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domenica 2 ottobre 2011

Il mio intervento

Professore: Allora, cosa potete notare in questa funzione?
Silenzio.
Professore: Nessuno nota niente?
Silenzio.
Professore: Avanti, non dovete avere paura di dire sciocchezze. Siete qui per imparare.
Injo: È una funzione lineare?
Professore: MA COME FA AD ESSERE LINEARE?

sabato 4 settembre 2010

Il mio "dimmi quando quando quando"

injo@email.nh: Salve, volevo sapere se era disponibile per un appuntamento.
prof@email.nh: Sì.

martedì 31 agosto 2010

Il mio agosto (un anno dopo)

È passata una mesata senza che io pubblicassi nulla. A dire il vero non ho neanche mai pensato a nulla da pubblicare, poco male. Anche volendo, non avrei potuto. Con fatto riferimento ai vari post sulla qualità dei servizi 3. Cos'è cambiato questa volta. Tutto, o forse niente. Non guardo più i telegiornali. Aprono sempre con le notizie di cronaca, questo incidente, questo che è stato ammazzato e la legge elettorale, il processo breve, Berlusconi contro tutti, il libro di Amanda Knox, la cocaina di Paris Hilton. In mezzo a quintali di letame ho provato a scavare, ma non ne è uscito nulla, mi sono solo sporcato di merda. Tanto vale smettere. Ho letto qualche libro, vita umana in via d'estinzione, stregoneria ed il magico mondo di Ende. Ho imparato le leggi che governano la trasmissione del calore ma patisco il caldo come un cane. Uno di quelli dimenticati sul sedile posteriore della macchina che quando torni sanno di Simmental e non si muovono più. Ho imparato le leggi che governano il moto dei fludi e infatti sudo tantissimo. Ho imparato le leggi che governano le vibrazioni delle corde, ma ancora non so suonare la chitarra, neanche quel pezzo che è semplice ma porcogiuda come si fa fanculo alle mie dita che non fanno quello che gli dico di fare. Ho studiato i numeri e li ho imparati. Non sembra un gran traguardo. Ho giocato a Supermario e per la prima volta ho avuto la voglia di finirlo. O magari era solo l'avventura ad essere particolarmente corta, si sa, questi nuovi giochi sono sempre un po' troppo corti. Oppure era solo più semplice del solito. Faccio schifo a giocare a Supermario. Mi viene l'ansia ogni volta che in un gioco c'è un timer. O nella vita. Ho fatto giardinaggio. Ho rubato degli scogli ma sono riuscito a non andare al mare alzando il mio record a quattro estati consecutive. Gli scogli li ho rubati dalla foce del fiume. Scogli piccoli, non sono Hulk. In compenso mi sono dilaniato i piedi giocando a piedi nudi a calcio sul porfido. Ho mangiato qualche chilo di yogurt accompagnato a qualche chilo di biscotti di quelli che quando li vedi pensi che solo un vecchio potrebbe mangiarli. E invece eccomi. Ma forse questo non viola la regola più di tanto. Quattro settimane di studio intervallate da sudore, poco sonno e caccia alle zanzare. Ho imparato a cacciare le zanzare. Il segreto sta nel non colpirle mentre sono sul muro perchè esplodono come una bomba alla vernice e non va più via, oltre a rimanere l'impronta della scarpa. Basta aspettare il volo e poi, bam, come una racchetta con una palla da tennis. Muoiono sul colpo. Cadono sul pavimento. Si possono spazzare via senza problemi. Tu prendi il mio sangue, io prendo la tua vita. Il karma dell'estate.

martedì 3 agosto 2010

Il mio fremito di farfalla

Prima che nel parco di fronte a casa mia mettessero le altalene, prima che mettessero i cestini e le panchine, prima che mettessero la staccionata e prima che mettessero le porte da calcetto, ovvero quando il parco in questione era solo un appezzamento di terra brulla, in un plumbeo dì di settembre tiravo pallonate da solo contro il muro di un cabinotto del gas. Non sono mai stato un granchè a giocare con la palla ma neanche il muro era un granchè. Fatto sta che all'improvviso mi si avvicina un altro bambino. Dato che al tempo non provavo ancora l'attuale repulsione per il genere umano si risolse tutto con un "giochiamo assieme?" "sì" e via dicendo. Insieme abbiamo poi conosciuto un bel po' di gente che abitava nei paraggi creando una di quelle comunità bambinesche tutte al maschile del tipo I ragazzi della Via Paal o Stand by me. Quelle cose del tipo "entriamo in questa casa abbandonata pericolante da circa vent'anni?" "sì", cose che a ripensarci oggi mi vengono i brividi. E così, da un incontro casuale è nata l'amicizia che ha cambiato la mia vita fino ai quattordici anni circa. Poi io ho scelto una scuola lontanissima da casa verso nord, lui una lontanissima verso sud, ci siamo persi di vista, il gruppo s'è smembrato, il parco s'è trasformato in un giardinetto con l'obbligo di buttare le cartacce nel cestino, sono sorti condomini in ogni metro libero, io ho cambiato casa, ho messo su un bel po' di chili sul davanti e le cose sono sfumate, vabbè. Ma è tremendo pensare come quel semplice ed innocente incontro randomizzato abbia modificato praticamente ogni singolo giorno del successivo lustro e oltre. Era questo il bello di quell'età: anche se ero timidissimo ci voleva poco per tirar su un'amicizia o anche solo un passatempo per tirar due calci a un pallone. Invece adesso è tutto più complesso perchè l'ingenutà originale è andata perduta e dietro a questo o quell'atteggiamento noto questo o quel pensiero, questo o quel comportamento, sono diventato discriminatorio nei confronti di certi modi di pensare ed odio a fondo certe cose, tanto da pensare veramente talvolta di passare alla violenza. La violenza indotta da scene viste in televisione, dall'arroganza della gente che si trova in giro per le strade, dall'arrivismo e dalla maleducazione. E allora mi vien da pensare: quella volta m'è andata bene. Ma se la prossima farfalla provocasse un uragano?

