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domenica 28 novembre 2010

L'omosessualità non può esistere

Lemma: Il sesso esiste senza l'amore.
Dimostrazione: Basta scrivere una qualsiasi parola su Google Immagini e controllare i risultati. Mediamente ogni pagina contiene un paio di immagini di porno più o meno pesante. Non c'è bisogno che lo spieghi io.

Lemma: L'amore esiste senza il sesso.
Dimostrazione: L'amore non corrisposto è l'esempio principale che può dimostrare la tesi. Inoltre esistono relazioni a distanza, uomini sposati senza pene, eccetera.

Teorema: L'omosessualità non esiste.
Dimostrazione: Innanzitutto si deve capire cosa si intende con omosessualità. Se si intende come l'amore di persone dello stesso genere, allora l'omosessualità esiste solo in modo apparente. Infatti l'amore viene dall'incontro di due anime che si riconoscono come affini e decidono che stanno troppo bene insieme per rimanere solo amici che si vedono una volta ogni tanto. Il sentimento forte dell'amore nasce quindi dalla conoscenza, è legato all'anima ed alla personalità. Il genere è una caretteristica fisica non legata alla personalità quindi non può influire. Se si intende come voglia di sesso fra persone dello stesso genere, allora l'omosessualità è un'assurdità. L'instinto animale porta al sesso per la generazione di discendenti ma nell'oggi questo non è assolutamente più vero. Oggi il sesso è moneta di scambio per modivi economici, carrieristici, goderecci, la gravidanza è l'effetto collaterare. In generale il sesso è solo strofinio di organi genitali per provare del piacere. Chiudiamo gli occhi. Lo strofinio avviene, non importa contro cosa. Uomini, donne, cuscini, gatti termosifoni. Così in ogni coppia a prescindere dal fatto che sia uomo e donna, uomo e uomo, donna e donna. C'è lo strofinio, non ci sono i figli. Non ci sono differenze di alcun tipo quindi l'omosessualità non esiste neanche nella componente sessuale. Se si considera l'omosessualità come un insieme di sesso ed amore, si veda quanto detto in precedenza e si faccia la somma. La tesi è dimostrata.

Corollario: L'eterosessualità non esiste.

lunedì 22 novembre 2010

Il tagliaerba

Nel posto nuovo dove mi sono trasferito ci sono una quindicina di casette. Ogni casetta ha un giardino quindi ci sono una quindicina di giardini. Nei giardini cresce l'erba (non nel mio, in questo caso l'erba di ogni mio vicino è più verde della mia visto che il mio giardino è privo di erba ovvero è terra). Quando l'erba cresce e si allunga troppo, ogni famiglia tira fuori il tagliaerba, uno strumento che taglia l'erba. Quindi ci sono una quindicina di tagliaerba. Possiamo dire che l'erba viene tagliata ogni due settimane. O almeno mediamente; nel mio giardino l'erba sarebbe tagliata molto più di rado. Sempre supponendo che ci sia erba nel mio giardino, cosa che non è. Comunque, quindici tagliaerba il cui utilizzo effettivo è, esageriamo, quattro ore al mese che si traduce in un centinaio di ore all'anno. In un anno ci sono 8760 ore (otto, sette, sei, non è curioso?). Significa che un tagliaerba rimane acceso per circa l'1,1415% del tempo (-,1415 come π, non è curioso?). Non so quanto sia il prezzo medio per portarsi a casa un tagliaerba e la pigrizia mi impone di non documentarmi. Quindi per me un tagliaerba costa X. Ovvero ogni famiglia ha speso X per portarsi a casa il tagliaerba. La fabbrica di tagliaerba si è incassata 15X ed è felice. Questo perchè l'economia è basata sul consumo estremo e sulla proprietà assoluta. Se il mio quartiere fosse intelligente, ma purtroppo è composto da umani, avrebbe fatto un ragionamento di questo tipo. Ogni famiglia paga un quindicesimo di X e si compra un solo tagliaerba che viene usato a turno. Questo investimento avrebbe un'efficienza molto migliore in quanto il tagliaerba rimarrebbe acceso per il 17,1232% del tempo (uno, due, tre, non è curioso?). Il degrado meccanico dovuto dal tempo inciderebbe in maniera minore sull'usura del tagliaerba. L'erba sarebbe ugualmente tagliata. Ogni famiglia avrebbe quattordici quindicesimi di X da spendere per altre cose. La fabbrica di tagliaerba avrebbe inquinato un quindicesimo, avrebbe raggiunto la sua quota produttiva in un quindicesimo del tempo e gli operai potevano occupare i quattordici quindicesimi del loro tempo per produrre altre cose, magari attrezzi da giardino o nanetti di gesso. Bam. Il sistema economico messo in ginocchio dal ragionamento logico. Provate a definire l'economia una scienza, adesso. Vediamo cosa mi ci posso pulire, con la vostra laurea in economia. Magari il tagliaerba.

venerdì 10 settembre 2010

Casual mente

Non so bene come funzioni la fisica quantistica, non ho mai avuto occasione (voglia) di approfondire. Quindi la scarto a priori dal mio discorso. Ciao. Ora: generando numeri casuali con un computer si vede benissimo che il caso non esiste. Certo, i numeri del computer sono generati tramite algoritmi deterministici quindi non sono realmente numeri casuali. Conoscendo i dati iniziali della macchina, potremmo prevedere il numero. Quindi ho cercato un esempio di casualità migliore. La classica moneta, il classico dado. Niente. Conoscendo tutti i dati (forza del lancio, rotazione, traiettoria, distanza dal tavolo, lunghezza della barba di Dio) è possibile prevedere esattamente l'uscita del risultato. Difficile ma possibile. Niente da fare, il caso non riesce a manifestarsi, ogni esempio che mi sovviene alla mente non è altro che una complicazione che richiede interminabili parametri (numero di giocatori, numero delle scarpe di Abramo, numero di partners di Paris Hilton) ma non arriva mai ad essere realmente casuale. Dunque la casualità è in realtà una parola atta a mascherare la pigrizia o l'ignoranza.

Qualcuno: Che giorno è oggi?
Injo: È casuale.
Qualcuno: Potresti guardare sul calendario?
Injo: Impossibile prevederlo.

