal litigare spesso, quindi sono in realtà un tipo fin troppo poco litigareccio. Preferisco godere delle litigate degli altri.

sabato 3 ottobre 2009

Un'alternativa

Nasciamo come pezzi unici. E non come l'ultimo Cd dei Quaraquaqua che è stato numerato a mano o come la Gioconda, noi siamo unici veramente. Ognuno ha il suo aspetto fisico, il suo carattere, le sue idee e le sue arti. Chiunque, nessuno escluso. Questa estrema varietà iniziale viene poi nuovamente ampliata ad aggiornata tramite miliardi di variabili come la famiglia, gli amici, la scuola, il contesto socio-culturale e le esperienze fatte. Insomma, non c'è possibilità che due persone siano uguali. Simili sì, uguali mai. Eppure, per quanto sia, c'è un bisogno di uniformarsi e di compattarsi in un tutt'uno. Basta vedere l'utente medio di una discoteca. Ed è per questo che per differenziarsi dall'utente medio della discoteca (che tragicamente coincide anche con l'umano medio) nascono i vari movimenti, i punk, i metallari, i dark, gli emo e altri che fatico a definire. Non so se si riesce a cogliere l'ironia della cosa: per essere differenti, semplicemente si cambia categoria passando da quella più ampia ad una più di nicchia. Simpatico, no? I punk che vogliono essere anticonformisti si vestono tutti come dei barboni, tutti uguali. I metallari pure, con le magliette dei gruppi e gli indumenti in pelle e metallo. Idem per gli emo con i ciuffi che coprono in viso e li rendono tutti uguali. Dai, si è capito. Ogni categoria ha uno stile talmente fisso e delineato che è possibile tracciare degli stereotipi precisi al limite dell'inquietante. Non c'è nessuno che riesca ad essere alternativo davvero, senza cadere nell'immagine di alternativo che qualcun'altro ha precostruito per lui. Ma probabilmente è anche un fattore culturale visto che si viene cresciuti anche in un certo mondo. Di alternativi davvero ne ho conosciuti tanto pochi da essere statisticamente non consistenti. La verità è che l'alternativo vero fa paura perchè non è incasellabile in uno schema e non è possibile affrontarlo. E allora io mangio quando ho fame e non agli orari prestabiliti con i pasti principali solo perchè è ormai convenzione, dormo quando ho sonno seguendo il ciclo del sole anche se fa molto più figo tirare le quattro del mattino e poi dormire fino alle tre del pomeriggio, respingo gentilmente la gente, sia uomini che donne, indistintamente, prima che possano gettare i ponti della conoscenza e nel fare queste cose sono a mio modo unico. Neanche chi vuole fare l'alternativo riesce a capire queste mie smanie e argomentazioni, ed ho il forte sospetto di esser considerato strano, se non scemo. Pazienza. L'importante è che nessuno mi additi come alternativo perchè non lo sono, sono pieno di pregiudizi, sono vecchio dentro e conservatore al limite del fanatismo su certe questioni. Anche l'alternativo è un conformista perchè esiste la parola per identificarlo ed è possibile additarlo per la strada. Il vero alternativo (nel senso di "non identificabile come umano medio che vuole far parte di una certa categoria di stereotipi") non è chi veste new age o ascolta strana musica ma colui che apre gli occhi e capisce quali schemi possono essere abbattuti per modellare la propria giornata sui propri bisogni, e non il contrario, colui che si guarda attorno con occhio critico e colui che è capace di pensare. Perchè, oramai, anche il solo pensare farebbe di te un alternativo.