martedì 11 maggio 2010

Il mio caso predeterminato

Sono in una città di 140km² con circa 400 mila abitanti. Posso incontrare sempre chiunque, chissenefrega, se ne è degno saluto, altrimenti ignoro bellamente. Ma se nel momento T devo assolutamente non incontrare la persona X andando dal punto A al punto B (percorso per altro in cui in tre anni non ho mai incontrato la persona X) allora, vaffanculo, la incontro immediatamente nonostante le precauzioni prese (sono un maestro dello stealth). A tutto ciò c'è una sola spiegazione: sono dentro il Truman Show.

martedì 27 aprile 2010

Il mio estremismo inevitabile

Mi rendo perfettamente conto che certe idee o posizioni espresse in questa sede spesso possono essere giudicate estreme, incostituzionali o assolutamente assurde. La spiegazione è facile e deriva da diversi motivi. Innanzitutto, spesso si tratta di provocazioni, giochi sull'uso sconsiderato delle derivazioni logiche e cose di questo tipo. La seconda motivazione è la stanchezza. Quando vedo Barbara d'Urso che piagnucola in diretta perchè c'è stata questa o quell'ingiustizia a simbolo di tutto il buonismo sterile del mondo, allora qui mi incazzo e mi viene da assumere posizioni totalmente razionali sulla vita degli esseri umani e abbastanza comunemente vorrei picchiare la conduttrice con un grosso sasso. Se si piange tanto perchè due ragazze sono morte travolte da una frana mentre prendevano il sole sotto una caverna di roccia pericolante mi rendo conto che per familiari e conoscenti può esser stata una tragedia ma questo non può e non deve essere una notizia di rilevanza nazionale perchè dopotutto non ci si può far niente, nonostante tutte le storie che ne vengono fuori (sempre dopo) circa la sicurezza di quella parete rocciosa, chi ne rivendica la segnalazione della sua pericolosità e cose del genere. Nel 2009 il tasso di mortalità è stato del 10.72‰ che fanno grossomodo 1500 persone al giorno; vogliamo farne una tragedia per ognuno? La morte è un processo naturale e dobbiamo farcene una ragione. È la clausola scritta in piccolo sul nostro contratto di vita. Tornando all'argomento principale, c'è una terza motivazione: compensazione.

Mi son fatto prestare l'Arca da Noè per illustrare più facilmente l'idea. Il quadrato blu è il mare, la riga azzurrina è la traccia lasciata dalla colomba che va sulla terraferma (o qualsiasi uccello sia, non conosco bene la Bibbia). L'Arca deve seguire la traiettoria ma non ha le vele nè il motore ed è molto pesante (è piena d'animali). Trasportata dalla corrente marina, l'Arca devia dalla sua traiettoria. Allora Noè, abile marinaio, deve correggere la rotta puntando verso il puntino rosso per poter ritornare a seguire il gabbiano e giungere alla terraferma. Ma se la corrente marina fosse molto più deviata rispetto alla rotta da seguire, Noè dovrebbe puntare estremamente lontano per compensare questa spinta e tornare a seguire la rondine come mostra la figura seguente.

Questa è una metafora o qualcosa del genere. L'Arca è la situazione attuale. La corrente marina è la degenerazione di tutti i mali del mondo (la guerra, la corruzione, la musica house, eccetera). La rotta da seguire tracciata dal pellicano è la condizione di normalità senza eccessi dove anche uno come me vivrebbe bene. Io sono Noè. E il puntino rosso è la mia presa di posizione.

martedì 30 marzo 2010

Il mio inatteso incontro

S.: Uh, ciaooo!
Injo: Ciao.
S.: Quanto tempo, saranno dieci anni! Cosa fai ora?
Injo: Studio. A Bologna.
S.: Ah, ecco perchè non ti incontro mai in giro!
Injo: Sì, dev'essere per questo.

lunedì 15 febbraio 2010

Il mio distacco

Sono sempre stato difficilmente preda delle facili emozioni. Già ai tempi delle scuole medie gli insegnanti mi rimproveravano perchè di qua e perchè di là. Quando mi chiedevano il parere su una cosa che mi faceva schifo, io dicevo che faceva schifo, punto. Tutti cercavano falsamente di dire è bello perchè questo e quello, io invece no. Una cosa mi fa schifo, quindi dico che mi fa schifo. Ed è stata così per parecchio tempo. Ho dormito come una roccia la notte prima della maturità. Bene - o meglio, male - le cose sembrano in mutamento. Sarà che ho iniziato ad applicarmi con impegno per raggiungere determinati obiettivi, ma ora sento l'ansia dell'attesa e mi girano i cosiddetti quando le cose non vanno come sperato o progettato. È l'eterno chiedersi la stessa domanda: meglio l'indifferenza che non provoca malessere o viceversa è meglio sbattersi per dei progetti e aver voglia di sbattere la faccia contro il muro portante della casa quando queste non vanno come dovrebbero (praticamente sempre). Io direi quasi la prima. Ci ho sempre convissuto bene. Eppure qualcosa è cambiato. L'ironia dello scorrere degli eventi non mi ha mai divertito più di tanto. Non quando la provo sulla mia pelle, almeno. C'è chi afferma che solo in questo modo si può veramente dire d'essere vivi, lavorando per qualcosa e soffrendo, solo così si tempra lo spirito e l'esperienza. Io non ci credo granchè. Star male per fare qualcosa non mi sembra una grande conquista, ecco.

mercoledì 20 gennaio 2010

Il mio teorema

Injo: ...e praticamente c'è questo teorema che bla bla bla.
Prof: Ma non è mica vero, questo se l'è inventato! È diventato matto?
Injo: Evidentemente sì.