Ma allora anche l'essere umano potrebbe essere come una macchina, un computer estremamente complesso e con un'estrema necessita di connettersi ad altri computer tramite connettori esterni ed apposite porte. Il nostro cervello potrebbe essere semplicemente una massa di istruzioni logiche che rispondono rigidamente ad un input esterno in modo predeterminato. Addio libero arbitrio, addio miracolo della vita. Il mondo sottopone a stimoli i nostri corpi, i nostri corpi comunicano con il cervello che reagisce in un modo difficile da prevedere ma comunque prevedibile una volta in possesso dei dati giusti e crea nuovi stimoli creando un loop infinito. Tutto quello che facciamo, abbiamo fatto e faremo è predeterminato dalla struttura logica del nostro cervello, struttura generata da fenomeni biologici avvenuti durante la nostra crescita e quindi determinati dalle rigide leggi della chimica e della fisica. Quindi cadono nel cesso tutte le teorie religiose. E con loro tutte le idee meravigliosamente ipocrite che un robot non potrebbe mai dipingere La Gioconda o comporre una sinfonia di Beethoven. Illusione. Sotto i giusti stimoli in input potrebbe fare questo ed altro. Costruire le invenzioni di Giovanni Muciaccia ed esempio. Giudicare razionalmente l'operato di Berlusconi ad esempio. Vorrei fare qualcosa di improvviso per stroncare questa teoria, ma qualsiasi cosa mi venga in mente è, appunto, generata dalla mia mente, quindi incluso nell'idea generale del discorso. E, grazie all'impossibilità di tornare indietro nel tempo, non è possibile vedere se lo stesso input può produrre diversi effetti nelle medesime condizioni. Una pessima notizia per chi crede di poter scrivere da sè il proprio destino, nonostante questa frase sembra presa da qualche manga. Siamo tutti particelle che fanno ciò per cui sono state programmate, magari siamo sottoprogrammi di un grande computer. Il computer di Dio. Che a quanto pare non ha neanche un misero antivirus. Ma c'è una notizia positiva: arrivare a superare il test di Turing sarà ora molto più facile.

mercoledì 5 maggio 2010

Quando l'evoluzionismo barcolla

Io credo abbastanza nella teoria evolutiva. O diciamo che per lo meno ci spero. Ma per quanto io possa crederci, ogni tanto trovo fatti che destabilizzano le mie convinzioni. L'esempio in questione viene da un fatto che mi capita d'osservare spesso. La mia stanza sta in un sottotetto, quindi ho un lucernario. D'estate lo apro per evitare di soffocare con un cane in un'utilitaria parcheggiata al sole e almeno una volta al giorno succede questo: un'ape vola lungo il tetto, incontra il lucernario (che una volta aperto assume una posizione praticamente verticale, complice la pendenza del tetto) e vedendone la struttura esterna in legno pensa intelligentemente di poter passare nel buco in mezzo. Il caso vuole che il buco sia in realtà di vetro (come la maggior parte delle finestre) quindi si sente uno schiocco, l'ape cozza contro il vetro e cade a picco dentro la mia stanza. Una volta caduta l'ape cerca di volare nuovamente verso la fonte di luce più vicina che però (dato che l'ape in questa fase è sul mio pavimento) è rappresentata ora da una sezione in vetromattone della parete. L'ape passa il resto della giornata a cozzare ripetutamente contro il vetromattone cercando di passarci attraverso finchè non la trovo morta sul pavimento. In alternativa la ammazzo io direttamente. Bene. Ma dal mio lucernario non entrano solo api, entrano anche le mosche. Solo che le mosche si rendono conto del vetro ed entrano ronzando pigramente dal buco, si fanno un giretto ed escono. Oppure trovano il vetromattone, si rendono conto dell'impossibilità di passarci attraverso e quindi svolazzano via tornandosene da dove sono venute. Quindi la mosca è più intelligente dell'ape, impara dai propri errori e non si intestardisce fino a morire sul pavimento. Ora la domanda è questa: perchè l'ape mangia il miele mentre la mosca mangia la merda?

venerdì 16 aprile 2010

Dilemma zombie

È un peccato che uno dei protagonisti dell'universo horror/fantasy sia condannato all'estinzione e a sua volta condanni all'estinzione tutta l'umanità. Vediamo un po'. Uno zombie non mangia un altro zombie. Eh, mica sono dei mostri cannibali. Però lo zombie mangia gli umani. Non è colpa sua, gli piace semplicemente quel sapore. Ma quando uno zombie morde un umano, questo diventa uno zombie a sua volta. Quindi gli zombie, poverini, non possono mai finire un pasto in pace senza violare la convenzione di non mangiare qualche suo simile (e ciò spiega anche il perchè della loro fame così vorace). Ne viene che questa popolazione zombie deve continuamente mordere nuove persone generando nuovi zombie che morderanno nuove persone. La popolazione degli zombie crescerà esponenzialmente. Bene, la riflessione è finita qui, si può tranquillamente smettere di leggere senza perdersi niente di che. Ma siccome io sono io devo andare avanti. Dunque, la diffusione degli infetti I sui sani S è regolata da questo sistema.

dove N è la popolazione totale, r il tasso di propagazione, μ il tasso di mortalità umano, ν il tasso di mortalità degli zombie. Allora, supponendo che il tasso di mortalità degli zombie sia molto basso (sono già morti, che diamine) i punti di equilibrio del sistema sono i seguenti.

Il primo indica l'assenza di zombie. Vabbè, se non ci sono zombie, niente accade. Ma basta mettersi vicini a tale situazione (anche con un solo zombie) per vedere che questo è un punto instabile, ovvero che la situazione evolve inesorabilmente verso il secondo punto, ovvero un'enormità di zombie e pochissimi umani sani. Arrivati al limite di zero umani sani, gli zombie non hanno più da mangiare. La situazione è regolata dunque dalla seguente equazione.

Il suo unico punto di equilibrio al quale si tende sempre è la situazione in cui non ci sono più zombie. Quindi, umani finiti, zombie finiti, il mondo è disabitato. Fine della civiltà.

A meno che gli zombie non riescano a riprodursi. O magari a diventare vegetariani.