venerdì 2 ottobre 2009

Che Male

Il male è tra noi. Buona e vecchia argomentazione, come fare senza? Cosa sarebbero oggi la Chiesa, la Lega, i film d'azione e le argomentazioni della sinistra senza la possibilità di vedere il male tra noi? Niente, ecco cosa. L'eterna battaglia tra bene e male è ancora un argomento verde e rigoglioso per chiunque voglia raccontare, dimostrare, persuadere, minacciare. Purtroppo è, com'è sempre stata, un'argomentazione debole. Cos'è il male? Ciò che fa soffrire contrapposto a ciò che fa gioire? Esistono azioni che fanno soffrire fatte a fin di bene, in fondo. Ma allora cosa si giudica di un'azione, l'intenzione o l'azione fine a se stessa? L'intenzione è d'altra parte altrettanto eterea in quanto soggetta all'interpretazione personale. E allora cosa identifichiamo come male. Per gli amanti del fantasy il male si incarna in un uomo assetato di sangue e distruzione, generalmente un potente mago che ama vestirsi di nero ed abitare in luoghi impervi e desolati (tipo la Basilicata). Ma quest'immagine (stereotipo, veramente) che regge da sempre, da Il Signore degli Anelli ad oggi ed oltre, è assolutamente erronea e sbagliata. Perchè qualcuno, per quanto malvagio, dovrebbe volere la distruzione e la morte di tutti? Su cosa regnerebbe poi, una volta rimasto da solo in un mondo trasformato in una steppa desertica infinita? Io, che non sono forse così malvagio ma mi sto impegnando per diventarlo, preferirei un colpo secco per sradicare il sistema facendo i minori danni possibile, taglio la testa con intelligenza e prendo il controllo del resto. Per poi governare tirannicamente. Questo sì che è realistico (qualcuno ci sta già provando e riuscendo, qua). Quindi il male dev'essere altrove, non può essere solo morte e distruzione. Eppure la figura del demonio, del demone, del diavolo, di Satana è sempre stata presente nella storia, lo è ancora e temo che ci sarà ancora per un bel po'. Satana, diamine, siamo nel 2009 e la gente ha paura di Satana. Che poi se vogliamo dirla tutta, la storia di Satana è abbastanza interessante: era un caro angioletto di Dio poi un giorno s'è seccato di nuvolette e zuccherini ed ha deciso di fare l'alternativo, ha infranto qualche legge e Dio l'ha preso a calci spedendolo via dal cielo, sotto terra. Si può dire che Satana è stato il primo punk della storia, i Clash gli fanno una pippa. Quindi Dio ha deciso di sbolognare i rompipalle mandandoli giù sotto terra mentre lui accettava nel suo regno solo gli uomini migliori. Dio è stato il primo protettore della razza della storia, Hitler gli fa una pippa. Fatto sta che Dio e Satana si sono trovati a dover incarnare le due anime opposte, bene e male, dell'animo umano (una bel salto di carriera per Satana, promosso da semplice angioletto inutile ed anonimo a protagonista delle dispute etiche). E ancora nessuno è riesce a districare i vari stereotipi del bene (Dio, il cielo, la luce, gli angioletti, l'amore sincero verso il prossimo) e del male (Satana, il sottosuolo, i demoni, il sesso prematrimoniale) per poter vedere al di la delle etichette, magari concentrandosi un po' più sui fatti in sè che sul loro significato etico e filosofico. E Satana rimane ancora un personaggio centrale nel nostro mondo moderno.

giovedì 1 ottobre 2009

Troppa immondizia nelle reti

Ormai la rete è piena di blog di gente media con menti semplici, pieni di immagini gigantesche, contenuti multimediali, video, colori e smiles. C'è davvero tutto, mancano solo i contenuti. Credo che un blog, essendo una finestra visibile dal mondo e dove ovunque può affacciarsi a dare un occhiata, debba innanzitutto contenere delle idee. Non me ne frega un cazzo di quello che hai fatto sabato sera, ne di chi ti sei strusciato ieri e, no, neanche quanto il tuo lui ti manchi. Proprio me ne frego. Uno dovrebbe esporre idee, non i propri cazzi. Per esprimere questi esistono i diari, personali, chiusi nel cassetto o come txt secretati, come preferite, ma sono privati. A nessuno interessa della vostra vita. Gli unici fatti personali raccontabili sono quelli che vengono legati ad idee, riflessioni o gelido sarcasmo. Se non ci sono delle idee dietro perchè dovresti pubblicare tutto davanti al mondo? Non andresti mai a sbraitare in mezzo alla strada che l'attore di Twilight cioè è troppo un figo, quindi non vedo perchè tu ci debba pubblicare un post per un pubblico ancor più ampio. Chi ti credi di essere per poter intralciare la rete, la nostra rete, la rete di tutti, con le tue aride stronzate? Ma vaffanculo, va.

mercoledì 30 settembre 2009

La nuova entropia

Per le teorie ed i principi termodinamici si sa che l'universo tende allo stato di massima entropia dove l'entropia misura, per così dire, il grado di disordine. Se n'era già parlato. Così un gas si espande liberamente, non si contrae, e il popolo italiano vota PdL. Massimo disordine. Ma non solo; per la teoria dell'informazione l'entropia è una misura della quantità d'informazione. Più l'entropia è alta, più è bassa l'informazione, e viceversa. Vi è inoltre un'altra importante implicazione: nell'evolvere delle cose l'energia tende a degradarsi, ovvero tende a diventare inutilizzabile per produrre lavoro. Oggi i miei studi mi hanno portato ad espandere ulteriormente questo concetto ad un'altro campo apparentemente slegato dalla teoria dell'informazione e dalla termodinamica: l'arte. Ma andiamo con ordine.