Non vedo come potrebbe essere altrimenti, d'altronde.

sabato 16 gennaio 2010

Il mio inverno

Per essere inverno non fa per niente freddo. Talvolta lo sento nelle ore più buie, all'aurora, ma non è come lo ricordavo negli anni passati. Nonostante abbia nevicato come mai negli ultimi dieci anni, vabbè, non fa freddo. O magari sono io che ho talmente la mente occupata da altre cose che non ci faccio caso. Sarebbe l'ultima cosa rimasta da perdere visto che il senso del tempo, ad esempio, l'ho già perso e il senso dello spazio è svanito da parecchio. Col trasloco sono stato più che nomade nel cercarmi ogni sera un nuovo letto, una nuova stanza, una diversa città. Ma ora, ora che lo spazio se n'è andato anche il tempo mi sta lasciando. I ritmi della veglia si fanno più irregolari di quanto non lo sono mai stato e dormo solo per sentire il calore delle coperte di notte. Sì, nelle notti ancora lo percepisco, il freddo. Ma anche questo non sempre basta, mi trovo a passare settimane a dormire dalle tre alle quattro ore per notte. Non perchè mi piace fare le ore piccole, che fa tanto cool, è così e basta. E non è nemmeno insonnia, quando mi appoggio sul letto mi addormento come una roccia quasi subito, sempre per una questione di ottimizzazione dei tempi, e quando mi sveglio troppo presto le palpebre mi pesano. Ma solo per i primi momenti, poi passa. Il riempisi la testa di cose, giornate tutte uguali, tra quattro mura e trenta pagine mi infuoca gli occhi e mi unge i capelli, mi affatica lo sguardo e non mi viene neanche lo stimolo di cucinare, mangio frutta. Ho smesso anche di comprare le mele che è troppo complesso, devi stare li a lavarle, tagliarle, rosicchiare il torsolo e tutte ste cose, no, punto sulla sostanza, banane, mandarini, roba che si sbuccia anche con una mano sola. Ed abbondante thè, sono diventato un assiduo frequentatore della tazza. Così quando riesco a ritagliarmi qualche istante di libertà prima di accorgermi che sto sprecando tempo quando dovrei fare ben altro, decido di scrivere queste quattro righe, ma è troppo tardi, ho richiamato la mia attenzione su quello che dovrei e non dovrei fare, e così come spesso accade concludo un fiume di parole non rilette e pubblicate che parlano parlano e non dicono niente. E non può essere solo colpa dell'inverno.

lunedì 9 novembre 2009

Il mio sonno

Sono le 3:15, mondo cane. Ho qualche problema a fare una nottata a dormita unica, come i neonati. E quando mi sveglio è sempre un momento delicato: o mi riaddormendo immediatamente o è finita, sono costretto ad alzarmi. Oggi mi è andata male, ed eccomi qua. Il mio obiettivo reale sarebbe quello di riuscire a diminuire progressivamente la dipendenza dal sonno in modo da poter sfruttare appieno le ventiquattro ore di cui è composta una giornata, ma questo non è il modo adatto; svegliandomi a questi orari mi si sbilancia l'equilibrio sonno/veglia, e la sera poi mi viene sonno prima. Di buono c'è che non sono una di quelle persone che se non dormono quattordici ore non connettono, di quelle che quando sono a casa senza impegni dormono talmente tanto che ogni tanto si alzano solo per non sembrare in coma. No, non ho mai dormito tanto, mi accontento delle semplici sei o sette ore di sonno ogni notte, otto se proprio la giornata precedente è stata particolarmente faticosa. Di contro c'è invece il fatto che in qualsivoglia mezzo di trasporto sento l'irresistibile desiderio di scivolare nel sonno. Il ronzio del motore dell'automobile, i sobbalzi regolari dell'autobus. Il peggiore è il treno che riesce a farmi assopire anche quando sono in piedi. Ma purtroppo è inutile; dormire in piedi è estremamente complesso, ad un certo punto si piegano e si rischia di rovinare al suolo. Ed anche in autobus generalmente non c'è posto a sedere o il viaggio è troppo breve per il pisolino. Quindi mi accontento di farmi cullare dall'automobile ed addormentarmi. Questo è uno dei motivi per i quali non guido.