sabato 13 febbraio 2010

Una nuova democrazia

Il sistema di governo italiano non funziona. Parlo per esperienza diretta nel caso di quello italiano ma credo di poter tranquillamente generalizzare: nessuna democrazia funziona. Per dire, Berlusconi (sì, quello che ha ormai l'80% dei consensi perchè lo dicono i sondaggi) è stato eletto stravincendo con qualcosa in più di 12 milioni di voti. Un quinto della popolazione italiana. La democrazia è un concetto ormai antiquanto e l'elezione di un manipolo di rappresentanti che avranno il potere totale per un lustro non è in grado d'adattarsi ad una società che ormai cambia così velocemente. Andava bene per un centinaio d'ateniesi vestiti di sole tuniche seduti sulle rocce, ma oggi, nel 2010, le cose sono un po' cambiate. Sembra che in certi ambiti il cambiamento sia difficile da accettare e si cerca di far funzionare lo stesso sistema politico o lo stesso sistema religioso oltre duemila anni dopo la sua creazione meravigliandosi allo scoprire la sua inefficacia. Ormai oggi la tecnologia potrebbe consentire una partecipazione diretta e reale alle decisioni politiche di ogni singolo cittadino relegando i parlamentari a semplici addetti alle scartoffie (che, visto il loro livello d'istruzione, non sarebbe poi male). Invece di metterci Facebook, in quel cazzo di iPhone, si può inserire un sistema per la votazione autenticata. Tutto su una rete di voti. Certo, così forse sarebbe peggio visto il livello medio di informazione della gente, ma almeno la partecipazione sarebbe diretta. Senza contare che, in questo modo, sarebbe possibile distribuire un sistema di pesi sui voti. Sei laureato in economia? Bene, il tuo voto su questioni economiche avrà un coefficiente maggiore. Sei un idiota? Il tuo voto vale di meno. Per limitare i voti degli stupidi si potrebbe anche richiedere, prima della votazione, di rispondere a qualche quesito per verificare l'effettiva conoscenza dell'argomento in votazione. O istituire la polizia delle votazioni che se ne va in giro a controllare che la gente che vota sia effettivamente informata. Insomma dai, le possibilità ci sono. Certo, il sistema è da sistemare visto che, ad esempio, con la mafia sarebbe un casino. Ma con la mafia sono un casino anche i governi attuali, effettivamente, quindi un pensierino ce lo si potrebbe anche fare.

lunedì 1 febbraio 2010

Dimostrare l'esistenza di Dio con una banana

Ad ulteriore prova di studi già fatti sulla ricerca di prove che attestino o confutino l'esistenza di Dio, vi sottopongo questo studio effettuado su una delle migliori creazioni del presunto: la banana. Quest'oggetto è talmente incredibile da spingere chiunque a dubitare del fatto che si sia creata per puro caso. Innanzitutto, è gialla. Non esiste altro frutto tanto vivace ed omogeneo nel suo colore, la banana non ha maculazioni, striature o rugosità, no, è perfetta, splendente, liscia. Si sbuccia che è un piacere, in un modo incredibilmente adatto per mangiarla senza sporcarsi le mani. È ergonomica e si adatta perfettamente all'impugnatura grazia alla curvatura. Per non parlare dell'interno: saporito, morbido e facile da mangiare e tagliabile in simpatiche rotelle per la macedonia. Senza contare i molteplici altri suoi usi:

. Puoi usarla come Boomerang.
. La sua buccia causa grande ilarità, se calpestata.
. Puoi simulare il manubrio per la bici.
. Puoi vincere il Trofeo Fungo se la lasci cadere sotto il Cart di Bowser.
. Elimina facilmente tutti i vermi avvesari con timer 5 in una grotta.
. Puoi usarne per creare dei Poffin.
. Puoi reintepretare i grandi western.
. Puoi telefonare.

E molto, molto altro ancora. Insomma, la banana è l'incubo di tutti gli atei, la prova definitiva che qualcosa governa le leggi del mondo e qualcosa ha creato tutto ciò che vediamo e sentiamo. E questo qualcosa era particolarmente ispirato il giorno in cui ha creato la banana. È una prova talmente inconfutabile dell'esistenza del divino che tutti dovranno ammetterla. Quindi Dio esiste. E qui nascono i problemi, accidenti. Un requisito fondamentale per l'esistenza di Dio è la fede della gente nella sua esistenza. Ma avendo provato l'esistenza di Dio in modo inequivocabile, la fede non servirà più in quanto lui esiste effettivamente. Ma senza fede Dio non può esistere e... dannazione. Mi vuoi mandare ai pazzi. Che tu sia maledetta nella tua magnificenza, banana.

giovedì 28 gennaio 2010

Astrusa astronomia

L'astronomia è stata una delle prime scienze a svilupparsi. Effettivamente è troppo splendido vedere l'immensità del cielo ed osservare queste sfere luminose che si muovono al suo interno per non chiedersi come funziona. Oggi l'astronomia è diventata una scienza affermata come tante altre ma a parer mio è ancora lungi dall'essere realmente attendibile. Si pensi alla fisica: se voglio studiare gli effetti della gravità su un oggetto che cade posso fare teorie, verificarle e perfezionarle sulla base del fatto che posso far cadere un oggetto miliardi di volte modificando tutte le variabili in gioco (peso, forma, altezza, eccetera). Nell'astronomia no, non puoi far girare la Terra attorno al Sole e vedere cosa succede cambiando le variabili, devi basarti solo su quello che accade e quando accade. Senza contare che i tempi astronomici sono enormi. Si stima che l'universo raggiunga circa i 14 miliardi di anni e noi osserviamo il girare della Terra attorno al Sole da circa 2000 anni o poco più. Tremendamente poco. Sarebbe come cercare di ricavare le leggi della gravità osservando la fotografia di una mela che cade. Potrebbero esistere effetti latenti che non abbiamo ancora osservato. Matematicamente non è difficile trovare relazioni che esplodono dopo tempi enormi rimanendo talmente piccole prima di tali tempi da essere praticamente non misurabili dalle strumentazioni.

Quindi da un momento all'altro la Terra potrebbe schizzare via nell'universo spinta da una forza sconosciuta o tutto potrebbe collassare in una massa puntiforme in quattro e quattr'otto. Magari è proprio il tanto atteso 2012 il punto di rottura. Maledetti Maya, sapevano tutto con la loro matematica di linee, puntini e conchiglie. Allacciate le cinture.

mercoledì 27 gennaio 2010

Tre prove contro l'esistenza di Dio (e tre a favore)

1: La prova matematica.
Se Dio fosse tutto sarebbe in grave contraddizione con se stesso, poverino. L'idea è più o meno questa: essendo un insieme diverso dagli elementi che esso contiene, allora un insieme non può contenere se stesso come elemento (si può contenere come sottoinsieme, ma allora non sarebbe un elemento). Allora non può esistere l'insieme degli insiemi. Questo perchè l'insieme degli insiemi è un insieme e dovrebbe stare nell'insieme degli insiemi ma essendo lui stesso l'insieme degli insiemi non può stare nell'insieme degli insiemi rendendo in realtà l'insieme degli insiemi non tale ma bensì l'insieme degli insiemi meno l'insieme degli insiemi. È una cosa illuminante, no?
2: La prova storica.
Quando è stata scritta la Bibbia lo sviluppo dell'uomo era ancora piuttosto minimale (il massimo della tecnologia erano le reti da pesca e le culle a forma di mangiatoia) e quindi si parla solo di cose piuttosto semplici. Se Dio esistesse e fosse onniscente avrebbe visto che oggi, nei primi anni del terzo millennio, c'è un gran casino nell'interfaccia religione/tecnologia dato che questa non è regolamentata dalla Bibbia. Quindi, se Dio fosse stato in grado di vedere ciò, avrebbe evitato il problema mettendo qualche postilla nel suo libro sacro sulle future tecnologie e cose del genere. Quindi, o Dio non esiste o comunque non è onniscente. In entrambi i casi Dio non sarebbe Dio.
3: La prova biologica.
I grandi uomini muoiono presto e gente di dubbio valore arrivano a livelli di vecchiaia inimmaginabile. Una per tutte, Andreotti ha da poco fatto i 91. Quindi non c'è alcuna giustizia divina, in questo senso. Senza contare poi molti altri aspetti della vita. Se Dio avesse voluto farci vivere bene (in fondo saremmo i suoi animaletti domestici) avrebbe creato la nostra lingua in modo da rendere orribile il sapore di ciò che fa male alla salute ed ottimo il sapore di ciò che fa bene. Invece è tutto al contrario, basta sentire che razza di odore fanno i cavoli o gli asparagi.