Per prima cosa misuriamo il valore artistico di un'opera. Allora, ad esempio, il David di Michelangelo ha un valore approssimativo di circa 682 kiloDaVinci. La Piramide di Cheope si aggira sui 1,2 megaDavinci. La Divina Commedia sta sui 38 kiloDaVinci e l'ultimo libro di Moccia sui 26 milliDaVinci. È ovvio che la scala sarà logaritmica, ovvero nulla avrà un valore artistico di zero DaVinci (che sarà indicato con DV nel Sistema Internazionale) perchè tutto, pure quello che vomita il gatto sul prato (sui 15 nanoDaVinci), può a suo modo essere interessante. Adesso passiamo all'osservazione sperimentale per la definizione dell'entropia artistica. Notiamo che attorno ad un quadro possono nascere libri e film (altrimenti Dan Brown non lo conoscerebbe nessuno, e non sarebbe così male come prospettiva, in fondo) ma non succede praticamente mai che avvenga il contrario. Ad ugual modo possiamo vedere che vi sono sempre più spesso film tratti da romanzi ma non si sente mai parlare di romanzi ispirati a film. È possibile quindi definire una vera e propria freccia artistica della degradazione dell'energia artistica definita macroscopicamente per categorie. La freccia mostra come l'energia si degrada da sculture, monumenti e dipinti verso libri, musica ed opere teatrali proseguendo poi in fumetti e film. Quindi si passa a serie televisive, parodie e spin off animati. Infine vi sono i programmi televisivi ed i reality. Ovviamente poi all'interno di ogni categoria vi sono anche enormi differenze ma la legge è in linea di massima ferrea (le eccezioni sono numericamente trascurabili e statisticamente improbabili oltre che non significative). Quindi quando un'opera si posiziona ad in una certa categoria con un certo valore misurato in DaVinci, da allora le opere che da questa derivano possono posizionarsi solo in categorie di valore minore od uguale. Qualche esempio: 1984 di Orwell (453 DaVinci) si è degradato nel Grande Fratello (1081 milliDavinci stimati alla prima edizione, 27 milliDaVinci all'ultima). Oppure la Gioconda (517 kiloDavinci), degradata dapprima a Il Codice Da Vinci (5 DaVinci) e poi in una miriade di scritti che tentarono di cavalcare l'onda del successo del suddetto, come Inchiesta su Gesù (348 milliDaVinci). Tutto tende al minor potenziale artistico possibile. Se definiamo quindi l'entropia artistica l'inverso di questo potenziale, abbiamo che tutto il mondo artistico tende all'entropia massima. E tutto torna.

PS: Il DaVinci è definito sul valore artistico di questo post. Ovvero questo post ha un valore artistico di esattamente 1 DaVinci.

martedì 29 settembre 2009

lunedì 28 settembre 2009

Sulla fretta ed altre cose

Se io avessi programmato una favolosa vacanza nella gelida tundra norvegese (secondo i miei standard, sì, sarebbe favolosa) e mancassero ormai pochi giorni alla partenza non starei più nella pelle, sarei tutto un fremito. Se una grossa pizza abbondantemente guarnita stesse cuocendo lentamente nel mio forno ed io avessi fame, starei accovacciato davanti al forno tenendola d'occhio attraverso il vetro impaziente di affondare i denti nell'impasto rovente, con la bava a stento controllata all'interno delle labbra. Se stessi leggendo un libro lungo e complesso dalla trama ben costruita e stessi giungendo alle battute finali, sarei impaziente di sapere il finale e leggerei, leggerei, leggerei, finchè tutte le singole lettere stampate saranno state immagazzinate e finchè la storia non sarà arrivata al suo termine andando a posizionare anche l'ultimo tassello del puzzle creatosi nella mia mente. Tutto questo per dire cosa? Semplice: credenti di tutto il mondo, perchè se il vostro paradiso di infinita bellezza e beatitudine esiste siete tanto attaccati a questa vita mediocre da voler mantenere tutti allo stato vegetativo per interi decenni?

domenica 27 settembre 2009

Senso unico

Senza poter tornare indietro come posso distinguere chi prevede il futuro da chi lo provoca?