giovedì 22 ottobre 2009

Il mio cambiamento, perchè non è avvenuto e come potrebbe avvenire

Le affermazioni spietatamente ciniche e le conclusioni freddamente razionali che escono da questi miei pensieri mi appartengono sempre, ogni giorno. Non scrivo mai qualcosa che non penso, perchè dovrei? È vero però che pure io sono umano, talvolta, quindi non sempre ciò che può essere formalizzato su queste pagine poi si riflette in maniera così fedele sulla realtà e sul mio modo d'essere. Come le mie critiche su sesso, amore e sentimentalismi vari. Diamine, presi a freddo sfido chiunque a trovare falle nei miei ragionamenti. Sono pura logica. Ma è evidente che io non sono un computer, non funziono ad operatori booleani quindi la mie affermazioni non si traspongono sempre pari pari alle mie azioni istintive d'essere organico. Non hai trovato la ragazza giusta, mi dicono. Anche mia mamma tende a fare di queste battutine. Vabbè. Quando io sono nato lei aveva due anni più di me adesso. Sinceramente non mi ci vedo tra due anni sposato, con casa e figli. Tornando sulla questione principale, il fatto che io non voglia farmi coinvolgere al momento in certi tipi di emozioni deriva da fatti indipendenti dal trovare o meno la ragazza giusta. Non sono così schizzinoso. Nel pieno della tempesta ormonale dell'adolescenza avevo già trovato colei che per me poteva essere la massima aspirazione. Almeno al tempo. In quei momenti non avevo neanche la totalità di aggravanti che mi porto dietro ora; ero un ragazzo biondo, alto per la mia età, atletico (ero un nuotatore anche se ora non tocco acqua se non per lavarmi le mani da circa, beh, un bel po' di anni), educato, ed ancora non era sopraggiunto il mio grave caso di cinismo acuto. Al tempo parlavo ancora per primo, diamine. Ora non più. Se qualcuno mi parla, bene, dialogo, sono socievole (nei limiti) e tutto il resto, ma io non parlo mai per primo. Sono dell'idea che se uno non ha niente da dire non deve dire niente. Quindi le discussioni non partono mai da me, a meno che io non abbia bisogno veramente di qualcosa, anche quando ormai sono in confidenza con una persona, la cosa si attenua ma non si estingue mai. Con questo assioma è complesso stringere rapporti duraturi. Senza divagare, dicevo, avevo trovato questa lei. Niente di che, qualcosa di semplice. Non amo la Barbie. Avevo preso in considerazione veramente di metter giù qualcosa di concreto, chessò, dirle qualcosa o fare qualcosa o qualcosa di qualcosa. Qualcosa. Mentre rimuginavo su questi fatti mi sono reso conto della scelta che mi si presentava di fronte. Già al tempo non ero uno che usciva granchè con i coetanei. Avevo la mia cerchia d'amici intorno a casa, e passavamo le giornate per le strade del quartiere o al parchetto, gli ultimi rigurgiti di una società giovane alla Tom Sawyer. Erano tutti un po' più piccoli di me ma chissenefrega, ho passato i momenti migliori forse proprio grazie a questo. I coetanei erano troppo interessati ad attendere i quattordici anni per avere lo scooter, a comprare maglie e scarpe costose, ad iniziare a frequentare i primi locali del sabato sera, fare le prime esperienze corporee. Erano cose che non mi interessavano, così me ne stavo fuori da quel giro. Era questa la scelta che mi si presentava. Arrivare ad un compromesso ed uscire con quella gente di cui non mi interessava niente in posti di cui non mi interessava niente parlando di cose di cui non mi interessava niente solo per potermi avvicinare di più al mio obiettivo, lei. Magari iniziare a dare importanza all'etichetta dei miei vestiti per allinearmi a questi standard. Magari a lei non importava niente, ma non avrebbe funzionato il meccanismo senza questi passaggi. La mia conclusione fu che non avevo la minima intenzione di sacrificare la mia libertà, i miei soldi, le mie idee in merito a certe questioni e la mia coerenza per poter avere quel che speravo. Fatto sta che l'amicizia stretta con questa lei divenne forte e stretta ma semplice amicizia, dissoltasi nelle pagine della storia, come succede a tutto. Se fosse stata davvero quella giusta avresti sacrificato tutto, mi viene detto. Non ci credo. Esistono livelli di dignità personale che forse non sono disposto a mettere in gioco. Dal canto mio credo fosse proprio il momento e la persona giusta. Ancora ad oggi ci penso, un po' rimpiango, un po' mi rattristo, penso che, forse, tornando indietro sacrificherei quelle cose dette in precedenza e rinuncerei all'io di oggi, ma sono momenti, razionalmente, passando la nostalgia, capisco che così non sarebbe. Ho avuto altre attrazioni, ovvio, ma mai nessuna così duratura. Alla fine credo che stringere rapporti intimi con una persona senza scendere a compromessi sia pressochè impossibile, quindi l'accetto, almeno al momento. Sul futuro non si può mai dire. Se proprio un giorno mi renderò conto che la cosa non può essere sopportata forse potrei piegarmi a questo bieco sistema. Ma come si fa a tradire il proprio essere e le proprie idee solo per soddisfare un bisogno? Non so se ci riuscirei. Avrò bisogno dei consigli di Capezzone.

domenica 4 ottobre 2009

Il mio rabbioso amore

Sono ossessionato dalla rabbia. Non necessariamente dalla mia rabbia, dalla rabbia in generale. Ne provo un'attrazione totale, a livello quasi erotico e, in un periodo in cui la cosa più erotica a cui ho avuto il tempo di pensare è risolvere un'equazione differenziale disomogenea di - oh, sì - quinto grado, la cosa assume connotati ancor più travolgenti ed incontrollabili. Non riesco a cambiare canale quando qualcuno litiga in televisione, anche se la cosa dura poco perchè là i litigi hanno sempre i toni pacati e sembrano troppo artefatti. Preferisco quando vedo persone che discutono, urlano e si menano, le osservo rapite, mi piace vedere le reazioni e studiare i meccanismi di offesa/difesa verbali e fisici che è in grado di costruire la mente umana quando è al suo stato più naturale e primitivo, quando è dentro una disputa con la rabbia pura nelle vene e l'odio che cresce pericolosamente come una bolla nera al centro del torace, da togliere il fiato. È una cosa che non so spiegare e non riesco a capire, so solo che c'è. Per questo un po' mi dispiace che la connessione della 3 sia tornata a funzionare: ora non ho più la scusa per litigare ed alzare la voce con quelli del call center. Litigare al telefono è il massimo in questo senso, puoi litigare e dire cose ad ogni livello senza rischiare di prendere un pugno sul muso. È la prospettiva di prendere un pugno a frenarmi dal litigare spesso, quindi sono in realtà un tipo fin troppo poco litigareccio. Preferisco godere delle litigate degli altri.