1: La prova filosofica.
Basta analizzare il seguente sillogismo: 1) Dio è credere 2) Credere è esistere 3) Dio esiste.
2: La prova statistica.
Mediamente tutti sono battezzati, cresimati e comunicati, praticamente tutti fanno matrimoni e funerali in chiesa. C'è gente che per la religione si fa ammazzare, gente che si ammazza di sua spontanea volontà, gente che muore per rifiutare le trasfusioni, gente a cui amputano un pezzo di pene, o le mani, o sfigurano il viso. C'è gente che spende un mare di soldi per vedere un vecchio dall'abbigliamento appariscente dire ovvietà dalla sua finestra. E ciò avviene da millenni. Tutta questa gente crede in un certo dio (uno ad arbitrio) e partecipa alle cerimonie della religione scelta. Mi vorreste far credere che tutti questi si stanno sbagliando?
3: La prova fisica.
Quando si lavano i pavimenti, l'acqua evapora anche se la temperatura dell'ambiente è di molto inferiore ai 100°C. Può la vostra fisica spiegare questo? Eh? EH? È senz'altro un miracolo.

venerdì 11 dicembre 2009

Ottimizzare l'attenzione

È quello che siede in prima fila a scuola ad esser da sempre considerato il secchione o, senza usare parole da bulletto degli anni '70, "quello bravo". Ciò rappresenta il classico esempio di confusione che viene tramandata nelle generazioni dove la causa si mescola e si confonde con l'effetto. Infatti non è "quello bravo" a sedersi davanti ma è chi si siede davanti che diventa "quello bravo". Il perchè di questo comportamento viene spiegato efficacemente dal prossimo schema realizzato colorando dei pixel.

Com'è possibile vedere, anche in questa semplice rappresentazione salta subito all'occhio che la percentuale di campo visivo occupato dalla lavagna decresce velocemente all'aumentare della distanza. Nella prima fila occupa circa il 70% del visibile e nella quarta ci aggiriamo già sul 30% circa. È quindi inevitabile che chi venga a sedersi nelle retrovie si trovi impossibilitato a seguire agevolmente la lezione in quanto il suo campo visivo comprende numerose altre cose da guardare, tutte potenzialmente più interessanti, soprattutto durante certe lezioni. Se consideriamo poi che l'ambiente reale è anche tridimensionale (anche di più, a sentire qualcuno, ma fermiamoci alle tre spaziali), la percentuale decresce ancor più velocemente. Vi sono poi altri fattori a danno di ciò: la soggezione del professore alle prime file che costringe all'attenzione, la presenza di finestre, oggetti attaccati alle pareti, oggetti sul pavimento. Se si considera infine che, dall'ultima fila, puoi vedere tutti i tuoi compagni, metà dei quali sono ragazze, metà delle quali sono potenzialmente carine, allora si comprende perchè chi sta in fondo non fa assolutamente nulla, generalmente. È colpa della distanza quindi se andavi male a scuola, non perchè "io sono proprio negato in matematica" o "a cosa serve studiare il latino che non lo parla più nessuno". No. È la distanza che non da a tutti le stesse opportunità. Quindi, cari ministri dell'istruzione e delle pari opportunità, potrebbe interessarvi una nuova configurazione scolastica. Ecco il mio modello.

PS: Lo so, orientare i banchi lungo la normale di una sfera centrata nella lavagna sarebbe stata l'ottimizzazione migliore, ma la forza di gravità faceva rotolare via le matite dai banchi.

sabato 14 novembre 2009

Controesempi alla teoria evolutiva

L'evoluzione non sempre è una buona cosa. L'evoluzione ha eliminato il tirannosauro che mi sembra invece sia un gran bell'esemplare. L'evoluzione ha portato le zanzare. Nonostante tutti gli esseri viventi sono evoluti ad ugual modo (discendiamo tutti dallo stesso grumo di polvere che, un giorno, ha deciso di fare qualcosa di diverso) ci sono casi in cui le trasformazioni hanno avuto effetti positivi, casi in cui hanno avuto effetti negativi, casi in cui tali effetti sono stati catastrofici. L'evoluzione non è assolutamente un cammino verso la perfezione.






venerdì 13 novembre 2009

Holmes 2.0

I rapporti via web vengono derisi e ridicolizzati dalla gente qualunque perchè affermano che non c'è vero contatto, col totale anonimato uno può dire e fare quello che vuole senza poter provare di dire la verità. Gente meno stupida invece crede che un rapporto via internet sia diverso da un rapporto "dal vivo", ma comunque di ugual valore. Bene. Parlando invece dell'anonimato dal senso più strettamente pratico, agli albori di internet ogni utente iscritto ad un sito o forum veniva identificato da un nome. Questo poteva essere un nickname o il nome vero e proprio, non era importante. L'unico collegamento alla propria persona era generalmente l'account di posta utilizzato per la registrazione (che da che mondo e mondo era creato con dati fasulli). In realtà questo anonimato non c'era, chi sapeva metterci le mani risaliva ad ip ed informazioni varie, ma era tutto piuttosto complesso. Poi internet si è espanso, le connessioni sono diventati più veloci, la mole di dati trasportabili immensa. Ed è nato il cosiddetto Web 2.0, sono nati i social network e via dicendo. Ma la gente è contemporaneamente diventata più ingenua, quando un tempo l'anonimato era un valore da difendere e di cui ci si preoccupava, ora non ci si pensa neanche più. Internet è sicuro. Non puoi risalire a me. Bene.

Ecco il caso in esame. Io frequento un sito con relativo forum. Si iscrive una tizia, lascia un messaggio e lascia le prime due informazioni: il suo indirizzo hotmail e l'anno di nascita (come suffisso al nickname). Ottimo. Faccio un tentativo, aggiugo l'indirizzo hotmail ad MSN Messenger. Funziona. Senza neanche dover aspettare di essere accettato o meno posso cliccare col tasto destro e cliccare su Visualizza Profilo. Trovo la sua pagina su Windows Live (o come si chiama), una sua foto, il suo nome e cognome. Trascrivo quindi nome e cognome su Facebook e grazie al confronto con la foto del profilo su Windows Live (o come si chiama) trovo qual'è della lista colei che mi interessa. Ci clicco. Accidenti, non posso accedere alle sue informazioni, le ha rese riservate a chi non è nella sua lista amici. Poco male, vedo che fa parte del circuito di un certo istituto scolastico. Cerco con Google quel nome. Ce ne sono sostanzialmente tre: una scuola media e due scuole superiori in due città diverse. Grazie all'età (presa dall'anno di nascita del suo nickname) escludo la scuola media. Come escludere una delle due? Un viaggetto tra i suoi amici di Facebook e trovo uno che appartiene ad un gruppo di siciliani doc. Escludo la scuola di Torino. Bene, rimane solo scuola superiore taldeitali. Cerco informazioni e trovo l'indirizzo. Siracusa. Che fare? Una rapida occhiata su Pagine Bianche, cerco il suo cognome nella città di Siracusa. Nessun risultato, ma Pagine Bianche è un sito intelligente, allarga in automatico il campo di ricerca di appena 15km e trova due risultati, un uomo ed una donna. La legge italiana fa generalmente discendere il cognome del padre, ergo escludo la donna. Clicco su ulteriori informazioni dalla pagina dell'uomo e trovo numero di casa ed indirizzo. Potrei fare una chiamata per sentire se è veramente lei. O magari vado su Guide Michelin, mi faccio il resoconto preciso della strada da fare e la aspetto sotto casa. Una sola cosa è certa: se riesco a risalire a tali informazioni io, immagino cosa può fare chi sa investigare veramente. O chi sa sviscerare internet ben bene.

martedì 27 ottobre 2009

Sei motivazioni a supporto del riscaldamento globale

Motivo 1: Il freddo provoca i tornadi, le bufere, le alluvioni, le inondazioni, l'influenza, il raffreddore, la caccamolle e la broncopolmonite. Siamo così sicuri che sia proprio necessario, questo freddo?
Motivo 2: L'acqua ha la spiacevole abitudine di gonfiarsi quando si ghiaccia, infatti galleggia. Ovvero il volume occupato dall'acqua è minore del volume occupato dalla stessa quantità di ghiaccio. Quindi se il surriscaldamento sciogliesse i poli non ci si dovrebbe sicuramente preoccupare della salita del livello degli oceani, al massimo il questo scenderebbe rivelando nuove terre da colonizzare.
Motivo 3: Prima siete tutti a frignare per la dipendenza da combustibile poi quando finalmente la temperatura si alza, cosa che potrebbe liberarci dalla dipendenza del gas per il riscaldamento, tutti a lamentarsi del caldo. Oh, insomma, ma si può sapere cosa volete? A chi piace il freddo? Gli inverni saranno caldi e le estati bollenti, ma chissenefrega, per le estati c'è l'aria condizionata. E finalmente diremo addio al maglione di lana che pizzica tutto.
Motivo 4: Perchè mai l'effetto serra dovrebbe essere limitato? Sono secoli che le persone costruiscono le serre per coltivarci la frutta ed ora che potremmo avere la frutta coltivata ovunque tutti a lamentarsi. No, dico io, aumentiamolo il più possibile, pensate che dolcezza il sapore del cocomero unito al panettone di Natale.
Motivo 5: Senza contare che una cortina di gas più densa ci proteggerebbe meglio dalla caduta di meteoriti che andrebbero in mille pezzi più facilmente.
Motivo 6: Uno col nome che sembra uscito da un film horror degli anni '70 non può e non deve avere ragione.

martedì 13 ottobre 2009

Che ci sia di meglio?

C'è una teoria sociologia pseudoscientifica che asserisce che ogni uomo sulla Terra può raggiungere tramite conoscenze qualsiasi altro con massimo sei passaggi. Ora, siccome ognuno di noi conosce una frazione infima della popolazione terrestre potremmo dire che non si raggiungono mai i sei gradi della teoria. Un tempo per avere l'ordine di grandezza del numero di persone conosciute da qualcuno bastava consultare la sua agenda telefonica, oggi siamo molto più fortunati e possiamo tranquillamente intrometterci nella vita di chiunque per acquisire questo dato. Grazie Facebook. Certo, non tutti hanno un profilo e quindi in realtà gli Amici di qualcuno sarebbero un po' di più. È altresì vero che dovrebbero essere anche un po' di meno visto che generalmente l'utente medio di Facebook aggiunge gente a caso (qualcuno ricorderà il mio esperimento; continuano ad arrivarmi richieste d'amicizia ed inviti vari, nonostante tutto) oppure contatta gli amici della scuola materna tanto per aumentare il numero. Possiamo dire che le due cose si compensano, grossomodo. Adesso, con qualche rivelamento a campione sulla popolazione Facebook noto che il numero medio di amici per gli utenti che lo usano è di 250 che corrisponde al 0,000004% della popolazione terrestre, 0,0004% della popolazione italiana. Cambiamo ora argomento, parliamo d'amore. Questa sensazione tanto abusata si prova quando ci troviamo ad interloquire con persone con le quali abbiamo un particolare picco di affinità. Grazie alla società omofobica in cui viviamo il range di possibili persone amate da qualcuno si dimezza (uomini solo donne e viceversa, gli altri sono casi statisticamente non rilevanti), per persone dello stesso sesso si sostituisce la parola amore con la mia migliorissima amica! se è femmina e con birra se è maschio. C'è da dire che, ipocritamente, tutti gli innamorati/fidanzati/sposati dicono che l'oggetto delle loro attenzioni e quanto di meglio possa esistere. Questo prima di divorziare, di lasciarsi o di vedere la nuova inquilina del piano di sotto. Eppure, è ormai chiaro dove voglio arrivare, ognuno sceglie i propri amori all'interno della ristretta cerchia di conoscenze che è una percentuale tremendamente piccola dell'intera popolazione mondiale. Quindi non solo gli amori tanto decantati non sono a prova di bomba ma è anche possibile che nessuno conosca il vero amore, la persona con cui raggiunge la massima affinità potrebbe trovarsi dall'altra parte del globo, potremmo non incontrarla mai, soprattutto se a queste questioni portate si aggiunge il fatto che la maggior parte delle persone cerca disperatamente l'amore (od un suo pallido simulacro) per poter raggiungere il simbolo di ciò che la tradizione indica come realizzazione (il matrimonio, santo Dio) o più banalmente e più comunemente, per raggiungere gli organi genitali del rispettivo partner. Niente di nuovo sotto il sole, insomma. Un'intera vita illudendoci d'aver raggiunto il paradiso quando si è solo nella quotidiana routine.

mercoledì 30 settembre 2009

La nuova entropia

Per le teorie ed i principi termodinamici si sa che l'universo tende allo stato di massima entropia dove l'entropia misura, per così dire, il grado di disordine. Se n'era già parlato. Così un gas si espande liberamente, non si contrae, e il popolo italiano vota PdL. Massimo disordine. Ma non solo; per la teoria dell'informazione l'entropia è una misura della quantità d'informazione. Più l'entropia è alta, più è bassa l'informazione, e viceversa. Vi è inoltre un'altra importante implicazione: nell'evolvere delle cose l'energia tende a degradarsi, ovvero tende a diventare inutilizzabile per produrre lavoro. Oggi i miei studi mi hanno portato ad espandere ulteriormente questo concetto ad un'altro campo apparentemente slegato dalla teoria dell'informazione e dalla termodinamica: l'arte. Ma andiamo con ordine.