sabato 26 settembre 2009

Il mio odio

Temo d'avere un problema con l'odio. Mi è successo più volte di desiderare con tutto me stesso di vedere una persona riversa a terra dopo aver incassato tante legnate da poterci aprire una falegnameria. Un desiderio sincero, e neanche con persone con le quali ho litigato. Semplicemente sento il seme dell'odio nascere e crescere e, sì, ora ci starebbero bene delle sprangate sul tuo volto. Non è la discussione o la litigata che mi fa desiderare la sofferenza altrui, sono soprattutto gli atteggiamenti. Strafottenza e arroganza, idiozia e chiusura mentale sono i peggiori, stimolano in me le sensazioni peggiori. Odio quello stronzo che mi sorpassa a sinistra, quello che suona il clacson, quello che fa casino, quel bambino che non la smette di piangere, quello che con tutto il posto che c'è si viene a sedere proprio di fianco a me, quello che impenna col motorino, quello che fa gli articoli sulla Milano da bere a studio Aperto, quello che sembra sapere tutto e quello con gli occhi che dicono "cazzo quanto sono furbo". Odio parecchia gente. Spesso sento dire che l'amore è un sentimento raro e che andrebbe valutato con cautela. Nel mio caso si fa prima a dire chi amo piuttosto che elencare la Black List. Semplice ottimizzazione, niente di metafisico. Odio anche me stesso quando vedo il mio cervello vomitare fuori post di questo tipo ed odio non riuscire a mettere su pixel le mie idee esatte. Odio parecchie cose, in effetti. Di buono c'è che tutto quest'odio riesco a tenermelo dentro anche se sono sicuro che andrà prima o poi a condensarsi in una forma tumorale grossa come una papaya.

mercoledì 23 settembre 2009

Il mio metodo

La medicina è sicuramente la forma di scienza più antica e utile a chi vuole evitare di morire di raffreddore. Ma, per quanto abbia fatto passi da gigante da quando si curavano i malanni con insalata e due preghiere al giorno, la medicina è ancora una scienza empirica. Non empirica come la fisica, empirica in modo totale, basata esclusivamente sull'osservazione, così, a casaccio. Non vi è alcun dato teorico che possa portare a prevedere determinati sviluppi medici ne è possibile riprodurre in laboratorio alcun malanno (a parte la morte, quella viene riprodotta abbastanza fedelmente volendo). Per questo io non conosco il mio dottore e vado da lui solo quando già mi stanno allestendo la camera ardente. Ovvero sono andato solo una volta negli ultimi otto anni, quando ero diventato sordo da un orecchio. Prima ho aspettato un mese ma alla fine ho ceduto.

Injo: Non ci sento più da quest'orecchio.
Dottore: Mmmh, da quanto tempo?
Injo: Ehm. Da ieri.
Dottore: Fammi vedere.
Dottore mi infila l'orecchioscopio nell'orecchio ed inizia a scavare col dito.
Dottore: Eh, qui è un po' rosso...
Injo: Cosa posso farci?
Dottore: Ti prescrivo un anti-infiammatorio.
Injo: Ok. Comunque è dall'altro orecchio che non sento.
Dottore: Ah, bene, ahah. Fammi vedere.
Dottore mi infila l'orecchioscopio nell'altro orecchio ed inizia a scavare col dito. Mi fa un male cane.
Dottore: Eh, sì, sembra un po' gonfio.
Injo: Ah.
Dottore: Ti prescrivo un anti-infiammatorio.

Fatto sta che ho comprato l'anti-infiammatorio, l'ho preso per una settimana e faceva proprio schifo (ma le case farmaceutiche gli additivi chimici che rendono gradevole il sapore dei cibi conservati non li conoscono?). Alla fine non è cambiato niente ed ho smesso di prenderlo, bon, pace. Poi un giorno lentamente ha iniziato ad affievolirsi la sensazione di chiuso e sono tornato a sentirci. Questo ha rafforzato la mia tesi sulla non affidabilità della medicina, specie quella di base. Cosa che mi ha fatto tornare al mio vecchio metodo, forse più empirico della medicina stessa, ma i risultati che ho ottenuto sono decisamente migliori. Il metodo si chiama "ignoralo che tanto poi passa" e ci ho curato abbastanza malanni, ultimamente, alcuni dei quali parecchio scomodi. Se proprio il malanno è pesante utilizzo la versione moderna chiamata "ignoralo che tanto poi passa con aggiunta di Vivin C". Con questa posso debellare tutto, sono sicuro. Mi è venuta in mente quest'insieme di roba perchè è da un paio di settimane che ho la mandibola che mi scricchiola come una carota quando si spezza ogni volta che la muovo o che mastico. È abbastanza fastidioso sentire le ossa che sfregano traballando nella loro sede, ma sopportabile. Sto applicando la mia teoria medica per aggiungere nuovi successi che la possano supportare. Ultimamente si è affievolito, quindi sono sulla buona strada. Oppure mi cade la mandibola a terra improvvisamente, anche questa è un'ipotesi.