Per prima cosa misuriamo il valore artistico di un'opera. Allora, ad esempio, il David di Michelangelo ha un valore approssimativo di circa 682 kiloDaVinci. La Piramide di Cheope si aggira sui 1,2 megaDavinci. La Divina Commedia sta sui 38 kiloDaVinci e l'ultimo libro di Moccia sui 26 milliDaVinci. È ovvio che la scala sarà logaritmica, ovvero nulla avrà un valore artistico di zero DaVinci (che sarà indicato con DV nel Sistema Internazionale) perchè tutto, pure quello che vomita il gatto sul prato (sui 15 nanoDaVinci), può a suo modo essere interessante. Adesso passiamo all'osservazione sperimentale per la definizione dell'entropia artistica. Notiamo che attorno ad un quadro possono nascere libri e film (altrimenti Dan Brown non lo conoscerebbe nessuno, e non sarebbe così male come prospettiva, in fondo) ma non succede praticamente mai che avvenga il contrario. Ad ugual modo possiamo vedere che vi sono sempre più spesso film tratti da romanzi ma non si sente mai parlare di romanzi ispirati a film. È possibile quindi definire una vera e propria freccia artistica della degradazione dell'energia artistica definita macroscopicamente per categorie. La freccia mostra come l'energia si degrada da sculture, monumenti e dipinti verso libri, musica ed opere teatrali proseguendo poi in fumetti e film. Quindi si passa a serie televisive, parodie e spin off animati. Infine vi sono i programmi televisivi ed i reality. Ovviamente poi all'interno di ogni categoria vi sono anche enormi differenze ma la legge è in linea di massima ferrea (le eccezioni sono numericamente trascurabili e statisticamente improbabili oltre che non significative). Quindi quando un'opera si posiziona ad in una certa categoria con un certo valore misurato in DaVinci, da allora le opere che da questa derivano possono posizionarsi solo in categorie di valore minore od uguale. Qualche esempio: 1984 di Orwell (453 DaVinci) si è degradato nel Grande Fratello (1081 milliDavinci stimati alla prima edizione, 27 milliDaVinci all'ultima). Oppure la Gioconda (517 kiloDavinci), degradata dapprima a Il Codice Da Vinci (5 DaVinci) e poi in una miriade di scritti che tentarono di cavalcare l'onda del successo del suddetto, come Inchiesta su Gesù (348 milliDaVinci). Tutto tende al minor potenziale artistico possibile. Se definiamo quindi l'entropia artistica l'inverso di questo potenziale, abbiamo che tutto il mondo artistico tende all'entropia massima. E tutto torna.

PS: Il DaVinci è definito sul valore artistico di questo post. Ovvero questo post ha un valore artistico di esattamente 1 DaVinci.

giovedì 24 settembre 2009

Sui mezzi improbabili

Non mi piacciono gli autobus. Non mi piacciono neanche i treni ma quelli, almeno, sono ben definiti come numero ed entità. Anche se c'è da aspettarli un'ora in più e se c'è da fare il viaggio in piedi con altri passeggeri sulle spalle, il treno arriva e quando arriva lo vedi. L'autobus invece è totalmente casuale, ci sono un certo numero di autobus che fanno un certo percorso ma le variabili in gioco (quantità di passeggeri, traffico, tempo atmosferico) sono troppe perchè si possa identificare davvero una cadenza regolare nel loro passaggio. Ma loro non se ne accorgono, sono arroganti a tal punto di pretendere di dare l'orario con la precisione del minuto: ma chi volete prendere in giro? Tanto per fare un esempio, nell'ultima mi esperienza la situazione è questa: l'autobus è segnalato per le 14:59 (perchè 15:00 è troppo sempliciotto) quindi io arrivo alla fermata alle 14:50, per andare sul sicuro. L'autobus si fa vivo sulle 15:15 e lo prendo cercando di capire se è quello delle 14:59 in ritardo o quello delle 15:29 in anticipo. In ogni caso, quell'autobus non ci dovrebbe essere. Questo poi perchè sono stato fortunato. Ci sono state volte che ho aspettato anche un'ora e dei sei autobus segnalati (uno ogni dieci minuti) non se n'è fatto vivo nemmeno uno. Quindi ho costruito un modello. L'autobus arriva in fermata in modo totalmente casuale ma dovrebbero essercene in media sei ogni ora, così dice il foglietto degli orari. Allora l'ho approssimato ad un fenomeno poissoniano con rate medio 6. In questo modo mi è stato possibile calcolare la probabilità di fare un certo numero di incontri di autobus nella mia fermata in un lasso di tempo che dura un'ora. Ecco i risultati (approssimati al continuo):
Si vede che c'è un picco di probabilità proprio sul 6, ovvero è molto probabile incontrare tanti autobus quanti ne sono stati segnalati dagli orari. È altrettanto facile vedere che la probabilità di non vedere alcun autobus (o uno solo) in un'ora, cosa che mi è capitata anche fin troppo spesso, è molto vicina alla probabilità di vederne quattordici, ovvero la probabilità di non vederene nessuno è uguale alla probabilità che, dal nulla, si creino otto autobus con tanto di autista e che questi passino tutti per la mia fermata. Ora, il buonsenso ci dice che quest'evento è impossibile o, almeno, alquanto improbabile, quindi dovrebbe essere altrettanto improbabile non vedere alcun autobus nella propria fermata. Eppure...

martedì 8 settembre 2009

L'importanza della vita

Cristo è morto solo da 2009 anni anche se le radici di quella religione (ormai frammentata in una miriadi di sottoculti) erano già presenti da prima. Molto prima. L'antico testamento risale a parecchi millenni fa e ancora quello è. Purtroppo, sebbene a volte rimanere saldati alle proprie idee e convinzioni è vantaggioso, in questo caso no. Il povero Ratzinger si trova a dover metter bocca sulle questioni etiche di cellule staminali, aborto, eutanasia, fecondazione assistita e clonazione senza avere documenti divini su cui basarsi. Questo perchè, mentre la Chiesa è rimasta fedele e bloccata sulle vecchie idee, il resto del mondo è andato avanti ed è cresciuto. Ora vi sono quindi questioni etiche, scientifiche, tecnologiche e culturali che al tempo della scrittura della Bibbia non erano nemmeno immaginabili (dall'uomo, visto che la Bibbia l'ha scritta lui, Dio credo le sapesse già. Altrimenti che cazzo di onnipotente è?). Brevemente, la storia dello sviluppo nei secoli e nei millenni.