Injo: Dottohe! Dottohe!
Dottore: Cosa!
Injo: Mi è cahuta la mashella!
Dottore: Oh cielo, fammi vedere!
Injo: Mi aiuhi dottohe!
Dottore: Ti prescrivo un anti-infiammatorio.

domenica 13 settembre 2009

Il mio tempo ed il suo cast

È morto Mike Bongiorno. È morto Pavarotti, Michael Jackson, Gigi Sabani, Giovanni Paolo II e tutti gli altri personaggi dell'epoca in cui sono nato e cresciuto. E pian piano moriranno tutti quei personaggi che mi era consuetudine conoscere e vedere in tv o nei telegiornali o altrove, a prescindere dal fatto che mi piacessero o no. Gigi Sabani mi stava sul cazzo prima di morire e la mia opinione non è cambiata ora che è orizzontale sotto un quintale di terriccio. Però questo fatto mi fa riflettere, tutti quei personaggi, essendo parecchio più anziani di me, sono destinati a crepare prima di me (o almeno la probabilità che ciò avvenga è abbastanza alta). Questo significa principalmente due cose: primo, sto crescendo troppo fottutamente in fretta, aspettate, datemi tempo di guardami in giro, cazzo. Secondo, quando tutti saranno morti non avrò più riferimenti e devo quindi aggiornarmi al più presto sui nuovi personaggi che andranno a sostituirli. Come avete detto che si chiama il vincitore del Grande Fratello dell'anno scorso?

giovedì 13 agosto 2009

Il mio agosto

Quando il mese d'agosto è il mese di massimo lavoro dell'anno e non sei un venditore di condizionatori, un bagnino o un vucumprà deve sorgerti il dubbio che la tua occupazione sia insana. E il dubbio m'è sorto effettivamente ma poi, chissenefrega, la cosa non mi pesa neanche più di tanto. Riempo il tempo. Alla fine sono riuscito a comprare una serie di libri tanto belli che rendono piacevole lo studio anche di aborti come l'analisi degli errori. Ricordo che alle medie non ce la facevo più di studiare e volevo uscirne il prima possibile (non per lavorare, il lavoro non è mai stato e non è tutt'ora tra le mie massime aspirazioni) per smetterla di dover studiare quell'accozzaglia di roba senza capo ne coda. È per questo che ho snobbato il liceo scientifico che fa tanto tendenza: la prospettiva di farmi altri cinque anni di scuola media non mi esaltava affatto. Basta con la promuscuità sessuale e basta con il nozionismo. Ho scelto una scuola tecnica per il semplice fatto che vedere un obiettivo ed un senso generale di continuità delle cose sapevo avrebbe aiutato il mio corpo a prevenire la precoce esplosione del mio encefalo. Alla fine dei cinque anni mi ero rotto i coglioni comunque, detto con un sottile francesismo. Quindi mi sono dato ad un corso di laurea di pura inutilità ma di massimo interesse dal mio punto di vista nella speranza che il mio interesse tardasse il più possibile a scemare. E così è stato fin'ora, speriamo solo che duri. Ho iniziato pure a studiare a casa, cosa che non facevo più da quando terminai di studiare i babilonesi alle elementari. Può essere considerato un passo avanti immagino.

sabato 11 luglio 2009

Il mio spicchio mancante

A volte penso di essermi perso qualcosa, nel vivere in questo modo la mia vita. Non rimpiango d'essermi perso la rincorsa all'abito firmato, le notti chiuse nei bui livelli di Pacman e l'ubriachezza molesta. Penso magari di essermi perso lo sviluppo delle reti sociali, essermi perso il piacere di parlare del nulla con i coetanei, di vedersi un film al cinema o comunque delle cose semplici. Penso talvolta che fose avrei potuto sacrificare una parte del tempo speso nei miei interessi personali a coltivare una rete sociale, soprattutto durante le scuole medie (ultime scuole frequentate attorno a casa o comunque in zona), periodo in cui nascono i primi sprazzi d'indipendenza, periodo in cui si diventa grandi (seh). Per stroncare una volta per tutte questi problemi che mi sorgono talvolta ho pensato di utilizzare gli strumenti che la tecnologia di oggi mi mette a disposizione. Così, nell'era dell'LHC, dell'ingegneria genetica, della ricerca spaziale e delle nanotecnologie, ho acceso il computer e sono andato su Facebook. A cercare informazioni su vecchie conoscenze, mica altro. Grazie al grande archivio presente sul social network più in voga del momento (in confronto l'ipotetico archivio di Genchi gli fa una pippa) ho cercato i nomi dei compagni di classe di elementari e medie scoprendo che, cazzo, ci sono quasi tutti. Le vecchie facce tirate e sprimacciate per essere incollate su nuovi corpi da ventenni. Le ragazze belle al tempo diventate bovine, le ragazze bovine al tempo diventate una cosa abominevole e quelle già abominevoli, beh, ora sono delle belle ragazze. Ragazzi con la panza seccatisi improvvisamente ed i palestrati gonfiati come la vecchia scuola d'obesità statunitense insegna. Morfologie singolari. L'elemento comune (a parte un paio di piacevoli eccezioni) è la degenerazione nel mare della mediocrità massificata. Come faccio a dire che qualcuno ha mantenuto il senno e non è diventato lo stereotipo del classico ventenne da riviera del cazzo? Semplice. Ci sono occhiali giganti nella maggior parte delle sue foto? Ci sono arzigogolate inquadrature dall'alto in foto a petto nudo? Ci sono capelli stirati a piastra? Ci sono camice attillate o aperte sul petto? C'è trucco da mignotta moldava? I colori predominanti sono il rosa, il giallo ed altri colori forforescenti? Ci sono bocche aperte, lingue o boccacce in primo piano? Ragazze che si danno baci? Ecco, anche se solo una di queste domande ha un sì come risposta, siamo nel mare del letame. Se ciò che mi sono perso è stato di diventare la fotocopia di qualcuno come quest'ammasso di carne ambulante (tranne il paio d'eccezioni di prima), beh, allora forse è meglio se non ho allargato fin dal principio i buoni rapporti scolastici in buoni rapporti extrascolastici. Inoltre andando a curiosare nelle liste degli Amici trovo che nessuno ha gli ex-compagni tra questi. Alla fine si sono tutti persi di vista, gli unici che si sono aggiunti come Amici sono, guarda caso, gli unici che hanno messo le scuole frequentate (e quindi è Facebook stesso che ti segnala gli ex-compagni e ti consiglia di aggiungerli. una proposta che non puoi rifiutare. no. proprio no). E allora perchè dannarsi l'anima, alla fine tutti si sono lasciati, persi, divisi; io sono solo stato un po' precoce. E non ho dovuto affrontare le perdite.

venerdì 3 luglio 2009

Il mio cinismo

Viviamo un periodo di grandi catastrofi: aerei che precipitano, treni che esplodono, capoluoghi che crollano, personaggi di spicco che muoiono, presidenti che vanno a troie (come la nazione intera d'altronde). E tutti a disperarsi, oddio tutte quelle povere persone. Proprio qui penso talvolta di essere una persona orribile, non riesco ad interessarmi proprio a queste notizie di cronaca, indipendentemente dal numero di cadaveri che ne conseguono. Vedo il disastro di Viareggio e mi ritrovo a sperare che, cazzo, speriamo che non causi ritardo al treno che devo prendere oggi. E lo stesso mi succede con la notizia della morte di Jackson (finalmente sarà possibile trovare un Best Of degno di tale nome) o con la notizia dell'Airbus precipitato in mare (chissà cos'ha preparato mia mamma per cena). Cinismo? Forse. Forse sono talmente abituato al bombardamento di notizie di cronaca che ormai un numero di cadaveri inferiore a quindicimila non mi impressiona più di tanto. Ogni giorno vogliono tenermi aggiornato sull'omicidio di Garlasco, di Erba, di Perugia, di Cogne, di Cesare, ma a me non me frega proprio niente di essere informato in tempo reale su come procede l'iter giudiziario. E penso che, detto sinceramente, a nessuno interessa. I vari Ma come!, tutte quelle persone innocenti! di facciata potete risparmiarveli, dentro di voi sapete. Diciamo che io, come forse molti altri che non lo ammetterebbero mai, sono più un tipo da notizia breve: una notizia quando viene scoperto il fatto (È morto Topolino!) ed una alla conclusione delle indagini (È stato Paperino.). Il resto sono informazioni sovrabbondanti delle quali, sinceramente, non me ne frega niente. Come non me ne frega niente di vedere per una settimana le fiamme di Viareggio, il fuoco è sempre quello, lo conosco dall'età di due anni quando c'ho messo una mano dentro per trovare l'origine di tutta quella luce. E questo è una nota presa così, ad esempio esplicativo. Probabilmente è questa la causa del mio cinismo, o forse c'è un altro fattore. Forse un approccio quasi più razionale al problema della cronaca. La gente è shockata perchè 18 anime sono morte a Viareggio tra le fiamme. Bene, non ci si poteva fare niente, era una cosa imprevedibile. Ma come, dirà l'ipotetico quanto improbabile lettore, la manutenzione non era in regola, è questa la causa! Bene, la manutenzione non c'era. Ma è solo un caso: essendo mio malgrado un assiduo frequentatore di treni ed affini conosco la situazione dei treni marci, sovraccarichi e lerci che viaggiano sulle ferrovie italiane. Credete forse che treni che vengano da fuori (mi pare che quello esploso fosse austriaco ma, come già ho detto, fatico ad interessarmi ai dettagli quindi potrei sbagliare) siano diversi? O che gli aerei di Alitalia siano più sicuri? Balle. C'è lo stesso pressapochismo ovunque. Ovunque. Allora 'ste 18 persone sono crepate per caso, si trovavano nel posto sbagliato al momento sbagliato, non ci si poteva fare niente, pace all'anima loro. Stessa cosa per il terremoto d'Abruzzo: sono morte circa 300 persone per un evento imprevedibile o di cui la previsione è difficilmente attendibile e verificabile. Non ci si può fare niente. Bene, spostiamoci un po' più in generale. Nel mondo muoiono circa ventiquattromila persone ogni giorno per fame e denutrizione. Ventiquattromila contro le diciotto di Viareggio. Ventiquattromila contro le trecento dell'Abruzzo. Ma qual'è la differenza sostanziale? La differenza sta nel fatto che la morte di sti poveracci (non si possono permettere di mangiare quindi sì, sono poveracci) non è improvvisa ed imprevedibile ma si conosce ed è possibile evitarla. Come si offre cibo a ventiquattromila persone dite? Servono soldi, ovviamente, e persone che si sforzino di andare in sti postacci sporchi e pieni di malattie a portarglielo. Le persone ci sono, è una delle poche cose che rispetto dei preti (la mia tesi è che la Chiesa è marcia ed inutile, ma i preti piccoli e locali sono una risorsa preziosa quando non si lasciano andare ad edonistici atti con giovani esseri umani). Soldi. Dove prendiamo i soldi? Impossibile trovarne, ci vogliono far credere. Perchè vogliono farci credere che vendendo anche un solo gioiello del Papa non si sfamerebbe un'intera tribù del Congo. Perchè vogliono farci credere che tassare al 90% le transazioni calcistiche e gli stipendi dei calciatori non sia una soluzione, vogliono farci credere che Cristiano Ronaldo ha veramente bisogno di 93 milioni di euro per dare quattro calci ad un pallone. Perchè vogliono farci credere che il denaro serve veramente e destinare a chi non mangia altro che mosche e polvere i raccolti di pomodori che andrebbero distrutti per controllarne i prezzi sul mercato non sarebbe una buona idea. Perchè continuano a sostenere che se i prodotti ortofrutticoli non rientrano nei parametri morfologici dei parametri europei allora devono essere immediatamente distrutti. Perchè vogliono farci credere che i cibi in scatola una volta scaduti devono esser buttati via. Ma avete mai visto una Simmental? Quella merda non scadrà mai. Ed il tonno in scatola? Il pesce ha generalmente un tempo di scadenza di tre giorni, il tonno in scatola dura circa un paio d'anni. Si può solo immaginare cosa c'è in quell'olio e, sicuramente, anche dopo la data di scadenza non sarà realmente andato a male. Invece di buttarlo, diamolo a chi mangia le foglie e la corteccia. Ma è scaduto! Sono sicuro che sarebbero più contenti di mangiare cibo scaduto per i canoni del mondo occidentale (che difficilmente è veramente scaduto) piuttosto che continuare col rosicchiare alberi. E allora, dopo tutto ciò, mi guardo in torno e mi chiedo se forse non sia meglio essere un cinico che un arido superficiale. E dopo tutto ciò non mi sento più una persona così orribile. Semplicemente razionale.