Sarebbe quindi necessaria la scrittura di un terzo testamento in grado di prendere in esame gli avvenimenti degli ultimi duemila anni ma il problema che sorge è: chi dovrebbe scriverlo? Dio no, lui non scrive. Servirebbe un profeta ma, al giorno d'oggi, uno in grado di trasformare l'acqua in vino sarebbe profumatamente pagato dalla Tavernello per non parlare. Oppure sarebbe chiuso nell'Area 51 per accertamenti. La scelta successiva ricadrebbe sul Papa, massima autorità religiosa sulla Terra, anche se forse sarebbe un po' troppo di parte. Insomma, è facile riscrivere le regole della propria religione così, a piacimento. Soprattutto non sarebbe particolarmente conveniente in quanto sappiamo che la Chiesa ha un concetto di importanza della vita abbastanza personale.
Dovrebbe essere possibile stabilire dei parametri etici indipendenti quindi dalla Chiesa ormai inadeguata (se non si installa l'aggiornamento). Il problema è che nonostante l'evidente inadeguatezza, la Chiesa rimane ancora la principale forza politica del mondo, oltre gli stati ed oltre i governi. Basta guardare l'Italia: c'è Casini col suo partito bigotto. C'è Berlusconi che nonostante tutto riesce ancora ad intrattenere rapporti con la chiesa. Poi c'è gente tipo Rutelli, tipo Bondi (cristianissimo, e si vede, ma incapace di rinunciare all'esperienza del divorzio) e tipo la Santanchè (che farebbe di tutto per salvaguardare le nostre radici cristiane, anche ammazzare tutti quegli sporchi immigrati). Tutte le parti politiche sono infettate dall'etica della Chiesa semplicemente perchè è ancora un grande bacino di voti quindi conviene appoggiarla anche se non si condivide appieno il loro punto di vista (ricordiamo che Mele, quello dei coca-party con le zoccole brasiliane, era dell'UDC). Chi potrebbe allora valutare il vero valore della vita di ogni uomo in modo da poter sempre scegliere al meglio? Una volta scartati governi e religioni viene da pensare che la vita sia importante solo per le associazioni umanitarie, una delle tante. Anche qui è però possibile trovare una sorta di deviazione professionale che non distribuisce equamente l'importanza della vita rendendone alcune più importanti da salvaguardare rispetto ad altre.
Sembra dunque che la vita non sia un valore quantificabile in modo appropriato da nessuno su questa Terra. Forse per il semplice fatto che, avendo vita noi stessi, siamo di parte e difendiamo principalmente quelle che ci fanno più comodo (economicamente, politicamente, egoisticamente) fregandocene delle altre. Perchè dovrebbe avere importanza la vita di quello stronzo che mi ha sorpassato a sinistra ai centoquaranta a bordo del suo SUV lucido? Perchè dovrebbe avere importanza la vita del ballerino di tip-tap che abita al piano di sopra? Perchè dovrebbe avere importanza la vita di uno che neanche mi vota? Gli unici che ancora sono veramente impressionati ed affezionati al valore della vita sono gli animalisti che la difenderebbero ad ogni costo. C'è da spendere cifre esorbitanti per la benzina del motoscafo che serve ad andare ad ostacolare una petroliera? Si va. Tanto paga papà. Anche se, forse, anche in questo caso il valore della vita è giudicato in maniera abbastanza personale.

mercoledì 12 agosto 2009

Animali asociali, mali sociali

Basta con la baggianata solita che l'uomo è un animale sociale. Non ne ho mai sentita una più grossa. Il lupo è un animale sociale, ne metti due insieme e formeranno un branco che andrà a caccia di pecore. La pecora è un animale sociale, ne metti due insieme e formeranno in gregge che si farà sbranare dai lupi dopo aver oziato sui prati per mesi. L'elefentante è un animale sociale. Il cane. Il gabbiano. La formica. Il moscerino. Tutti animali sociali. L'uomo no. Avvicinare due uomini non porta mai a niente di buono. Se ne metti insieme due diventeranno amici solo nella speranza che l'altro gli faccia conoscere esemplari femmina con i quali raggiungere velocemente l'atto carnale. Se questa possibilità è esplicitamente possibile, una volta messi insieme ognuno dei due esseri umani inizierà ad escogitare un modo per ammazzare l'altro. Come fa quindi ad essere un animale sociale? Soprattutto quando vedendo che mettendo insieme più uomini assieme quello che nasce è il capitalismo, il PDL e la Lega Calcio. Niente di buono. L'uomo è più come il maiale, piuttosto: finchè c'è da mangiare sono tutti amici (si rotolano nel fango assieme, grugniscono dietro alla scrofa di turno e parlano dell'ultimo scudetto della Juve) ma appena il cibo finisce sopravvive solo quello più veloce a mangiarsi gli altri. No, l'uomo non è un animale sociale. Se proprio si è fortunati, mettendo assieme due uomini ne esce il Gay Pride. Ma in quel caso non si parla più di animale uomo ma di una singolare sua mutazione. In fondo, chi ha mai visto un essere umano con le piume di pavone rosa forsforescente al collo e la pelle dipinta da curiose tinte abbaglianti?