giovedì 14 maggio 2009

Il mio futuro?

La reazione generale (espressa o no) alla dichiarazione del mio percorso universitario è stata più o meno unanime. Allora andiamo a spiegare nel dettaglio: a cosa serve la matematica? Dalle risposte a questo quesito dipende grossomodo il mio futuro quindi inutile dire che mi ci sono imbattuto spesso nonostante sia consapevole che il mio futuro potrebbe anche non esserci (un incidente d'auto, un infarto, la vincita al Superenalotto sono tutte possibilità che renderebbero scarsamente interessante la mia attuale proiezione del futuro). Nel riflettere su questi argomenti mi sono ovviamente reso conto che effettivamente molte cose rimarranno a me ed a me soltanto. A meno che non prenda la via della ricerca (no) se, supponiamo, andassi ad insegnare, gli argomenti che dovrei esporre sarebbero quelli relativi al primo semestre del primo anno. Considerato quindi che la lunghezza di una laurea in matematica più l'abilitazione all'insegnamento dura sette anni, evidentemente c'è un forte squilibrio tra le parti. Che farmene delle nozioni aggiuntive che rimarrebbero comunque a me?

Qualcuno usa i propri studi universitari per riciclarsi come scrittore di libri per bambini. Innumerevoli sono i libri che insegnano l'alfabeto, i numeri, le note musicali ed i concetti base di questo nostro mondo. Perchè no, potrei anche io avvalermi di questa possibilità e creare una collana diretto ad un pubblico di piccolissimi (Teddy impara a contare, Teddy scopre la somma, Teddy e le equazioni differenziali disomogenee) per raccimolare qualche soldarello nel tempo libero. Tutto magari addolcito da disegni fumettosi e simpatici.

Oppure, perchè no, si può sfruttare la disillusione delle nuove generazioni che li porta a disinteressarsi della scuola. Grazie a questo potrei dare ripezioni a ragazzi delle superiori

Studente: Come calcolo l'area di questo grafico?
Injo: Integra la funzione sull'intervallo di definizione.

delle medie

Studente: Come calcolo l'area di questo quadrato?
Injo: Integra la funzione sull'intervallo di definizione.

delle elementari

Studente: Come calcolo 12/6?
Injo: Integra la funzione sull'intervallo di definizione.

o ancora prima

Studente: Gu ga ghi ghe go
Injo: Integra la funzione sull'intervallo di definizione.

fino a poter addirittura un call center. Potrei organizzare una schiera di persone come me (folli che hanno scelto matematica o corsi scientifici in generale) attivi 24/7 per rispondere alle domande che ogni curioso potrà porre componendo il numero in sovraimpressione.

Cliente: Salve, buongiorno, avrei bisogno di costruire un modello matematico per descrivere l'andamento economico della mia azienda in relazione a...
Injo: Integra la funzione sull'intervallo di definizione.

Oppure, spingendosi ancora oltre, fare direttamente un servizio porta a porta (come i venditori di enciclopedie, non come Bruno Vespa) portando direttamente a casa della gente la soluzione ai loro problemi logici più importanti, entrando in contatto con le persone. In fondo è il modo più efficacie e veloce per espandere ed apprendere conoscenza.

Injo: Salve, vorrebbe un po' del mio sapere matematico in cambio di un po' del suo sapere?
Cliente: Non ho nulla da offrire: sono un economista.

Forse non emerge un gran futuro, da queste previsioni. Magari è colpa dei tempi moderni, se fossi vissuto ai tempi di Pitagora o anche solo nell'800 avrei avuto maggiori prospettive. Questo viene maggiormente dalla falsità e pregiudizio sulle materie scolastiche che si insinua nelle menti del popolo ovvero che "la matematica è fredda e non permette di esprimere le emozioni, come fa invece l'italiano". Questo perchè è sbagliato il paragone: se l'italiano fosse solo ed esclusivamente grammatica, allora neanche l'italiano permetterebbe di esprimersi. E, alle scuole dell'obbligo, è questo che insegnano: grammatica matematica. Avanzando negli studi come ho fatto io invece si prende coscienza del fatto che la matematica può essere anche una forma per comprendere il mondo e per esprimere la propria visione delle cose in modo del tutto personale.

Qualcuno: Guarda quante stelle. Non credi sia una visione spettacolare?
Injo: π.