domenica 2 agosto 2009

Il sistemone che funziona

Il premio del Superenalotto si aggira sui 100 milioni di euro e noccioline, soldi che neanche esaudendo i miei sogni più estremi riuscirei probabilmente ad esaurire (diventare il Re del Mondo è un sogno estremo?) il che mi ha portato ad elaborare qualche teoria sulla ridistribuzione delle vincite. Soprattutto considerato che nessuno ha bisogno di una tale cifra che ne dicano i calciatori, i parlamentari o i cani di Cinecittà. Ridistribuiamo quindi. Le combinazioni totali del Superenalotto sono 622.614.630 (finalmente il corso di Probabilità e Statistica da i suoi frutti) che arrotondiamo a 622 milioni e che per pigrizia arrotondiamo ulteriormente a 600 milioni. Visto che due giocate costano un euro (tanto i sistemi del cazzo non servono a niente) uno dovrebbe spendere grossomodo 300 milioni di euro per giocare tutte le possibili combinazioni ed esser sicuro di vincere. Certo, la vincita sarebbe un terzo della spesa, ma vuoi mettere la soddisfazione? Per chi non disponesse di 200 milioni di euro da investire nella pura soddisfazione, ecco il mio metodo (un po' comunista forse, non me ne voglia il governo) per vincere un po' tutti. In Italia siamo 60 milioni, extracomunitario più extracomunitario meno e le giocate mediamente stanno sulle 100 mila. Poche. Il mio sistema consiste nell'assicurare la vittoria sicura a livello globale: ad ogni estrazione tutta la popolazione italiana deve giocare 10 combinazioni (per una misera spesa di 5€) diverse da tutte quelle giocate dagli altri (ci mettiamo poi d'accordo, con calma). In questo modo avremmo 600 milioni di giocate differenti, ovvero copriremmo tutte le possibili combinazione ed ogni settimana uno vincerebbe sicuramente il premio grosso (gli altri non mi interessano). Ora, chi intasca il premio grosso si tiene per se una particina, chessò, 5 milioni, ed il resto viene diviso tra altri giocatori (appartenenti a nuclei familiari diversi, non prendiamoci in giro) in spicchi da 3 milioni. Chi vince ha un piccolo bonus di 2 milioni, così, per per mantenere viva la soddisfazione della vittoria. Questo significa che se il montepremi medio si aggira sui 50 milioni avremmo ad ogni settimana 16 persone che ricevono una discreta sommetta. Ovvero come se, a parità di prezzo, ognuno giocasse 160 combinazioni per vincere una bella sommetta invece che 10 combinazioni per vincere tutto il malloppo. Una bella differenza di probabilità, dai. Altre regole: chi riceve il premio una seconda volta, fortunato lui, lo deve ancora dividere ma tra persone diverse. Chi ha già ricevuto una fetta dal premio di un altro non può riceverne una seconda finchè ci sarà qualche nucleo famigliare (e successivamente qualche individuo, terminate le famiglie) a non averla ricevuta. Quindi, se consideriamo 16 persone a settimana vittoriose, sono 16 nuclei familiari. Circa 850 all'anno. La probabilità per una famiglia di beccarsi una bella somma per sistemarsi aumenterebbe terribilmente. I guadagni dei gestori della lotteria sarebbero comunque alti (tutte quelle giocate ogni settimana) ed inoltre potrebbero partecipare al sistema. L'unico sistema che funziona. Se poi si partecipasse anche a tutte le estrazioni infrasettimanali la velocità di propagazione di soddisfazione per famiglie aumenterebbe proporzionalmente. Ma anche con una alla settimana va bene. Qualcuno potrebbe contestare il fatto che non tutti possono permettersi 5€ a settimana. La somma è circa 250€ annui, come raccimolare tale somma? Bene: non pagate il canone Rai, e già 100 e passa euro sono risparmiati. Tanto l'Isola dei Famosi la vince ancora il concorrente con gli attributi più grossi (cambia solo l'entità degli attributi a seconda se il concorrente è uomo o donna), Sanremo cercherà nuovamente di darsi un tono da anni '50 (gli anni '50 del diciottesimo secolo, intendo) e il Tg1 non diventerà un telegiornale. Vi ho svelato tutto, non c'è più il bisogno di pagare il canone. Rimangono da ragranellare 150€ per partecipare al mio sistema globale. Dove trovarli? Come volete. Disdicete l'abbonamento alle partite di calcio Mediaset Premium, disdicete l'abbonamento allo stadio, dateci un taglio con gli alcolici, dateci un taglio con le sigarette, dateci un taglio con caffè e brioche, dateci un taglio con la cocaina, dateci un taglio con le riviste inutili, fate come vi pare, 150€ all'anno si trovano. Aspetto vostre mail per organizzarci sulle combinazioni da giocare.

venerdì 19 giugno 2009

Tutti i numeri della democrazia III

Costruiamo un modello: 1 milione di voti distributi tra due fazioni, maggioranza ed opposizione, aventi ricevuto rispettivamente il 48% ed il 42% (con un 10% di dispersione di voti a partiti che non hanno superato lo sbarramento).
Allora, innanzitutto adattiamo le percentuali cercando di capire quali percentuali di seggi ottengono le due fazioni. Dobbiamo quindi trovare due percentuali la cui somma sia il 100% ed il sui rapporto sia lo stesso che hanno 48 e 42. Notiamo quindi che le due percentuali hanno un rapporto di 8/7, quindi cercare le percentuali di seggi significa trovare la soluzione a:
Allora, andando a calcolare, otteniamo che l'opposizione ottiene circa il 47% dei seggi mentre la maggioranca circa il 53%. In questa configurazione, se supponiamo di avere un Parlamento da 100 componenti, ogni parlamentare avrà lo stesso peso di ogni altro nella votazione totale in quanto ogni parlamentare (1% del Parlamento) rappresenta virtualmente il voto di 10.000 suoi elettori (1% della popolazione totale). Subentra qui però il premio di maggioranza, introdotto per garantire una maggior governabilità anche con sottili maggioranze. Allora i seggi vengono redistribuiti in 53+Δ alla maggioranza e 47-Δ all'opposizione. A questo punto si ha quindi la singolarità che voglio mettere in evidenza: la maggioranza ha ottenuto 530.000 voti ed ha 53+Δ rappresentati al Parlamento, quindi significa che ogni parlamentare rappresenta 530.000/(53+Δ) cittadini. Se supponiamo ad esempio un premio di maggioranza Δ=7, abbiamo che ogni parlamentare della maggioranza rappresenta circa 8333 elettori mentre, parallelamente, ognuno di quelli dell'opposizione rappresenta 11.750 elettori ovvero non tutti i parlamentari hanno uguale peso ed uguale potere di rappresentanza, divario che si ingigantisce se il premio di maggioranza Δ cresce (in questo caso è stato considerato pari al 7% dei seggi parlamentari disponibili). Il valore assoluto rimane immutato, infatti la perdita di valore dei singoli elementi della maggioranza viene colmata dal maggior numero (e viceversa per l'opposizione) ma questo significa che il mancato intervento o il mancato voto di un parlamentare dell'opposizione toglie voce a più cittadini di quanto non faccia quello di un parlamentare della maggioranza che invece, essendo in maggioranza, dovrebbero essere la voce dominante. Altrza interpretazione è che, se si considera un'elezione diretta di 10.000 elettori per un parlamentare, ci sarebbero parlamentari eletti che non vengono portati in Parlamento (per l'opposizione) e parlamentari non eletti che vengono portati in Parlamento (per la maggioranza). Altra prova che il sistema democratico traballa.